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I grandi del musical: Michael Kidd, da coreografo a star

Dopo aver innovato il genere da dietro le quinte, questo nome (dimenticato) di Hollywood ha affiancato colleghi come Gene Kelly. Cambiando il passo (letteralmente) della danza sullo schermo

Foto: Metro-Goldwyn-Mayer/Getty Images

Il nome di Michael Kidd non fa parte della memoria popolare, ma un vero cinefilo non può non conoscerlo, perché a quel signore si deve una delle più belle invenzioni del cinema. Gli appassionati di musical lo considerano un genio. Occorre contestualizzare. Nel 1953 la Fox produsse La tunica, che non era solo un colosso storico, era una rivoluzione dello spettacolo. La televisione stava togliendo spettatori al cinema, la vendita dei biglietti era drammaticamente caduta. Darryl F. Zanuck, il geniale tycoon della Fox, decise di offrire uno spettacolo più “vasto” ed esteticamente più ricco, così inventò il Cinemascope, che allargava appunto lo standard quadrato del piccolo schermo rivoluzionando tutto, primi piani e campi lunghi. La tunica fu il primo film nel nuovo sistema. L’invenzione funzionò. Il pubblico riprese a… uscire di casa.

Le altre major non potevano stare a guardare, così corsero ai ripari e allargarono i loro schermi. La Metro-Goldwyn-Mayer a sua volta si adeguò. Il nuovo standard, come detto sopra, stravolgeva l’estetica, e le Case dovettero adattare gli scenari e le sceneggiature. E così il musical dovette… ragionare su se stesso. Lo schermo del “quattro terzi” era perfetto per una coppia alla Fred Astaire-Ginger Rogers. Lo spazio quasi quadrato li seguiva e li conteneva nella giusta proporzione. Ma i produttori si accorsero che, nello schermo così largo, troppo spazio andava sprecato, con una percezione di squilibrio delle performance. Così fu necessario riempirlo, quello spazio. Ma l’operazione si presentò meno semplice di come sembrava. Fu quello il momento di Michael Kidd (1915-2007), nato Milton Greenwald da padre immigrato dalla Russia. Frequentò, ragazzino, la School of American Ballet di New York, una piattaforma nella quale avrebbero germogliato tanti talenti dello spettacolo. Si dimostrò subito “diverso”, sempre a riprovare e a inventare. In una performance del 1937, stupì tutti anche se non tutti lo capirono. Ma ci fu qualcuno, succede sempre, che invece… capì.

Aveva già vinto più volte il prestigioso Tony Award quando il grande Vincente Minnelli lo chiamò a Hollywood e gli affidò la coreografia di quel superclassico del musical che è Spettacolo di varietà (The Band Wagon). Tutti ricordano la canzone That’s Entertaiment, composta da Arthur Schwartz, cantata e ballata da Fred Astaire, Jack Buchanan, Nanette Fabray e Oscar Levant, che divenne il tema portante di quel grande affresco antologico che è C’era una volta Hollywood, titolo originale That’s Entertaiment, appunto. Su quel set Michael mise in campo tutti i registri di cui era padrone: per cominciare, le invenzioni composite dei quattro detti sopra, poi i passi e le movenze romantiche di Astaire-Charisse che ballano Dancing in the Dark, prediletta da Gene Kelly. E ancora il momento di danza classica della Charisse che fa Il lago dei cigni.

Ma l’anno del trionfo è quello dopo, il 1954, quando Stanley Donen chiama Kidd per Sette spose per sette fratelli. Il coreografo, facendo ballare i sette fratelli Pontipee, compone, come dice Frank Sinatra, il più divertente e travolgente balletto di tutto il musical. Trattasi di un mix di acrobazie, passi eleganti e salti mortali. Michael valorizza due attori completi. Il primo è Tommy Rall (Filidoro), atletico ma capace di trattenere la sua esplosività nella corretta eleganza; avrebbe avuto un successo maggiore in altre Case, la Metro era dominata da Kelly e Astaire. L’altro è Russ Tamblyn, più fortunato, più volte protagonista in futuro. Da ricordare la sua performance nel ruolo di Rif, antagonista di George Chakiris (il portoricano Bernardo) in West Side Story. I due acrobati ballerini non possiamo non ricordarli, passano tutti gli anni sul piccolo schermo nei giorni intorno a Natale.

L’anno dopo Kidd è attore co-protagonista, non solo coreografo, in È sempre bel tempo. In quell’occasione, inventò un balletto dove tre reduci di guerra ballano nella notte con il coperchio di un bidone infilato in un piede. Kidd riuscì a farli sembrare… eleganti. Va detto che i due partner erano Gene Kelly e Dan Dailey, altro attore completo, amato da John Ford. Nel 1958 firmò un titolo come regista, Il principe del circo, che ripropone il balletto Salud, che si rifà a Sette spose. E, ancora, Hello, Dolly!, con Barbra Streisand, diretto da Gene Kelly. L’Academy gli ha attribuito l’Oscar alla carriera nel 1997. Michael Kidd: sì, un grande dello spettacolo.

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