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I grandi del musical: il passo selvaggio di Ann Miller

L’attrice e ballerina irrompe sulla scena negli anni ’40 e, oltre a diventare una primatista del tip tap (500 passi al minuto!), porta una carica erotica e travolgente mai vista prima

Foto: Silver Screen Collection/Getty Images

La disciplina più importante nel musical, prima ancora del canto, è la danza. Le major – soprattutto la Metro-Goldwyn-Mayer, di gran lunga la regina del genere, con quel suo primato “più stelle che in cielo” – naturalmente coltivavano il ballo, assumendo i grandi specialisti del mondo. C’era la danza classica, quella acrobatica, quella etnica come il tango (argentino) e il valzer (viennese), poi ecco irrompere l’erotismo, col suo profeta Bob Fosse che, dopo i ruoli classici nei musical degli anni Cinquanta, con il suo All That Jazz – Lo spettacolo comincia (1979) introdusse i corpi (quasi) nudi e le movenze erotiche. Quel genere, da allora, sarebbe diventato il primo comandamento della danza nei musical, film e pièce.

E poi c’era il tip tap, che, nella sua semplicità “basica”, giocata e felice, continuava ad essere il ballo che più si addiceva al genere. Basti pensare ai due eroi giganti, Fred Astaire e Gene Kelly, padroni di tutti i generi, ma che la memoria del cinema rimanda, di getto, nei loro straordinari tip tap. Nel mio ultimo intervento su Eleanor Powell, Rolling ha estratto la leggendaria performance di Astaire che, in Balla con me del 1940, esegue il tip tap con la Powell nel classico Begin the Beguine di Cole Porter. Ed è proprio la Powell che offre lo spunto per l’evoluzione di quel ballo così importante e identitario. Eleanor, classe 1912, era stata il modello insuperabile. Erano gli anni ’30/’40, era la fase del bianco e nero. Danzò l’ultima volta in La duchessa dell’Idaho, nel 1950. Era doveroso, indispensabile che la Metro le trovasse un’erede. E la trovò, si chiamava Lucille Anna Collier, diventata poi Ann Miller.

Scatenata, frenetica, ipertalentuosa e, a sua volta, come Cyd Charisse, famosa per le sue gambe, era un’erede perfetta. Suo padre, Alfred John Collier, era un famoso avvocato penalista del Texas, e sua madre, Emma Birdwell, era di nobile discendenza Cherokee. E, certo, qualcosa di “selvaggio” alla Powell sempre sarebbe rimasto addosso. Un valore aggiuntivo del talento. A 13 anni era già in giro negli spettacoli. A 17 anni ebbe il primo contratto alla RKO, poi alla Columbia, infine, e non poteva che essere così, approdò nel palazzo dorato del musical, la MGM. Fu favorita, come a volte accade, da un incidente della protagonista, in quel caso Cyd Charisse nientemeno, che si era infortunata a una caviglia. Così Ann si trovò all’improvviso a far parte di un cast che presentava Fred Astaire e Judy Garland. Il film era Ti amavo senza saperlo, del 1948. La nuova arrivata si mostrò all’altezza di quei mostri sacri. Da quel momento, la Miller divenne la regina dello “spazio tip tap”, con un primato misurato in 500 passi al minuto, ma ben presto si impose in assoluto. Nel ballo, nel canto e nella recitazione. Ed è stata un talento longevo, come nessun’altra collega: si esibiva a Broadway a sessant’anni compiuti.

Per i numeri non c’è che l’imbarazzo della scelta. Stanley Donen regista e Gene Kelly coreografo in Un giorno a New York, 1949, costruirono a sua immagine e somiglianza il numero Prehistoric Man ambientato nel Museo di Scienze Naturali di New York (quello vero, non ricostruito), dove Ann è travolgente più di sempre, nella parte dell’antropologa Claire Huddesen. In Baciami Kate! (1953), versione secondo Hollywood della Bisbetica domata di Shakespeare, Ann irrompe in una stanza dove Cole Porter sta decidendo il cast col primo attore (Howard Keel), si scatena come al solito saltando su tavoli e sedie e… ottiene la parte. Nel Bacio del bandito, del 1948, la danzatrice non si fa mancare neppure l’erotismo, in un numero dove, in competizione con Cyd Charisse, cerca di sedurre Ricardo Montalbán. Ma con Ann Miller, se getti una rete, ciò che raccogli è sempre di qualità. Alta.

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