‘Hokum’ è la prova che Adam Scott dovrebbe fare più horror | Rolling Stone Italia
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‘Hokum’ è la prova che Adam Scott dovrebbe fare più horror

La star di ‘Scissione’ esplora toni più cupi del solito in questa storia di hotel infestati, folklore irlandese e una donna scomparsa. E gli riesce benissimo

‘Hokum’ è la prova che Adam Scott dovrebbe fare più horror

Adam Scott in ‘Hokum’

Foto: Lucky Red

Tutti hanno i propri demoni. Gli scrittori, bisogna ammetterlo, tendono ad averne più della media, e gli scrittori nei film? Lasciamo perdere. Sono praticamente il settimo cerchio dell’inferno. Hokum (nelle sale italiane con Lucky Red dal 5 agosto, ndt) vi offre un assaggio della narrativa di uno scrittore tormentato prima di presentarvi l’uomo dietro la tastiera. Un conquistador vaga in un deserto arido. Un bambino, con il viso ricoperto di sporco, arranca dietro di lui. C’è una mappa, che conduce a un tesoro (presumiamo), infilata in una bottiglia. L’unico modo per estrarla, a quanto pare, è rompere la bottiglia, ma con cosa? L’anima smarrita punta sull’unica cosa abbastanza dura da frantumare il vetro: il cranio del ragazzo. Sì, è, ehm… desolante.

L’introduzione è una finta – spoiler: questo non è un film sui conquistadores – ma serve a delineare lo stato d’animo tormentato dell’“eroe” della storia, singolarmente inquietante, del regista Damian McCarthy, incentrata su ciò che si agita nella psiche. L’autore di questo immaginario è Ohm Bauman (Adam Scott), e la scena che sta scrivendo in una notte buia e tempestosa è il culmine della sua popolare trilogia di romanzi su un guerriero spagnolo. I libri lo hanno reso abbastanza famoso da essere riconosciuto in pubblico, ma non lo hanno guarito dai suoi mali esistenziali. Due urne, con le scritte “Mamma” e “Papà”, sono posate sulla mensola del caminetto. Una scatola di legno contenente un revolver a canna corta sembra esercitare su di lui un fascino particolare.

C’è anche una foto sbiadita e sgualcita della defunta madre di Ohm quando era una giovane donna, in piedi accanto a una grande sequoia nella campagna irlandese. Ricordava che lei gli aveva raccontato che quello era un posto felice per lei. Così, nella speranza di trovare un po’ di pace, Ohm si addentra nei boschi dell’Isola di Smeraldo con le ceneri dei suoi genitori. Prenota una camera al Billbbery Woods Hotel, dove sua madre e suo padre avevano trascorso la luna di miele tanti anni prima. L’atmosfera è un misto tra un antico capanno da caccia e una pittoresca locanda per viaggiatori. Nella hall, l’anziano proprietario spaventa i bambini con storie su una strega che un tempo infestava quei luoghi. La suite della luna di miele è off-limits. È una lunga storia.

HOKUM di Adam McCarthy con Adam Scott | Trailer ITA HD

Il fatto è che Ohm… be’, oltre ad essere tormentato dai suoi problemi, è un po’ uno stronzo. Anche questa è una lunga storia, di cui Hokum alla fine si prende la briga di colmare le lacune. Tuttavia, questo misantropo prova una certa simpatia per Fiona (Florence Ordesh), la donna che lo accompagna alla sua camera e gestisce il bar dell’hotel. Poi accade qualcosa di tragico. Quando Ohm si risveglia in un ospedale un mese dopo, torna al Billberry. Il direttore (Peter Coonan) lo informa che il posto è ormai vuoto; stanno chiudendo per la stagione. Dice anche a Ohm che Fiona è scomparsa da diverse settimane. Inoltre, la polizia sta cercando un vagabondo (David Wilmot) che vive nella foresta vicina e che potrebbe sapere qualcosa su ciò che le è successo.

Il film precedente di McCarthy, Oddity (2024), ruotava attorno a un mistero, a una donna scomparsa e a vari eventi soprannaturali ambientati in corridoi simbolicamente in ombra e angoli bui; tuttavia, si trattava di quel tipo di film horror che, nel complesso, non riusciva mai a eguagliare la somma dei suoi jump scare. Questa inquietante rivisitazione di Shining dà l’impressione che lo sceneggiatore e regista irlandese abbia una migliore padronanza sia della tensione catch-and-release necessaria al genere, sia dell’equilibrio tra shock improvvisi e terrore che si accumula lentamente. Potreste ancora associare Scott alla commedia, anche se due stagioni di Scissione hanno più che dimostrato che sa addentrarsi in territori cupi e drammatici quando necessario. Hokum gli richiede di fare ampio ricorso a quelle particolari capacità, oltre a permettergli di esplorare l’aspetto meno accattivante del suo personaggio. Dovrebbe dedicarsi all’horror più spesso.

Il titolo, tra l’altro, fa riferimento all’opinione di Ohm sul folklore irlandese riguardo agli eventi soprannaturali che la gente del posto prende sul serio. Diciamo solo che la sua prospettiva sull’argomento cambia drasticamente prima dei titoli di coda. Vale anche la pena ricordare che gli spiriti malevoli spesso impallidiscono al confronto con i mostri più umani che ci circondano, anche se non bisogna mai sottovalutare una bella storia su vecchie streghe pazze e maledizioni secolari. A volte, quei demoni personali saranno la vostra rovina. Altre volte, invece, quei demoni potrebbero non essere così fantasiosi come vorreste credere.

Da Rolling Stone US