‘Glass Onion – Knives Out’: Daniel Craig, un giallo, stron*i ricchissimi… e meno sorprese | Rolling Stone Italia
Mystery Box

‘Glass Onion – Knives Out’: Daniel Craig, un giallo, stron*i ricchissimi… e meno sorprese

Il sequel di ‘Cena con delitto’ sa come intrattenere lo spettatore con un altro mystery, stavolta su sfondo greco. Ma, a dispetto del grande cast, sembra una scatola un po’ vuota

Daniel Craig alias Benoit Blanc con, sullo sfondo, Kate Hudson, Jessica Henwick e Leslie Odom Jr. in ‘Glass Onion – Knives Out’ di Rian Johnson

Foto: John Wilson/Netflix

Quelli di Netflix preferirebbero che i critici, i giornalisti, i commentatori assortiti e tutti coloro che perdono tempo su Internet per parlare di questo o quel film non spoilerassero i tanti colpi di scena di Glass Onion – Knives Out, l’attesissimo sequel (disponibile ora sulla piattaforma) di Cena con delitto, il giallo di tre anni fa con cui Rian Johnson omaggiava i classici alla Agatha Christie. È la speranza del regista stesso, considerato che, in questi casi, gran parte del divertimento sta proprio nel fare deduzioni e prendere false piste, fino alle rivelazioni finali. Chi si prende la briga di costruire un intrigo in stile, che so, Trappola per topi non vuole che nessuno rovini la festa, un po’ come un prestigiatore fa di tutto per non svelare i suoi trucchi.

Ma c’è oggi una linea molto sottile tra ciò che costituisce spoiler e ciò che invece non lo è, tanto che è difficile parlare di un film del genere senza rischiare di rovinare almeno qualche sorpresa. Perciò perdonateci se useremo la massima cautela: come lo strambo oggetto del titolo (letteralmente “cipolla di vetro”, ndt), la trama va maneggiata con la massima delicatezza, altrimenti si rischia di rompere tutto.

Un guru miliardario del settore tech di nome Miles Bron (Edward Norton, che si diverte un mondo a fare lo stronzo) sta organizzando la solita reunion coi suoi vecchi compagni di università. Tra questi ci sono Claire (Kathyrn Hahn), l’attuale governatrice del Connecticut alle prese con la prossima, ancor più violenta, campagna elettorale; Lionel (Leslie Odom Jr.), un ingegnere che lavora per la Alpha, una delle società di Bron; Birdie (Kate Hudson), una modella-barra-influencer che ha un suo marchio d’abbigliamento ma anche la “fedina social” sporca per colpa di vecchi tweet razzisti; Duke (Dave Bautista), il muscoloso volto di un canale YouTube dedicato ai motori con la fissa dei complotti e l’incapacità di gestire l’essere maschio oggi; e Andi (Janelle Monáe), l’ex socia di Bron che ha ferocemente litigato con lui dopo essere stata fregata in affari. Tutti sono dunque sorpresi che anche lei si presenti: Miles per primo.

Ognuno degli ex compagni di college ha ricevuto un elaborato rompicapo che vale come invito sull’isola privata greca di Bron, per quello che lui preannuncia come un incontro del tutto diverso dal solito. Questa volta, tutti saranno coinvolti in un vero e proprio gioco dell’assassino, organizzato da Miles nei minimi dettagli. Ci sono altri invitati, come la bistrattatissima assistente di Birdy (interpretata da Jessica Henwick) e la giovane fidanzata di Duke (Madelyn Cline). Ah, e c’è anche Benoit Blanc (Daniel Craig), il dandy dall’inconfondibile accento nonché il più grande detective sulla faccia della Terra. La cosa buffa è che Miles non lo ha invitato; qualcuno ha però fatto recapitare anche a lui quell’invito, con la speranza che lui accettasse. La brutta notizia è che se a partecipare a qualsivoglia gioco dell’assassino c’è anche un vero detective, quel gioco finirà molto prima del previsto. Quella buona è che, non appena i primi veri cadaveri fanno la loro comparsa, Blanc è la prima persona che vuoi avere sul luogo del delitto. La prima o, per chi ha commesso l’omicidio, l’ultima.

Non si può aggiungere molto altro, se non si vuole pestare qualche mina. Basta dire che tutti hanno almeno un buon motivo per voler morto il loro ospite, e che Blanc avrà un gran bel daffare. E con lui anche Johnson, che non usa nessun cliché del genere se non per rivoltarlo a suo piacimento. Lo aiuta il fatto che i gialli gli piacciono per davvero; sa benissimo come confezionare un mistero con tutti i crismi, e al tempo stesso però trova sempre il modo di rompere qualche regola e disattendere le aspettative dello spettatore.

Come accadeva in Cena con delitto, questo sequel di quello che potrebbe con tutta probabilità diventare un franchise prende il classico scenario (un posto remoto, meglio se esotico; un gruppo di personaggi variegatissimo; un cadavere; una serie di moventi plausibili) e ci sbatte dentro il buffissimo segugio di Craig, che però stavolta sembra decisamente più sovrastato dagli sviluppi che prende il caso. Parte del divertimento dell’originale stava non solo nel vedere l’attore creare un personaggio così memorabile mettendo insieme omaggi alla tradizione letteraria e trovate tutte sue, ma anche nel vedere come riusciva a usare quel personaggio così bizzarro per dare un senso a tutto l’insieme, e permettere a tutti gli ingranaggi di quella macchina di funzionare alla perfezione. Che fosse anche il grimaldello con cui Johnson tirava fuori, in piena era Trump, le ineguaglianze sociali e il decadimento morale delle classi più ricche… be’, quello era la ciliegina sulla torta. Ma mentre il film precedente non avrebbe funzionato, se al centro di tutto non avesse messo proprio Blanc, il sequel rende il suo ruolo un po’ superfluo. Si sarebbe potuto mandare qualsiasi altro investigatore a indagare su questo caso, e questo racconto di ricconi altrettanto moralmente esecrabili sarebbe stato ugualmente interessante.

Edward Norton tra Dave Bautista e Madelyn Cline e, sullo sfondo, Daniel Craig. Foto: John Wilson/Netflix

C’è una buona dose di divertimento anche in Glass Onion, insieme a qualche battuta tagliente e alla gioia di vedere attori entrare dentro personaggi scritti appositamente per essere sopra le righe. Il miliardario di Norton è evidentemente ispirato a moltissimi suoi simili nella vita reale, da Elon Musk in giù. E se qualcuno si è dimenticato del talento di Kate Hudson nel fare la svampita, questo film vi ricorderà tutte le sue doti da commediante screwball provetta. E se ancora, dopo titoli come Il diritto di contare e Moonlight, non vi siete accorti della versatilità di Janelle Monáe, be’: eccovi serviti. (La vera domanda, piuttosto, è: perché Leslie Odom Jr. viene spesso chiamato per grandi film corali e poi lasciato totalmente in disparte? Dopo il remake di Assassinio sull’Orient Express e I molti santi del New Jersey, anche qui il suo talento è del tutto sottoutilizzato.)

Ci sono anche dipinti famosi, imbrogli, e il gusto non solo di guardare persone belle e divertenti mentre prendono il sole o si aggirano per case di lusso, ma anche di vedere quelle stesse persone messe beffardamente alla berlina. Ma ovviamente l’effetto sorpresa del precedente svanisce un po’; e il tema della lotta di classe (e della rabbia sociale che sollevava) qui sembra usato in maniera più gratuita, rispetto a quanto Johnson aveva fatto nel primo capitolo. (Ed è una coincidenza che Glass Onion e The Menu, che per molti versi lo ricorda, siano arrivati a pochissime settimane di distanza.)

Ma torniamo a quegli strani rompicapi di cui dicevamo poc’anzi. Bron li ha disegnati perché fossero delle scatole cinesi molto chic, composte da una serie di indizi intelligenti ed ermetici che includono stereogrammi, partite a scacchi, conoscenza della musica classica e dell’astrologia, il codice Morse, la sequenza di Fibonacci e tantissimi altri enigmi. Gli invitati faranno una call tutti insieme per capire come aprirle; uno di loro, per fare prima, farà addirittura a pezzi la sua scatola con un martello. Una volta arrivati al cuore della scatola, levando tutti gli strati precedenti come se appunto fosse una cipolla, ciascuno di loro troverà l’invito vero e proprio. È difficile non paragonare Glass Onion a una di quelle mystery box. Tutto il divertimento sta nell’unire le forze e risolvere i vari giochini uno dopo l’altro. Quando finalmente arrivi alla fine, ti rimane però il sospetto che forse quella era davvero solo una scatola vuota.

Da Rolling Stone USA