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‘Finale a sorpresa’: la crisi del cinema non ha mai fatto così ridere

Penélope Cruz, Antonio Banderas e Oscar Martínez protagonista scatenati di una delle commedie più divertenti e intelligenti della stagione. Che, in realtà, racconta una storia triste, solitaria y final

Foto: Lucky Red

Il cinema che esce in sala è in crisi? Sì, e forse non c’è film (che esce per l’appunto in sala) migliore per dirlo di Finale a sorpresa – Official Competition, che da noi arriva il 21 aprile. Era in competizione ufficiale (pardon) all’ultima Mostra di Venezia, ne è uscito senza premi perché è una commedia e, si sa, le commedie non fanno palmarès impegnato. Ma è stato uno dei titoli che più hanno titillato giornalisti e pubblico, perché ha molta ironia e finezza, perché fa molto ridere, ma soprattutto perché descrive meglio di tutti la fine del cinema come lo conoscevamo, come in molti ancora lo vogliono – soprattutto sul mio feed di Facebook, praticamente un appello continuo e instancabile all’andare in sala: ci vanno solo per uomini ragni o pipistrelli, facciamocene una ragione.

Finale a sorpresa è il titolo italiano che spoilera fin troppo (l’originale è Competencia oficial), perché ovviamente è lì che si va a parare. Come si potrebbe altrimenti chiudere la scombinata vicenda della regista impegnata (Penélope Cruz) che ingaggia i due più noti attori latini, il divo popolare (Antonio Banderas) e quello colto (Oscar Martínez), e li fa scontrare, e li provoca, e li percula nel loro seguire uno il Metodo e l’altro la piacioneria; tutto questo per produrre, si spera, un capolavoro.

Però questo è anche un film sul cinema – genere adoratissimo dagli scribacchini come me che di questo si occupano – che parla, più di tutti e meglio di tutti, del cinema oggi. Il finale è, appunto, a sorpresa anche fuori dallo schermo: vinceranno (hanno già vinto) le piattaforme o qualcosa della più grande arte del ’900 è destinato a sopravvivere anche nel buio dei vecchi teatri? Saremo schiacciati dai contenuti o le competizioni ufficiali dei festival conteranno ancora qualcosa?

L’essere schiacciati è, simbolicamente, al cuore del film. C’è un enorme masso di pietra (vabbè, quasi) che è usato dalla regista diabolica per creare la debita tensione tra i due attori-primedonne durante le prove; ma è anche il segno, si capisce, di una fine imminente. Il bello di Competencia oficial è il suo modo di parlare, con l’estrema leggerezza delle commedie spiritose in senso etimologico, del cambiamento in atto in un’industria prossima (forse) alla fine.

Senza sottovalutare il sacrosanto dibattito in corso, dentro Finale a sorpresa c’è il discorso, dicevo, a proposito del cinema che finisce, e delle registe donne che si prendono (finalmente) la scena ma in definitiva non si comportano diversamente dagli uomini, e poi quello sulla crisi dello star-system, per non parlare delle produzioni sempre più spesso in mano a dubbi sponsor (quando va bene). È un film più politico di quanto si creda, più stratificato, più difficile, più cattivo. Un Chiami il mio agente! triste, solitario y final.

Se in Finale a sorpresa c’è una lezione, è che il cinema, soprattutto quello che parla del proprio ombelico, ormai lo devono fare solo quelli bravi, altrimenti non serve a niente. I registi-sceneggiatori Gastón Duprat e Mariano Cohn son due argentini strepitosi, avevano già firmato Il cittadino illustre e Il mio capolavoro, sempre a tema cortocircuiti tra arte e vita (nel primo la letteratura da Nobel, nel secondo l’arte), e sempre col feticcio Oscar Martínez e sempre presentati a Venezia.

Per il primo Martínez aveva vinto la Coppa Volpi, e l’avrebbe meritata pure a Venezia 78 ex aequo con Antonio Banderas, forse ancora più bravo perché autoironizza sulla leggenda di Zorro che è stato, che è ancora. Ha vinto invece la Coppa, all’ultima Mostra, Penélope Cruz. Con Madres paralelas del suo Pedro, ma vale un po’ anche per questo film, dove è scatenatissima. Quando il cinema lo fanno i più bravi, allora è ancora bellissimo, e forse non è ancora finito.

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