Rolling Stone Italia

Da Ana Mena a Shakira: gli effetti della ‘Sirenetta’ sulla gente

Il live-action Disney, per quanto un po' annacquato (pardon), ha riportato le creature leggendarie nella cultura pop. Risultato: sirene in tutti i luoghi e in tutti i laghi. Tra videoclip di tormentoni e non solo
Shakira nella cover del singolo 'Copa Vacía'

Foto: Stampa

L’unico tormentone di questa estate 2023 tormentatissima (pardon) che nel videoclip abbia un’idea – che sia UNA – è Acquamarina di Ana Mena feat. Guè. Ed è pure quello che piazza uno dei versi più instant-cult della stagione balneare (ci vuole pochino, ma tant’è): “Nel profondo del tuo sguardo / Vedo solo la malinconia / Di una lacrima stesa al sole” (e non chiedetemi perché, ma mi vedo Ana Mena con il viso segnato dalle lacrime à la Larmes di Man Ray). Un’immagine bellissima, cinematograficissima, l’elegia di una rottura quando invece tutti celebrano i limoni in riva al mare e i balli fino all’alba. L’idea, dicevamo: Ana Mena è una sirena che abbandona il mare per avventurarsi tra gli umani. Insomma, è ovvio che il live action della Sirenetta, per quanto annacquato (ri-pardon), abbia avuto i suoi effetti sulla gente, leggi sirene in tutti i luoghi e in tutti i laghi della cultura pop. A partire dalla musica.

E allora ecco la queen delle hit estive tra la Costa del Sol e il Mediterraneo, un po’ Daryl Hannah in Splash – Una sirena a Manhattan e un po’ Madonna cowgirl in Don’t Tell Me, che prima cerca di pettinarsi le lunghissime chiome con l’arricciaspiccia (per i profani: la forchetta) di Ariel, poi posa su una moto ad acqua (d’altronde siamo nel 2023) con la coda (per la cronaca: era vera e – pare – “strettissima”, come ha raccontato Ana Mena stessa) e infine cerca di imparare a camminare sulla terraferma con accenni di slapstick comedy. Tutto deliziosamente LOL, perfetto. Con tanto di Guè in versione urban-Sebastian: “Non lo nascondo / Nel blu profondo (splash) / L’ho detto, l’ho fatto (G-U-È)”, che è un po’ il nuovo “Tutto è bagnato è molto meglio, credi a me!”.

Altro tuffo, altra popstar in fondo al mar (oggi così). Shakira aveva teaserato l’uscita di Copa vacía feat. il connazionale Manuel Turizo con un verso di Parte del tuo mondo (dalla colonna sonora del cartoon Disney): “You want thingamabobs? I’ve got twenty” (“Vuoi un comesichiama? Io ne ho venti!”). E sbam: oggi è uscito il video dove debutta una chioma rosa da far invidia a Nicki Minaj e, ovviamente, l’indispensabile coda squamata. Shak però ci mette pure l’interpretazione ambientalista: la sua infatti è una sirena intrappolata tra i rifiuti, una versione Save the Ocean che però non si fa mancare docce sexy sotto la cascata insieme a Turizo.

A un certo punto la vediamo pure sotto vetro dentro l’acquario di casa: ciaone al femminismo, d’altra parte stiamo parlando di una che ha fatto dell’asfaltare Piqué una missione e che quindi può tutto. Già, perché pare che pure Copa vacía (letteralmente: bicchiere vuoto) sia una frecciatina all’ex fedifrago: nel pezzo infatti parla una donna che viene trascurata dal proprio uomo e che ne ha abbastanza: “Ho sete di te da un po’, non so perché, mi resta voglia di più, voglia di bere da un bicchiere vuoto”. Insomma, Piqué da principe azzurro si è trasformato in un pesce pagliaccio che ha abboccato all’amo dell’Ursula di turno, aka Clara Chia Martí. “La vita è piena di bollicine in fondo al mar!” (poi basta, giuro).

Se Ana Mena e Shakira non bastassero a testimoniare la rinnovata fortuna pop della Sirenetta & compagnia galleggiante, a sostegno della tesi c’è pure Dua Lipa in versione Barbie Sirena. Per ora abbiamo solo un character poster, diventato immediatamente meme virale al grido di “This Barbie is…” (geni quelli del marketing), dove la cantante sfoggia capelli blu elettrico, e il video di Dance the Night, dalla colonna sonora già (uso una parola bruttissima) iconica di Barbie, in uscita il prossimo 20 luglio. Ci aspettiamo grandi cose? Ovvio che sì.

E pare che lo tsunami abbia investito anche i nostri auteur. In questi giorni è stata svelata la trama ufficiale del nuovo film di Paolo Sorrentino: “La vita di Partenope, che si chiama come la sua città, ma non è né una sirena, né un mito. Dal 1950, quando nasce, fino a oggi. Dentro di lei, tutto il lunghissimo repertorio dell’esistenza […] Sempre in compagnia dello scorrere del tempo, questo fidanzato fedelissimo. E di Napoli, che ammalia, incanta, urla, ride e poi sa farti male”.

Partenope infatti è l’antico nome greco della città campana, che nasce proprio dalla leggenda narrata da Omero nel XII canto dell’Odissea: quando Ulisse decide di farsi legare all’albero maestro della sua nave per ascoltare il canto delle sirene senza caderne vittima, Partenope si suicida schiantandosi sugli scogli di Capri e trascinandosi poi dove oggi sorge Castel dell’Ovo. Il suo corpo si dissolve modellandosi nel paesaggio; immaginate il capo appoggiato sull’altura di Capodimonte ed il piede verso il promontorio di Posillipo. Ma, come detto, niente sirene per Sorrentino, almeno apparentemente. Grazie Alberto Angela, torniamo in studio.

Se però l’associazione con Napoli vi ha riportato alla mente la serie Rai Sirene, piccolo cult fantasy dimenticato starring Valentina Bellè nei panni di una sirena emersa dalle acque a Posillipo per evitare l’estinzione della specie, ecco, facciamo un appello: l’Italia non era ancora pronta a Ornella Muti nei panni della sorella cinquecentenaria di Ariel che professava l’inferiorità dei tritoni. “Sai come si trattano? A pesci in faccia”, dice alla nipote. Be’, è il momento del sequel, ora o mai più.

Iscriviti