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Compositori nei film: John Williams, gigante musicale del cinema moderno

5 Oscar (e 52 nomination) all’attivo. E poi il tema di ‘Guerre stellari’ e il sodalizio con Spielberg, che l’ha scelto per tutti i suoi capolavori. Storia di una colonna (non solo sonora) di Hollywood

Il violinista sul tetto, Lo squalo, Guerre stellari, E.T. l’extra-terrestre, Schindler’s List. Sono i film che hanno dato l’Oscar al compositore John Williams. A fronte di 52 nomination. Davvero non è poco. Significa che il musicista è il maggiore interprete della “vocazione” del cinema moderno. Il primo, Il violinista sul tetto del 1972, rappresenta una cifra diversa dagli altri, trattasi di armonia a sostenere una vicenda romantica, magari poetica, per la regia di Norman Jewison: il film era tratto da un musical di Joseph Stein che aveva trionfato a Broadway. Williams possedeva un tale background da poter affrontare tutti i generi e risolverli ad altezza… Oscar.

Poi nel cinema arrivò l’uragano Spielberg. L’autore che avrebbe dato un’impronta (persino troppo) profonda a tutto il movimento. Dunque un numero uno che scelse… il numero uno. Tutta la musica delle opere di Spielberg appartiene a John Williams. E se è legittimo dire che il regista è il più popolare e riconosciuto cineasta contemporaneo, il merito è, in buona parte, del compositore. Diciamo che – in termini non proprio simili, soprattutto di quantità, ma certo molto vicini – Williams sta a Spielberg come Morricone sta a Leone.

I segnali della predestinazione sono davvero precoci. A sette anni Williams è già alle prese con strumenti diversi, e sa gestirli, il pianoforte e poi i “fiati”. Il passaggio naturale è la composizione. La sua prima “uscita” ufficiale è una suonata per piano, che sarà il suo strumento identitario. Una base solida gliela fornisce la Juilliard School of Music di New York. In vista della sua predilezione, che ne farà quello che è diventato, si perfeziona studiando composizione a Hollywood. È pronto per il grande salto nel cinema, anche se in carriera non ha mai rinunciato a tenere concerti di “altra” musica. Sempre con grande successo. E ogni volta con almeno tre bis invocati dal pubblico. Nel 1983 arriva un riconoscimento ufficiale da parte della critica che lo nomina “re delle colonne sonore per film catastrofici.” È chiaro che a quella motivazione non è estraneo Steven Spielberg.

Un passo indietro. Nel 1973 Spielberg, assistendo all’Avventura del Poseidon, un titolo che ha fatto scuola nel genere, è colpito dalla colonna sonora, nominata all’Oscar, firmata da John Williams. Il regista sta preparando il suo primo film da sala, Sugarland Express, e chiama il compositore. I due non si separeranno più. Il regista ha dato modo al suo “coautore” – non è arbitraria questa definizione – di esprimere tutti i suoi talenti. In un editoriale precedente scrivevo che l’autore di colonne sonore «deve saper adattare gli strumenti alla tensione, al sentimento, all’amore, al sesso, all’epica, all’azione e all’avventura, al sorriso e alla risata, all’horror e allo spy, alla famiglia e alle generazioni, agli scenari d’Oriente, dei deserti, di Parigi e di Manhattan». Spielberg è un campione di tutti i registri e non è uno che si accontenti. Ma anche il suo musicista è un campione.

Alcuni modelli. In Incontri ravvicinati del terzo tipo (1977, nomination), gli alieni scendono da quella nave e incontrano gli umani, dopo essersi parlati attraverso note musicali. Non era facile, e Williams lo risolse con un’invenzione semplice e forte, di grande suggestione. I predatori dell’arca perduta (1982, nomination) è il capostipite dei quattro Indiana Jones, che è un racconto veloce, complesso e sincretico, devi vedertela con la storia, l’avventura, la mistica, e devi raccontare con ironia. Williams risolse con quella frase-ballata epica orecchiabile, ma che sfuma nelle diverse modalità della narrazione. Lo scenario dell’Impero del sole (1988, nomination) è la Shanghai occupata dai giapponesi nel 1937. Ed è la storia, vera, di un bambino inglese che deve salvarsi la vita fuggendo. Dunque Oriente, guerra, paura, avventura. Indimenticabile il momento finale, quando il piccolo ritrova i suoi genitori. Un Williams ultrasentimentale. E poi Schindler’s List (1993, Oscar). Impegno enorme, creare una musica sull’Olocausto. Impegno onorato. Un’ultima notizia: John Williams è uno degli artisti più ricchi del mondo.

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