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Come ‘Avengers: Endgame’ ha cambiato per sempre le regole di Hollywood

L’ultimo capitolo della saga dei Vendicatori chiude in bellezza l’ambizioso esperimento della Marvel. Ma che succederà adesso ai film con i supereroi?



Tutti sapevamo che l’avremmo visto. Certo che l’avremmo visto. Qualcuno di voi avrà contato le ore d’attesa per la prevendita dei biglietti, contribuendo a trasformare il weekend di debutto del film in un mastodontico mostro capace di guadagnare 1,2 miliardi di dollari. O forse siete andati controvoglia, lamentandovi di quanto tutti questi film non siano altro che un modo per prolungare la nostra adolescenza, e che seguire la pop culture sia diventato nient’altro che un secondo lavoro.

Oppure siete tra chi, con una straordinaria dimostrazione d’autocontrollo, ha deciso di aspettare che passasse l’euforia del debutto. Alla fine, però, tutti abbiamo visto questo film. Resistere era inutile. Non avete visto 21 pellicole, e un’infinità di titoli di coda per le ormai mitologiche scene extra, per niente. Questo è Endgame, amici. La fine.

Ok, il primo weekend in sala è passato. Questo film ha guadagnato un sacco di soldi, quindi un sacco di gente l’ha visto. Per questo daremo per scontato che anche voi che leggete questo articolo l’abbiate visto, e che gli spoiler non siano un problema. Se invece non vi siete ancora seduti al cinema, allora fermatevi adesso. Davvero, non la prenderemo sul personale.

Avengers: Endgame è tante cose: è la conclusione dell’Avengers Saga (o “Infinity Saga”), e la chiusura di un cerchio aperto con il primo film del Marvel Cinematic Universe. Per questo ci regala il climax finale della storia dell’uomo che ha dato inizio a tutto: Tony Stark ripete la sua frase più famosa – “I’m Iron Man!” – prima di salvare l’universo e abbandonarsi al sonno eterno. Endgame riporta in scena grossomodo tutti gli attori apparsi nel MCU per un’ultima grande battaglia, la cosa più vicina alla doppia pagina di un fumetto che abbiate mai visto in sala. È ricco di momenti commoventi, eccitanti e spaventosi, così come risate, morte, battute sulle chiappe di Captain America, il gruppo di supereroine che avete sempre sognato di vedere, un Hulk geniale che fa la dab e un Thor ciccione e con un problema con l’alcool. Endgame pareggia il record di finali de Il ritorno del Re – ci sono tante, tantissime scene conclusive – e, allo stesso tempo, ha l’audacia di non lasciarci con un colpo di scena, ma con un ultimo ballo, e una vecchia canzone jazz.

Non solo, questo enorme blockbuster segna anche la fine di una particolare era dei film di supereroi, un periodo di 11 anni che ha trasformato un sottogenere in un mostro che sta divorando tutti i multisala – e forse il cinema in generale. Quello che è iniziato come l’esperimento di Kevin Feige, presidente di Marvel Studios, ha radicalmente cambiato l’industria. Se il primo X-Men dimostrò che i film con i supereroi potevano essere seri, e la trilogia di Batman girata da Christopher Nolan che potevano essere super-seri, il Marvel Cinematic Universe ha dimostrato che possono essere qualsiasi cosa: azione, space opera, thriller, commedie cazzone, sitcom, fantasy con mitologie sterminate, tragedie shakespeariane e molto altro ancora. E finché tutto resta sotto l’ombrello di una singola azienda, allora largo alle avventure di migliaia di personaggi secondari.

Come se non bastasse, Avengers: Endgame vuole raccogliere tutte queste variazioni, e altrettante linee narrative, in un’unica pellicola onnicomprensiva. La prima mezz’ora del film sembra una truffa: il gruppo trova Thanos, l’essere viola che nel film precedente ha distrutto metà universo schioccando le dita e che ora fa l’eremita su un pianeta lontano, e scopre che ciò che ha fatto è irreversibile. Poi, uno dei membri del gruppo lo uccide. “Cinque anni dopo…” il nostro mondo è ancora in lutto. Alcuni personaggi hanno perso il controllo, altri hanno bevuto qualche birra di troppo, altri ancora hanno messo su famiglia. Tutti soffrono. Poi arriva Ant-Man, fa un discorso assurdo sul Regno Quantico e sui viaggi nel tempo, ovviamente riassumibili con la frase ragazzi, abbiamo ancora una possibilità. Lo scetticismo regna sovrano fino all’arrivo della scoperta scientifica decisiva che determinerà il ritorno della squadra di eroi – o meglio, di quelli che non sono diventati polvere nel film precedente. Questo ritorno darà vita a una serie di sottotrame tutte collegate a versioni alternative dei precedenti film del MCU. Il gruppo, per farla breve, deve rubare le gemme dell’infinito prima di Thanos. Gotta catch ‘em all.

Ricordate lo shock del finale di Infinity War, il fratello vecchio e depresso di Endgame, quando moltissimi eroi si sono disintegrati davanti ai vostri occhi? Ricordate il cinismo che avete provato guardando i titoli di coda e avete pensato: questa è una truffa. Pensate davvero di liberarvi del secondo supereroe più riconoscibile del mondo, e di quello che ha dimostrato che la diversità razziale funziona altrettanto bene anche al botteghino? Qualcuno diceva che il film guadagnava punti facili sfruttando una banale manipolazione emotiva, e che in realtà non c’era niente di grosso in gioco. Qualcuno troverà il modo di fare un grosso reset, di riportare tutto alla normalità, si diceva, e avremo altri sequel e altri film, che daranno vita ad altri sequel e altri film e prevedibile successo commerciale. Lunga vita al loop, presto in tutti i cinema della zona.

Ma è qui che Endgame differisce sia dal suo “gemello cattivo” che dal resto della famiglia. Sì, il film fa una sorta di reset. Ma la posta in gioco è altissima, come spesso succede quando i contratti delle star stanno scadendo. Questi sacrifici sembrano permanenti, e pare che dureranno a lungo. Alcune facce familiari tornano sullo schermo, altre escono dall’uscita secondaria. Testimoni vengono passati, e chissà chi saranno i personaggi che guideranno la cosiddetta “Phase 4” dell’universo Marvel. I registi Anthony e Joe Russo conoscono questo mondo, sanno come rendere queste storie interessanti e, allo stesso tempo, come farle progredire.

Non vi sorprenderà, quindi, scoprire che Endgame sfrutta la sua storia fino all’ultima goccia, così come l’enorme conoscenza della saga dei fan, per una serie infinita di battute ed easter egg. Non vi scioccherà sapere, invece, che a volte il film tende a crollare sulle sue numerose e illogiche linee temporali. Allo stesso tempo, però, riesce nel miracolo di rafforzare le fondamenta emotive di tutti i rapporti tra i molti supereroi in scena, a cui si aggiunge un nuovo giovane personaggio, così come un’altra frase a effetto (“I love you 3000”). Tutti sapevamo che le due cose sarebbero diventate la “pistola di Chechov” del terzo atto, ma le nostre intuizioni, purtroppo, non hanno reso il tutto meno devastante. Non bisogna sottovalutare quanto il pubblico si sia affezionato (anche inconsciamente) a questi personaggi, e agli attori che li hanno interpretati in cinque, 10 o 22 film. Anche se il Marvel Cinematic Universe non è, nonostante qualcuno osi affermare il contrario, il picco assoluto della cultura pop occidentale, c’è qualcosa di francamente impressionante nel modo in cui hanno gestito questa “saga” lungo tutti questi anni. Nessuno di questi film è perfetto – solo Black Panther ci è andato vicino. Ma grazie all’effetto cumulativo del franchise, e a una certa coerenza di fondo, tutte le storie arrivano a un finale meritato.

Ed è così che siamo arrivati al momento in cui possiamo provare a immaginare che cosa succederà ai film di supereroi dopo Endgame. Questo capitolo del regno Marvel si è concluso, lasciandosi dietro una cornice perfetta per chi vuole traslare l’estasi e le esagerazioni dei fumetti in un ecosistema di blockbuster. Ha spianato la strada a modi più complessi per utilizzare l’archetipo del supereroe – guardate Black Panther, o Logan e Wonder Woman, se vogliamo fare esempi fuori dal MCU, tre film che hanno sfruttato le pagine dei fumetti e i cinema in cui erano proiettati per parlare della nostra contemporaneità. Film che non esisterebbero senza quel tizio col martello magico, quell’altro con lo scudo a stelle e strisce e a quello nell’armatura metallizzata, gente che ha dimostrato quanto il pubblico fosse pronto ad accettare film lontani dal canone dei cinecomic.

Il MCU ha anche contribuito alla morte delle pellicole a medio budget e modificato la mentalità dei blockbuster, facendo sì che tutto, in questi anni, assomigli a una variazione della stessa formula vincente. Ha trasformato il film di supereroi nella lingua franca del pop a scapito di tutto il resto. Oggi, guardando i 25 film più redditizi di tutti i tempi (senza considerare l’inflazione), scopriamo che 11 di questi parlano di supereroi. All’orizzonte ci sono nuovi film di Black Panther, Spider Man e i Guardiani della Galassia; magari ora potranno reggersi sulle loro gambe, non più obbligati a legarsi a una storia più grande.
Presto saranno altri i film a contendersi la corona. Alcuni, come il sequel di Wonder Woman, suggeriscono che il futuro potrebbe riservarci qualcosa in più di un infinito elenco di copie di altre copie. Come gli horror o il western o la fantascienza, i cinecomic potrebbero superare i propri limiti, possibilmente continuando a guadagnare e rendere felici i dirigenti degli studios.

Che ci riescano o no, probabilmente li vedremo comunque. Con Endgame, Marvel ci ha dato l’inizio di una cosa e la fine… di qualcos’altro. Potrebbe essere un’evoluzione. Oppure un’involuzione. Ma in un modo o nell’altro, il gioco è cambiato per sempre.

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