Rolling Stone Italia

C’era una volta il… black: dopo Sergio Leone e Quentin Tarantino, largo a ‘The Harder They Fall’

Il film di Jeymes Samuel, prodotto da Netflix e Jay-Z, è un riuscitissimo pastiche che mescola spaghetti western e blaxploitation. E che sa creare un incredibile immaginario sonoro, oltre che visivo. Protagonisti Jonathan Majors, Idris Elba e Regina King

Foto: Netflix

«Questa è la storia delle voci che non abbiamo mai sentito prima. Questa è la prospettiva che non abbiamo mai visto in tv, mentre crescevamo…»
Shawn Carter/Jay-Z, musicista, cantante e produttore, a proposito del film The Harder They Fall

«Rufus Buck… Uomo o diavolo che sia, questo sarà il suo ultimo giorno tra i viventi!», sentenzia l’infallibile pistolero nero Nat Love (Jonathan Majors) agli uomini e alle donne della sua crew. Nat porta una cicatrice-marchio a forma di croce sulla fronte. Gli è stata incisa quando era ancora bambino, come un marchio di Caino, come battesimo orientato alla vendetta. Quello sfregio gli è stato fatto proprio dal bandito sanguinario Buck (strepitoso Idris Elba), dopo avere sterminato la sua famiglia. Questo è solo uno dei tanti frammenti dichiaratamente “leoniani” del nuovo western The Harder They Fall di Jeymes Samuel, prodotto da Netflix e da Shawn Carter, in arte Jay-Z, che firma anche un pezzo del soundtrack. Un titolo epico, che suona come un classico in bianco e nero degli anni Cinquanta con Humphrey Bogart (in italiano Il colosso d’argilla), ma ha molte più affinità con l’assonante The Harder They Come (1972), pellicola cult blaxploitation con il musicista e cantante giamaicano Jimmy Cliff. THTF ha per protagonisti diversi personaggi realmente esistiti, ma inseriti in un racconto totalmente di fantasia nel vecchio West. Nat Love scopre che Rufus Buck è stato liberato dalla prigionia e cerca vendetta insieme alla sua banda di fuorilegge. Riuscirà Nat a colpire Rufus?

Presentato in anteprima al London Film Festival, The Harder They Fall sarà visibile su Netflix dal prossimo 3 novembre. Imperdibile per tutti gli aficionados di western e, soprattutto, di cinema black, è diretto dal musicista e cantautore inglese Samuel, noto anche con il nome di battaglia di The Bullitts. L’artista londinese aveva già diretto un altro western, il mediometraggio They Die at Dawn (2013), con una fulgida Erykah Badu. Insieme all’amico e collega Jay-Z, Samuel è stato music supervisor e curatore della colonna sonora fantasmagorica del Grande Gatsby (2013) di Baz Luhrmann. Questo suo primo lungometraggio è un western “all black” (pochi, marginali e sfigatissimi i personaggi bianchi) dalle venature politiche e femministe. Le donne dai nomi pittoreschi, da Regina King-“Treacherous” Trudy fino a Zazie Beetz-“Stagecoach” Mary, sono tra le protagoniste principali, toste perfino più dei maschi. I neri si “riprendono” dunque il West, dopo che per oltre un secolo – salvo note eccezioni – il cinema li ha quasi completamente dimenticati.

Tra Quentin Tarantino, lo spaghetti western e i gangsta moviez

THTF è anche un grande omaggio allo spaghetti western. Cita, come detto, in particolare Sergio Leone. Fin dalla prima scena fa pensare a C’era una volta il West, mentre la liberazione di Rufus Buck da parte dei suoi sgherri “rozzi, sporchi e cattivi” ricorda l’assalto alla diligenza di Giù la testa. L’altro regista italiano il cui spirito aleggia nell’opera è Sergio Corbucci. Django (1966) è diventato un film fondamentale per la cultura black (in The Harder They Come, un pubblico di soli neri si entusiasmava davanti al vendicativo Franco Nero/Django). THTF ovviamente non è il primo western con protagonisti neri. Sidney Poitier diresse e interpretò Buck and the Preacher (Non predicare… spara!) nel 1972. Durante la blaxploitation anni ’70 la saga di tre film su “Nigger Charley” ebbe notevole successo nella comunità afroamericana. Negli anni Novanta, Posse (1993) di Mario Van Peebles diventò un piccolo cult. Di recente, c’è stato Django Unchained (2012) di Tarantino, in cui il personaggio di Corbucci “diventa” uno schiavo nero liberato, in cerca della propria sposa e di vendetta; ma anche Harriet (2019), con Cynthia Erivo nei panni della vera icona per la libertà Harriet Tubman. Va anche ricordato che il primo a dare un ruolo da protagonista a un personaggio di colore in un western è stato il maestro assoluto del genere, John Ford, nel magnifico Sergeant Rutledge (I dannati e gli eroi, 1960) con Woody Strode.

Mescolare di tutto: l’estetica del pastiche postmoderno sonoro, oltre che visivo

The Harder They Fall è un’opera eccentrica, ritmata, ipercromatica, a tratti lisergica, e dalle venature musical. I protagonisti spesso suonano, canticchiano, accennano un ballo o fischiano un motivo anche durante una sparatoria. Semplicemente magnifica, come era prevedibile, la colonna sonora firmata in parte dallo stesso regista-musicista, tra i suoi pezzi migliori: la ballata No Turning Around. Da un punto di vista cinematografico rilegge lo spaghetti western e il “negro western” anni ’70. Da un punto di vista musicale ogni suono fa parte del ritmo della scena stessa: il calcio di un fucile, ad esempio, battuto ritmicamente à la Stomp sulle assi del saloon-bordello può introdurre il ritmo di una scena-canzone. Samuel frulla e fa coesistere ritmi afrocaraibici e note folk, beat serrati e ballate melodiche, fischiate morriconiane e rap. In particolare troviamo l’hip-hop di Jay-Z, Jadakiss e Conway the Machine (King Kong Riddim) e il reggae di Barrington Levy (Here I Come, remixata dal regista). Convivono i ritmi del musicista-attivista nigeriano Fela Kuti e quelli dell’opera (il soprano sudafricano Pretty Yende canta Three and Thirty Years). Infine, la cantautrice maliana Fatoumata duetta con Ms. Lauryn Hill nella struggente Black Woman. Ha osservato Jay-Z: «Uno degli aspetti più entusiasmanti del film credo sia proprio la musica. A volte dimentichiamo quanto i film western abbiano segnato l’immaginario mondiale. I western hanno influenzato i musicisti dell’epoca e ora tanti musicisti hanno un impatto sul genere. Si chiude un cerchio».

Iscriviti