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(Breve) storia del cinema di fantascienza in 15 film

In occasione dell’anniversario della nascita di Isaac Asimov si festeggia oggi la Giornata Mondiale della Fantascienza. Il genere (letterario e cinematografico) che più di tutti, insieme all’horror, ha parlato del nostro mondo andando altrove

Foto: Movie Poster Image Art/Getty Images

È uno degli undici generi cinematografici codificati – e nonostante sia stato riconosciuto solo negli anni Cinquanta, il cinema di fantascienza esiste da quando esistono i film: basti pensare che il Viaggio nella Luna di Georges Méliès, col suo iconico proiettile sparato nell’occhio del satellite, risale al 1902 – e già conteneva tutti gli elementi tipici della categoria: sia tematici (il viaggio nello spazio, le creature extraterrestri, il futuro dell’umanità) che di forma (gli effetti fotografici ingannevoli, la forte dipendenza dal “trucco”).

Più che una fuga dalla realtà, come sosteneva lo scrittore e scienziato Arthur C. Clarke la fantascienza è infatti una fuga nella realtà: perché sebbene le astronavi viaggino lontanissime, chi le pilota si occupa di questioni annose e concrete: l’origine dell’uomo e il suo avvenire, le conseguenze dell’inquinamento e della xenofobia, il pacifismo e il dialogo tra popoli.

Non a caso – facendo da specchio alla società – negli anni Trenta e Quaranta le pellicole sci-fi si sono riempite di eroi (Flash Gordon) e mostri (la scimmia gigante Kong), riflesso delle paure di una nazione per l’instabilità politica e la bomba atomica, per le creature aliene potenzialmente pericolose e per il comunismo. Più si avvicinava l’Apollo 11, però, più si mitigava l’atteggiamento verso lo spazio, con una deriva filosofica (in Francia) grazie alla Nouvelle Vague di Jean-Luc Godard (Agente Lemmy Caution: Missione Alphaville) e François Truffaut (Fahrenheit 451).

Sarà poi l’epocale film di Stanley Kubrick 2001: Odissea nello spazio a fare da spartiacque nel 1968, spostando le pellicole di fantascienza dalla serie B alla serie A e aiutandole ad essere prese sul serio (anche economicamente). Alla fine degli anni ’70, diventano infatti popolari i blockbuster pieni di effetti speciali: da una parte la saga di Star Wars, dall’altra lo Steven Spielberg di Incontri ravvicinati del terzo tipo e E.T. – L’extra-terrestre, le prime pellicole che trattano gli alieni come creature con cui provare a parlare.

Nei film di fantascienza hollywoodiani spesso la “scienza” è in realtà una pseudoscienza che si basa principalmente sulla fantasia artistica piuttosto che sulle teorie scientifiche convenzionali. Per non parlare dei veicoli spazio-temporali, dei robot, i cyborg, i mutanti e i viaggi interstellari, delle distopie e (più raramente) le utopie. Eppure, sono stati e sono ancora oggi lo strumento per analizzare questioni politiche e sociali e filosofiche, come la condizione umana. Basta scorrere i 15 titoli di questa storia “al contrario” per convincersene.

Arrival
Denis Villeneuve2016 (on demand su Infinity)

Dodici gigantesche astronavi-monolito compaiono in altrettante regioni della Terra, mandando i Paesi sull’orlo di una nuova guerra mondiale. L’esercito americano allora arruola la professoressa di linguistica Amy Adams per capire come comunicare con gli extraterrestri… Non un film sugli alieni ma un film sul linguaggio, per il quale è stato disegnato un alfabeto di oltre cento logogrammi (dall’artista Martine Bertrand) consultando tre linguisti, una docente di sintassi e un esperto di fonetica. Fedelmente basato sul racconto Storia della tua vita di Ted Chiang, ha segnato l’ingresso nel genere sci-fi di Denis Villeneuve, a cui seguiranno Blade Runner 2049 e la saga di Dune. Ray Bradbury Award e Hugo Award per il miglior film di fantascienza.

District 9
Neill Blomkamp2009 (su Prime Video)

Il primo mockumentary candidato all’Oscar come miglior film è un’opera di fantascienza distopica, politica già dal titolo (District Six è stato un quartiere di Città del Capo da cui furono deportati 60mila abitanti durante l’apartheid). L’equipaggio alieno di una nave spaziale viene segregato in un campo profughi del Sudafrica per più di vent’anni, fra il 1982 e il 2010, finché una multinazionale non ne ordina lo sgombero. L’esordio dell’allora trentenne Neill Blomkamp (a cui Peter Jackson mise in mano 30 milioni di dollari per fare «qualsiasi cosa da regista») attinge all’infanzia del suo autore a Johannesburg, e mischia interviste fittizie, finte news e video delle telecamere di sorveglianza per esplorare il tema della xenofobia.

I figli degli uomini
Alfonso Cuarón2006 (su NOW)

Il tormento dell’estinzione umana passa anche per l’infertilità di massa, e già negli anni Novanta P.D. James aveva immaginato il Regno Unito del 2021 in costante spopolamento, perché gli uomini non producono più sperma. Alfonso Cuarón sposta la colpa sulle donne e la trama al 2027, in un stato di polizia al collasso (anche ambientale), dove l’ex militare dissidente Clive Owen è chiamato a scortare l’unica donna incinta del mondo – bramata sia dei terroristi che del governo – da Londra a un sito protetto nelle Azzorre. Anche in questo caso la metafora è politica, fra l’iperrealismo e i virtuosismi da record della fotografia di Emmanuel Lubezki: si rifanno a L’infernale Quinlan di Orson Welles, ma anche a La battaglia di Algeri di Pontecorvo.

Matrix
Lilly Wachowski, Lana Wachowski1999 (su Netflix)

I simboli della religione, il cyberpunk, la letteratura e le arti marziali si fondono con la filosofia – nello specifico, col mito della caverna di Platone – in quello che è il film di fantascienza più influente degli ultimi tempi, selezionato nel 2012 per la conservazione nel National Film Registry degli Stati Uniti. Ancora un futuro distopico in cui l’umanità è inconsapevolmente intrappolata in una realtà simulata creata dall’intelligenza artificiale (diremmo oggi). Un hacker, con lo pseudonimo Neo, scopre l’inghippo e si unisce alla ribellione contro le macchine. Si tratta anche della prima grande narrazione crossmediale: oltre ai tre sequel, le sorelle Wachowski hanno lavorato a fumetti, videogiochi e un film antologico animato, Animatrix.

L’esercito delle 12 scimmie
Terry Gilliam1995 (su NOW)

Già nel 1985 Terry Gilliam si era cimentato con la fantascienza retro-futuristica di Brazil: di quel film (ispirato a 1984 di Orwell) rimane l’incompetenza dell’apparato burocratico, qui gestito dagli scienziati, saliti al potere dopo che un virus ha ucciso cinque miliardi di persone. Mandano l’ergastolano Bruce Willis indietro nel tempo, dal 2035 al 1996, per scoprire la causa dell’epidemia; ma, al contrario di Terminator e Ritorno al futuro, lui non può modificare la storia. Peraltro, finisce per errore nel 1990 e poi nel 1917, e incontra un irriconoscibile Brad Pitt, che sarebbe stato candidato al suo primo Oscar. Basato sul cortometraggio di Chris Maker, il capolavoro La jetée (1962), il film cita esplicitamente un’altra pellicola: La donna che visse due volte di Hitchcock.

Akira
Katsuhiro Ōtomo1988 (su Netflix)

Adattamento del manga di Katsuhiro Ōtomo, che lui stesso adegua al grande schermo allontanandosi molto dal fumetto, segue da una parte le vicende cyberpunk di un motociclista e di un suo amico d’infanzia capace di telecinesi, dall’altra il caos nella metropoli di Neo Tokyo dopo la Terza guerra mondiale, iconografia post-atomica di Hiroshima e Nagasaki. Costato un miliardo di yen, è l’anime più caro della Storia, con 2.212 inquadrature, 160mila immagini singole, 327 colori e una colonna sonora che attinge al gamelan indonesiano e al giapponese. È considerato un capolavoro, e fu un successo mondiale: ha spianato la strada a Ghost in the Shell nel 1995 e a tutta l’animazione per adulti che sarebbe venuta dopo.

Blade Runner
Ridley Scott1982 (su NOW)

Adattamento del romanzo di Philip K. Dick del 1968 (appena ritradotto come Gli androidi sognano pecore elettriche?), il film è ambientato nella distopica Los Angeles del 2019, in cui il poliziotto in burnout Harrison Ford dà la caccia a un gruppo fuggitivo di esseri umani sintetici noti come replicanti. Esistono però sette diverse versioni della pellicola, con un solo final cut approvato da Ridley Scott, rimasterizzato digitalmente per il 25esimo anniversario. Le scenografie (candidate all’Oscar) descrivono un futuro high-tech ma in decadenza, allo stesso tempo esempio di cinema neo-noir e di cyberpunk. È diventato un cult anche grazie alle musiche di Vangelis, e ha avuto un sequel nel 2017 ambientato trent’anni dopo.

Alien
Ridley Scott1979 (su Disney+)

Dopo essersi imbattuto in un’astronave abbandonata su un planetoide inesplorato, l’equipaggio del rimorchiatore spaziale commerciale Nostromo si ritrova in una colonia alveare di qualche creatura sconosciuta, e disturba gli extraterrestri disegnati dall’artista svizzero H.R. Giger. Al momento della sua uscita, il secondo film di Ridley Scott ha ricevuto recensioni contrastanti, ma è stato un successo al botteghino e ha vinto l’Oscar per gli effetti visivi. Ci sono voluti anni perché la critica lo rivalutasse, e ora è considerato uno dei film di fantascienza e horror più influenti di sempre, grazie anche alla sua eroina in anticipo sui tempi: la Ripley di Sigourney Weaver. Nel 2008 l’American Film Institute l’ha votato come il settimo miglior film di fantascienza di sempre, ed Empire come il 33esimo miglior film.

Guerre stellari
George Lucas1977 (su Disney+)

George Lucas voleva fare un film di fantascienza sulla scia di Flash Gordon, ma fra riscritture, triardi e un budget limitato, tutti credevano che ne sarebbe venuto fuori un disastro. La storia segue un gruppo di ribelli a un Impero immaginario che vuole distruggere la Morte Nera, e quando la principessa leader viene catturata uno di loro si propone di salvarla apprendendo un potere metafisico noto come “la Forza”. Uscito inizialmente in poche sale, fu un successo immediato che incassò 410 milioni di dollari, un record fino all’avvento di E.T. – L’extra-terrestre. L’edizione del 20esimo anniversario ha modificato gli effetti, i dialoghi, le inquadrature e la musica di John Williams, aggiunta al National Recording Registry degli Stati Uniti nel 2004.

Solaris
Andrej Tarkovskij1971 (su GC Collection)

Andrej Tarkovskij lo considerava il meno riuscito tra i suoi film, eppure fu il suo titolo più visto fuori dall’Unione Sovietica, e contiene i temi e l’estetica della sua opera intera. Una stazione spaziale in orbita attorno al pianeta (immaginario) Solaris è in stallo perché l’equipaggio è caduto in crisi emotiva; uno psicologo allora vola a controllare la situazione, ma lì incontra la moglie morta anni prima… A differenza di 2001: Odissea nello spazio, di cui viene spesso definito «la risposta sovietica», non usa effetti speciali né gergo scientifico, non mostra il viaggio interstellare né alcun set futuristico. Tarkovskij, d’altronde, il film di Kubrick non l’aveva visto, ma aveva letto il libro di Stanisław Lem. Gran premio speciale della giuria al 25esimo Festival di Cannes.

2001: Odissea nello spazio
Stanley Kubrick1968 (su NOW)

Un monolito alieno appare sulla Terra in epoca preistorica e poi, milioni di anni dopo, sulla luna: emette un segnale radio in direzione di Giove, dove viene inviata un’astronave con a bordo scienziati, astronauti e l’intelligenza artificiale HAL 9000. Ma non sapremo mai nulla del suo significato, perché «se qualcuno comprendesse a fondo 2001», disse l’autore di fantascienza Arthur C. Clarke, «avremmo fallito». Quello che interessava a Stanley Kubrick era costruire un’esperienza non verbale, attraverso dialoghi centellinati, lunghe sequenze accompagnate da inconsueta musica classica e una riproduzione maniacalmente accurata del volo spaziale. Candidato a quattro Oscar, diede a Kubrick la sua unica statuetta, per i pionieristici effetti visivi.

La decima vittima
Elio Petri1965 (su Plex)

Il più interessante contributo italiano al genere l’ha dato probabilmente Elio Petri, in una versione ante litteram di Hunger Games scritta insieme a Tonino Guerra ed Ennio Flaiano (da un racconto di Robert Sheckley). Nel 2079, i membri di un club mondiale – accoppiati da computer – si danno la caccia fino alla morte in diretta tv; a Roma, all’ossigenato Marcello Mastroianni spetta il ruolo della vittima e a Ursula Andress quello del carnefice: peccato che stiano insieme. Guardando al futuro, Petri usa elementi e temi a lui contemporanei: il divorzio (all’epoca scottante), il ruolo del maschio seduttore, il voyeurismo dei media, la Pop Art. Il produttore Carlo Ponti, disinteressato alla fantascienza, sperava diventasse una commedia all’italiana.

King Kong
Merian C. Cooper, Ernest B. Schoedsack1933 (su RaiPlay e MUBI)

Prodotto e distribuito dalla RKO Radio Pictures, è il primo dei 13 film del franchise sulla scimmia gigante che viene catturata a Skull Island e che si ribella tentando di possedere una giovane donna in cima all’Empire State Building. Nonostante sia arrivato sugli schermi durante la Grande Depressione, fu un successo commerciale, e gli effetti in stop motion di Willis H. O’Brien hanno rivoluzionato il genere, ispirando anche il cinema giapponese cosiddetto kaiju per pellicole come Godzilla. Tra le sue eredità c’è il videogioco Donkey Kong del 1981, il remake di Peter Jackson del 2005 (non a caso ambientato nel ’33) e il MonsterVerse della Warner Bros. Rotten Tomatoes l’ha definito il più grande film horror di tutti i tempi.

Metropolis
Fritz Lang1927 (su Prime Video)

In un futuro dominato dalla tecnologia, masse di operai vivono sottoterra come schiavi per un ristretto gruppo dirigente; il figlio del padrone cerca di aiutarli, mentre uno scienziato crea un androide con le fattezze di una cittadina santificata… La trama «decisamente fiabesca» (come la definì lo stesso regista) risulta raffazzonata forse perché un quarto del film è andato perduto. Fu girato in due anni, con 37mila comparse e 5 milioni di marchi: un kolossal – scritto dal regista Fritz Lang con la moglie Thea Von Harbou – troppo ambizioso per avere successo, che segnò la fine dell’autore come regista espressionista. Diventerà un capolavoro in seguito, e nel 2001 sarà il primo film inserito nel Registro della memoria del mondo dell’UNESCO.

Viaggio nella Luna
Georges Méliès1902 (su MUBI)

Il più conosciuto fra i 520 corti dell’illusionista George Méliès è anche uno dei primi film di fantascienza della Storia, e forse il primo a contenere una sequenza animata: ci vollero tre mesi per girare venti minuti di pellicola e un budget di quasi 30mila franchi per coprire cantanti, acrobati, ballerine e scenografie con parti mobili. Un gruppo di astronomi reprime l’unico oppositore al piano di volare sulla luna, costruisce una nave spaziale a forma di proiettile e giunge sul satellite, dove abita un popolo col suo re. Dati i trascorsi politici dell’autore – contrario al movimento nazionalista francese del 1890 – sembra una critica al colonialismo. Nel 2002 è stata ritrovata la copia di una versione più completa, completamente colorata a mano.

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