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Bernardo Bertolucci era un genio provocatore, i suoi film ispirano ancora stupore


Il critico cinematografico di RS USA ricorda il regista italiano scomparso ieri a 77 anni

The Dreamers



La prima volta che l’ho incontrato, il regista e sobillatore Bernardo Bertolucci era alla ricerca di una parola e strofinava le dita come ad accendere il pensiero giusto. «Credo – come faccio a spiegarlo? – che la parola sia consistenza. Sai, è quando un film ti rimane in testa e passa attraverso a tutte le esperienze della tua vita. Vuol dire che ha una profondità. Politica. Sesso. Se sei fortunato, forse magia».

Bertolucci, scomparso lunedì 26 novembre a 77 anni, ha passato l’ultimo periodo della sua vita confinato su una sedia a rotelle. Tuttavia, la sua mente era ancora alla ricerca di qualcosa. La magia è in tutti i suoi film, dal primo La commare secca fino a Io e te. Entrambi sono girati in italiano, la lingua che l’ha nutrito prima da poeta, poi da poeta del cinema. Nessuno parla più di quei film. Leggete i necrologi ed ecco una carriera ridotta a un solo momento sensazionale: Marlon Brando e il sesso estremo con la troppo giovane Maria Schneider in Ultimo tango a Parigi. E quei nove Oscar vinti, compreso quello come miglior regista per L’ultimo imperatore, che ha girato nella Città Proibita dopo aver contrattato con il governo cinese. 



Per Bernardo Bertolucci il proibito è sempre stato attraente. Ma le sue conquiste vanno ben oltre l’oro di Hollywood e il sesso di Ultimo tango. Bertolucci sapeva meglio di chiunque altro come funzionassero i media, e che fosse amato o odiato non era poi di grande importanza. Provocatore in tutte le interviste, agitava la sciarpa e ammetteva di vivere attraverso i personaggi dei suoi film, persino gli assassini. Un marxista sperduto in quello che chiamava “il sogno comunista”, Bertolucci trovò il successo con il suo secondo film, Prima della rivoluzione, la storia di un giovane uomo che come il regista – all’epoca 22enne – era intrappolato tra passato borghese e idee politiche radicali.

Il conformista

Le due pellicole uscite nel 1970 – Strategia del ragno, su un ragazzo alle prese con la morte del padre leader della resistenza, e Il conformista, un capolavoro visionario che collegava fascismo e repressione sessuale – esplorarono a fondo queste passioni, e lo facevano con uno stile visivo lussurioso costruito lavorando fianco a fianco con il virtuoso della fotografia Vittorio Storaro. 



Il cinema di Bertolucci fiorisce di sottotesto sia nell’epica di 1900 che nell’immediatezza erotica di The Dreamers, ma è nel Conformista che c’è tutta la sua essenza. Dalla rigidità dell’architettura fino al passivo protagonista, Marcello Clerici (il meraviglioso Jean-Louis Trintignant), Il conformista è puro cinema. È il film da vedere (o rivedere) per capire questo artista così complesso. 



Ma chi lo farà davvero? In una carriera segnata dalle controversie, Bertolucci subì il colpo peggiore per il trattamento riservato a Schneider in Ultimo Tango – soprattutto nel girare la famosa scena dello stupro. È sembrato genuinamente ferito quando, dopo la morte per cancro al seno nel 2011, la stampa scrisse che l’attrice pensava di essere stata abusata da Brando e dal regista. Il suo commento alla vicenda – «Povera Maria, non ho mai avuto l’occasione di chiederle perdono» – non sembra valere molto nell’era di #MeToo. In un’intervista del 2013, Bertolucci disse che pensava che il sesso fosse simulato, e non le ha detto del burro perché «volevo la sua reazione di donna, non di attrice. Volevo che reagisse all’umiliazione». 



Non è una ragione sufficiente, e non lo sarà mai, per ingannare un’attrice nel girare una scena, qualsiasi scena. Bertolucci si porterà il senso di colpa nella tomba? Discutibile. All’inizio dell’anno criticò il collega Ridley Scott per aver rimpiazzato Kevin Spacey dopo che l’attore è stato accusato di aver abusato di alcuni ragazzi. Disse che Scott “doveva vergognarsi” per aver ceduto alla pressione pubblica, aggiungendo che avrebbe girato con Spacey anche subito. 



Bertolucci è morto con una reputazione maltrattata. Ma giudicando solo il suo talento, il potere e l’influenza dei suoi film rimane innegabile. Ispirano stupore. Quanto della sua arte nasceva dalla sua vita, quanto dal suo amore per il cinema, dagli anni di psicanalisi? I cinefili continueranno a farsi queste domande anche dopo la sua morte. Alla fine, forse quest’artista ribelle non avrebbe voluto altro.

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