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15 film che dovevano essere hit e invece sono stati flop

Da autori come Fincher e i Coen a divi come Johnny Depp e Brad Pitt, nessuno è immune ai fiaschi. Ma, da ‘Catwoman’ a ‘Morbius’, ci sono anche fallimenti meritatissimi. A qualcuno ancora brucia, altri si sono messi il cuore in pace: «Non stiamo salvando vite»

Johnny Depp in ‘The Lone Ranger’ di Gore Verbinski (2013)

Foto: Walt Disney Studios

Quante volte abbiamo evitato di vedere un certo film perché in qualche modo ci era giunto all’orecchio che, al botteghino, quello avesse registrato un clamoroso flop? Eppure, se c’è una lezione che dovremmo (finalmente) imparare, è che non sempre i deludenti risultati del box office sono indice di un pessimo prodotto, capace di rovinarci una serata. Anzi, talvolta sono quasi la spinta per decidersi a dare una chance a un film che, magari, poi si scopre avere tutte le carte in regola per essere definito bello, se non addirittura un cult. Anche se, a onor del vero, c’è un altro lato della medaglia; ed è quello che ci porta ad ammettere che, dietro tanti flop immeritati, ce ne sono altrettanti (se non di più) meritatissimi. Ma per fortuna c’è sempre chi la prende con filosofia, e a fronte dell’insuccesso commerciale (e non) si dice comunque fiero del proprio lavoro. E si mette il cuore in pace.

Il grande Lebowski (1998) di Joel ed Ethan Coen

Il cast è uno di quelli d’eccezione, con nomi del calibro di Jeff Bridges, John Goodman, Steve Buscemi, Julianne Moore e John Turturro; la regia e la sceneggiatura portano la firma di quei Joel ed Ethan che sono nientemeno che i fratelli Coen. Tuttavia, quando arriva sul grande schermo nel 1998, Il grande Lebowski lascia il pubblico e la critica sulla via della (quasi) indifferenza, portandosi a casa recensioni tiepide e punteggi mediocri. A fronte di un budget di 15 milioni di dollari, il film arriva a riscuoterne solo 18 milioni negli Stati Uniti e 27,8 milioni nel box office internazionale, registrando infine il risultato complessivo di 46,7 milioni di dollari di incasso. Una delusione, che però anni dopo viene spazzata via da una rivalutazione generale, tanto che oggi il film dei fratelli Coen è riconosciuto come cult.

Fight Club (1999) di David Fincher

La prima regola del Fight Club è che non si parla del Fight Club. La seconda regola del Fight Club è che non si parla del flop registrato al botteghino. Ma noi lo facciamo, perché il film del 1999 di David Fincher non solo è diventato un cult – nel 2008 è stato inserito nella lista dei 500 film migliori della storia secondo Empire, come Il grande Lebowski – ma è anche entrato nell’immaginario collettivo, al punto che oggi chiunque (o quasi) saprebbe coglierne i riferimenti. Costato 63 milioni di dollari, Fight Club ne incassa in totale solo 37, complice anche il dibattito innescato dalla critica, divisa tra amore e odio. Ma diciamolo: il film tratto dall’omonimo romanzo di Chuck Palahniuk non poteva che essere, alla fine, acclamato per quello che è. Un capolavoro.

Catwoman (2004) di Pitof

Esempio di clamoroso, ma giustificato, flop al botteghino, Catwoman si può riassumere in un solo modo: un disastro. Tanto che nel 2005 viene candidato in numerose categorie ai Razzie Awards – in pratica, l’equivalente degli Oscar ma per i film brutti – e che il celebre critico americano Roger Ebert lo stronca senza pietà, inserendolo nella lista dei film che ha detestato di più. A fronte di una produzione da capogiro di 100 milioni di dollari, ecco che Catwoman finisce per incassarne solo 82 milioni (circa), registrando una perdita che è il riflesso della bruttezza del film. Unica nota positiva: l’interpretazione di Halle Berry. O forse no, dato che anche lei si è aggiudicata il Razzie come peggior attrice.

I figli degli uomini (2006) di Alfonso Cuarón

A oggi è considerato (a ragione) una delle science-fiction più belle del nostro secolo, ma quando esce nelle sale nel 2006 il film di Alfonso Cuarón attira così pochi spettatori da mandare la produzione in perdita. Con un budget di 75 milioni di dollari, I figli degli uomini se ne rimette in saccoccia infatti solo 70, diventando uno dei maggiori flop mai registrati. E anche uno dei più immeritati, considerate anche le ottime recensioni della critica, sostenute nel 2007 da ben tre candidature agli Oscar e dalla vittoria di due BAFTA per la migliore fotografia e la migliore scenografia.

Warrior (2011) di Gavin O’Connor

La storia è quella di due fratelli, interpretati da Tom Hardy e Joel Edgerton (candidato all’Oscar come migliore attore non protagonista), che in un incontro di MMA portano su un ring tutto ciò che è, in fondo, il loro trascorso personale e famigliare. Certo, bisogna essere appassionati, se non di boxe, quantomeno di sport, ma il regista Gavin O’Connor con Warrior ha realizzato un capolavoro; che tuttavia floppa alla grande al box office. Costato 25 milioni di dollari, il film ne guadagna poco più di 23 nel mondo, e solo 13 milioni negli Stati Uniti. Ma una cosa è certa: chi decide oggi di non dargli una chance si sbaglia di grosso.

John Carter (2012) di Andrew Stanton

250 milioni per la produzione; altri 100 milioni per il marketing. A leggere queste cifre, quasi sembra impossibile che John Carter non sia un successo. E invece è entrato a gamba tesa nella lista delle più grandi perdite economiche della storia del cinema, registrando solo 284 milioni di dollari di incasso, e perdendone nel complesso circa altri 200 milioni. Che smacco per la Disney. Stroncata al botteghino, dalla critica e, per non farsi mancare niente, anche dal pubblico.

The Lone Ranger (2013) di Gore Verbinski

Altro film, altro budget da capogiro (anche qui: 250 milioni di dollari di produzione, più 100 milioni circa di marketing), altro flop per la Disney. Se pensavate che un attore come Johnny Depp riuscisse sempre e comunque ad attrarre il pubblico, come fa il miele per le api, dopo The Lone Ranger tocca ricredervi (e seguiranno altri fiaschi, da Transcendence a Mortdecai). Portando a casa nel complesso suppergiù 190 milioni di dollari, il film del regista Gore Verbinski registra due primati: quello di essere annoverato oggi tra i più grandi flop mai visti e quello di essere considerato da pubblico e critica una vera schifezza. In compenso, è stato nominato agli Oscar 2014 per i migliori effetti visivi e il miglior trucco. Magra consolazione? Diciamo.

Tomorrowland (2015) di Brad Bird

«Ti allieta mentre inciampa»: così il critico cinematografico Peter Travers commenta su Rolling Stone USA il film del regista Brad Bird. Con un budget di 190 milioni di dollari, il box office registra un incasso di soli 209 milioni in tutto il mondo, facendo sì che Tomorrowland costi alla Disney (ancora una volta!) una perdita stimata tra i 120 e i 150 milioni di dollari, tra produzione e marketing. Un colpo bassissimo, che arriva rasoterra quando anche il pubblico fa una cosa che, diciamolo, verso Tomorrowland è pure giusta: bocciarlo senza pietà. A ulteriore conferma che neppure George Clooney può dove un film brutto non può.

Ghostbusters (2016) di Paul Feig

Ma esiste qualcuno a cui sia piaciuto Ghostbusters? Non quello del 1984, è chiaro (guai a chi lo tocca): intendiamo quello del 2016 dove il team di acchiappafantasmi è tutto al femminile, mentre Chris Hemsworth prende le telefonate e porta pasticcini. I numeri: 144 milioni, il budget di produzione; poco più di 229 milioni, quello incassato al box office; 300 milioni, il break even (leggi: punto di pareggio tra entrate e uscite) fissato. Per non parlare di tutto il marketing tra social e ospitate televisive, che fanno sborsare un bel gruzzoletto alla Sony. C’è da dire che le avvisaglie di un flop c’erano tutte: bastava solo prestare più attenzione a quanto era successo su YouTube, dove il trailer del film aveva collezionato tanti dislike da diventare il nono video con più “non mi piace” sulla piattaforma.

Justice League (2017) di Zack Snyder

Non ascoltate chi vi dice che Justice League è stato un film di successo: a dire il vero, non lo è stato affatto. Se si considera poi di cosa stiamo parlando – la quinta produzione del DC Extended Universe –, il deludente risultato al box office diventa un boccone ancora più amaro da buttare giù, per i fan e non. Con 300 milioni di dollari di budget, il film è riuscito infatti a incassarne solo 658 milioni (circa) a fronte di 750 milioni necessari per assicurarne i guadagni, registrando una perdita totale intorno ai 60 milioni. Flop giustificato? Diremmo proprio di sì, considerato che, a seguito dell’allontanamento del regista Zack Snyder, la Warner aveva fatto pressione a Joss Whedon affinché terminasse la produzione in fretta e furia. A quel punto, il film di Snyder non esisteva più; al suo posto, un vero e proprio pasticcio cinematografico, degno di un manuale su cosa evitare.

Blade Runner 2049 (2017) di Denis Villeneuve

Un bruco che diventa farfalla: così come fu nel 1982 per il primo Blade Runner, ecco che nel 2017 anche Blade Runner 2049 è dapprima tenuto a distanza, e poi ammirato con straordinario stupore. A questo punto viene da chiedersi se sia una prassi legata al soggetto, o se ci sia un’iniziale incomprensione della qualità cinematografica di fondo. Fatto sta che anche questa volta il botteghino segnala un clamoroso flop per il film di Denis Villeneuve, non raggiungendo il punto di pareggio stimato a 400 milioni, con un incasso di 259 milioni. «È lento. Lungo. Troppo lungo», dice Ridley Scott. Sarà, ma a noi (pubblico) e a loro (critica) alla fine è piaciuto, perché è un film bello. Troppo bello.

Ad Astra (2019) di James Gray

Povero Brad Pitt. Non bastava sorbirsi i cazziatoni per l’iniziale flop di Fight Club; vent’anni dopo doveva beccarsi pure quelli per l’insuccesso commerciale di Ad Astra. Il box office non mente sul fiasco: 87 milioni di dollari il budget, 133 milioni l’incasso. In altri termini: una perdita che, per la Fox, si stima intorno ai 30 milioni di dollari. Eppure, per la critica il film di fantascienza di James Gray non è affatto male, considerato quello che è: l’ennesima epopea spaziale. Per quanto riguarda il pubblico, invece, non solo è l’ennesima epopea spaziale; è soprattutto una noia… mortale.

The Last Duel (2021) di Ridley Scott

The Last Duel è una chicca targata Ridley Scott. Ciononostante, nel 2021 il flop arriva, e colpisce come un pugno in piena faccia non solo i sempre-vincenti Matt Damon e Ben Affleck, ma anche (e soprattutto) Ridley Scott, che non la prende affatto bene (anche se in quella stessa annata si rifà con House of Gucci). Lo scorso novembre, infatti, durante un’intervista del podcast WTF with Marc Maron, Scott incolpa il pubblico di millennial riguardo l’insuccesso del film, dicendo: «Sono stati cresciuti con questi fottuti smartphone. Non vogliono che gli sia insegnato nulla, a meno che non gli sia detto sul cellulare». Condivisibile o meno, ciò non toglie la realtà del box office: un incasso di poco più di 30 milioni di dollari a fronte di un budget oltre 100. Ed è un vero peccato, perché The Last Duel meritava molto, molto di più.

La fiera delle illusioni – Nightmare Alley (2021) di Guillermo del Toro

Che colpo basso per Bradley Cooper. Ma più di tutto, che colpo basso per Guillermo del Toro, il cui thriller (noir o non noir, questo il dilemma) viene colpito e affondato portando a casa 37 milioni di dollari, con un budget di 60 milioni. C’è chi dice sia stata colpa della fascia di pubblico a cui era destinato (per intenderci: quello che, complice la pandemia in corso, preferiva stare a casa); c’è chi scommette sia stato per l’uscita in concomitanza di Spider-Man: No Way Home. Chissà. Quel che è certo è che La fiera delle illusioni è stato un flop al box office non immeritato: immeritatissimo. Anche perché, al di là della validità del film, «un regista come Guillermo, che ci regala immagini realizzate con amore e passione, non ha solo bisogno del nostro sostegno: lo merita». Così non parlammo noi, ma Martin Scorsese al Los Angeles Times.

Morbius (2022) di Daniel Espinosa

Il 2022 non è ancora finito, ma già ci sentiamo di decretare il vincitore per il peggior flop dell’anno: Morbius, il cinecomic targato Sony e basato sull’omonimo personaggio Marvel interpretato da Jared Leto. Stroncato al botteghino (163 milioni incassati, contro un budget di 75 milioni) ma anche dalla critica (con recensioni su Rotten Tomatoes che vengono definite “comicamente terribili” da Variety), il film del regista Daniel Espinosa è riuscito a ottenere un solo giudizio positivo: quello di Daniel Espinosa stesso. In un’intervista a Insider, il regista ammette: «Cerco sempre di concentrarmi sul miglioramento. Ma sono anche orgoglioso di quello che faccio. Ci sono parti in tutti i miei film di cui sono davvero orgoglioso». Buon per lui, anche se l’approccio che preferiamo è quello dell’attore Matt Smith, che con Rolling Stone UK ha tagliato corto sul flop dicendo: «In fin dei conti è un film, non stiamo salvando vite».