X Factor 2026, le pagelle delle seconde audizioni: ha vinto Napoli | Rolling Stone Italia
Arricreiamoci

X Factor 2026, le pagelle delle seconde audizioni: ha vinto Napoli

Abbiamo sentito voci notevolissime, una sorta di Backstreet Boys coreanapoletano neomelokpartenopop, sosia canori di Jacques Brel e un pezzo, ‘Brianza Country’, pronto per ‘Mai dire X Factor’

X Factor 2026, le pagelle delle seconde audizioni: ha vinto Napoli

Patrizia Napolano alle Auditions

Foto: Virginia Bettoja

Se non fossero così lunghe, le puntate delle auditions sarebbero le più belle, ma anche le più statiche. Si dovrebbe sperimentare di più, aggiungere qualche giudice a latere o come un tempo agli home visit dei “consulenti” (ancora ricordo i fratelli D’Innocenzo, che, ripeto, non avrebbero più dovuto lasciare la trasmissione). Ti emozioni, ridi, scopri, ma ne esci anche esausto.
E poi, alla lunga, tutti perdiamo lucidità. Noi spettatori – voglio i Klem e Napoli sotterranea al Maradona, per dirne una – e pure i giudici.

Vale anche per le valutazioni negative. Su Luna Esmeralda Rizzi, Lucrezia Bacocco e Miriam Belfiore ad esempio, non so che dire. Non do voti perché hanno talento, ma non hanno capito neanche loro chi sono. La prima è metal punk ma porta, cantandola bene, l’aria Bella del Notre Dame di Cocciante (che se la faceva al quinto live giù applausi per il coraggio, peraltro), la seconda fa jazz in modo barocco ma bene, la terza teatro musical canzone con un suo inedito al limite dell’involontaria goliardia.

Ecco, per dire, perché Luna l’han fatta fuori e Miriam si è salvata?
Ok, forse la sto prendendo troppo sul serio. Alla fine sono sensibile anche io, come direbbe Irama. Una cosa è sicura: ha vinto Napoli.

  • VOTO 10

    Patrizia Napolano

    Papà Nicola, senti, sediamoci un attimo. Tu non tieni una figlia, tu tieni una bomba nucleare. L’ultima volta che sono caduto dalla sedia ascoltando una cantante era decenni fa, ero al Locale a Roma e una ragazzina di nome Giorgia tirava fuori dalla sua bocca mille voci incredibili. Le sapeva fare tutte. Patrizia non lo so, ma Bang Bang è quello che ho sentito nel petto, nello stomaco, ovunque. Ha iniziato con l’acceleratore a tutta, non ha mollato una nota, in un pezzo difficilissimo non ha sbagliato niente e cosa cazzo è quel timbro, pure spinto con un flow al limite del paranormale.

    Come direbbe la mia grande maestra di vita, Julia Fiona Roberts da Smyrna, “mi si sono aggrovigliate le budella”. Due volte. Ascoltandola (e sì, riascoltandola, su Now Tv non ho resistito a tornare indietro), poi quando ha telefonato al papà rimasto a casa a vendere il pesce e che tiene una paura esagerata che quel mondo possa far male alla sua bambina (ma se lo mangerà lei, Nicò). Lei racconta e lui le dice “per me sei sempre la numero 1 a papà”. Ora Patrì, niente scherzi. Non mi fare che c’hai solo un bang bang nel tuo arsenale. Io qui voglio un caricatore di mitragliatore pieno. Anzi, un deposito di munizioni.

  • VOTO 9

    Manuel Gargano

    Che canna questo ragazzo. Se ti innamori muori di Noemi è una canzone pericolosa: perché lei canta benissimo e perché ha un’enfasi che sfocia nella retorica come testo. Lui mette su un’interpretazione che approfitta di un timbro che lavora su più registri, non palesa alcuna paura del palco, ha pure un carisma tenero e cazzuto. Tanto che nel dialogo con Irama quello figo sembra Manuel. E poi uno che ringrazia un giudice per “la musica tua” ha capito tutto. Moriamo dalla voglia di capirti, Gargano. Ora scusate, vado a piangere a dirotto per il suo abbraccio col papà (che, mito vero, sdrammatizza dicendo “tu avrai abbracciato Irama, io ho abbracciato Giorgia”: sei tutti noi frà).

  • VOTO 8,5

    Klem e Napoli Sotterranea

    Non so ancora cos’ho visto, sentito, ballato. Sono troppo belli nella loro spudoratezza musicale, nello stare in scena con coreografie che sono così antiche da essere modernissime, corteggiano il trash e corrono verso la gloria con una cosa che se la racconti vorresti scappare ma se la ascolti diventi una specie di Backstreet Boys coreanapoletano neomelokpartenopop. Sento di volerli come migliori amici, di sperare che i The Jackal li mettano nei loro prossimi video e che Liberato compaia al loro primo live (sono sicuro che gli è piaciuta la loro cover mash up). Vi prego ragazzi, non fate che è l’unico colpo in canna che avete, che io con voi voglio arrivare fino almeno alla semifinale che so che mi farete arricreare.

  • VOTO 8

    Alice Fregoso e Maria Sara Costanzo

    Brave, bravissime. Ma quante se ne possono prendere? La prima ha un timbro pulitissimo, da manuale, ha un’intensità interpretativa e una tecnica notevole, nonostante i suoi 18 anni occupa il palco con sicurezza. La seconda fa troppi virtuosismi, ma Amandoti dei CCCP la cambia senza massacrarla, anzi dandole una sua profondità. Ma quante soliste puoi prendere, quante virtuose che possono occupare lo stesso spazio? Se hai Patrizia Napolano quante altre caselle ci sono per questo tipo di cantanti? Sarebbe un peccato non portarle avanti e allora un consiglio ve lo do ragazze, anche se è registrato e quindi è già successo. Che sia a futura memoria per le concorrenti dal 2027 in poi: prendete i 4 sì nella vostra comfort zone, ma dalla seconda uscitene a gambe levate.

  • VOTO 7,5

    The Scraffs

    Il cantante è un Fabio De Luigi tascabile. C’è pure il mio nuovo idolo, Randall the Vandal, se va male con la musica, la strada della comicità non è da escludere. Rock The Casbah va detto è un bel rifugio, ci dimostri che non sei scarso ma non è detto che se la sfanghi sei bravo (e, diciamocelo, il frontman è stato diligente, da 7, non ha sbagliato nulla ma neanche ci ha fatto smutandare). Però insieme stanno bene, se li vedi in un locale ti fermi sicuro a sentirli perché sanno che fare con gli strumenti in mano. Certo è che alla prossima devono mostrare pure altre armi. Per ora ci facciam bastare e avanzare i Clash.

  • VOTO 7,5

    Paola Iezzi

    Paola, passi che trovi sexy Irama, lo trovo pure io un figo. Ma ora dire anche che l’accento veneziano sia sexy è sintomo di una parafilia importante, quando poi si accende lo sguardo per il gemello diverso, è un attimo che rischi di risvegliare il social media manager di Pornhub. Così il Maybe Tomorrow di Nicola Trois più che una canzone diventa una promessa (di limonare, ça va sans dire). Poi arriva l’accento francese dello studente transalpino a Forlì e pure lì si sdilinquisce. Dopo “basta che respirano”, lei inaugura “basta che parlano”. Detto questo come dice lei Spiritello Porcello, nessuna.

  • VOTO 7

    Salvatore Picone

    You are so beautiful, Sal. Dolce nella tua goffa ingenuità, in quell’amicizia adolescenziale che fa mozzare il fiato (a chi rimane dietro le quinte, tenerissimo, con quel pugnetto stretto) difesa dalla battuta di Jake; maturo e sicuro al piano, appena rimani solo tu, i tasti e tutto il mondo fuori. Se la porta a casa nonostante un inizio con il freno a mano tirato, prendendo poi sulle spalle uno dei Joe Cocker più strazianti con un pezzo che ha fatto la storia della musica ma pure del cinema. Se davvero è pure polistrumentista dall’infanzia e se trova un giudice che sa scegliergli bene i pezzi altro che Tartaruga Ninja.

  • VOTO 6,5

    Martina Cerutti

    What Is It About Me è un pezzo sopravvalutato (sì, uccidetemi). Lei ha una sua presenza scenica, delicata ma decisa, una vocalità importante e qualche soluzione interessante nei passaggi giusti, persino una tecnica solida, e a 19 anni è tanta roba. Deve stare attenta però, perché qui a X Factor di cantanti (donne, soprattutto) come lei ne sono passate e sono le prime a perdersi, troppo prese ad arroccarsi nel loro talento e diventare alla fine troppo prevedibili. Ora che sappiamo che sei brava, fai la punk.

  • VOTO 6

    Nicola Trois

    Riesce a cantare bene nonostante la freddura di Gabbani sul suo nome (fratello, mi chiamo Sollazzo, a me comunque è andata peggio, se ti consola). Ci va giù di mestiere con gli Stereophonics, ammicca chitarra e voce almeno quanto è languido con la cadenza veneziana quando non canta. Sa il fatto suo, ma il dubbio che l’andar di sottrazione sia un modo per sembrare più bravo senza rischiare niente c’è. Però, se anche fosse, è un segnale d’intelligenza: le auditions sono il posto in cui ti basta andare avanti, è forse l’unica performance in cui non strafare. Soprattutto alla prima tornata.

  • VOTO 6

    Hålo

    Non capiremo mai perché alcuni concorrenti vengono condannati dalla fenomenite dei giudici che dopo aver fatto passare scappati di casa rari, diventano più severi e rigorosi di Abbado con tre teenager che dimostrano di sapere cosa fare. Certo portano dei Negramaro difficili da personalizzare – anche se la seconda parte non è banale nella loro versione, se non ti distrai – e il batterista già lo vedo in un film indie americano rubare una parte a Paul Dano (merita un 10 per la faccia che fa alla freddura atroce di Gabbani, la peggiore della serata). Ma non si potevano non risentire, anche se per sgrezzarli servirebbero Mika o Manuel Agnelli. Nostalgia canaglia.

  • VOTO 5,5

    Timothee Bonnardel

    A un concorso per sosia canori di Jacques Brel, Brel è arrivato terzo. Tim secondo. Fosse una gara di imitazioni sarebbe perfetto. Poi canta e suona quello che gli piace e funziona (perché non si è data la stessa possibilità a Luna Esmeralda Rizzi? Lo so, la smetto, è passato mezzo cd). Anche se a quel punto pare Cocciante che fa una cover. Se fossi a una scuola di canto applaudirei, a X Factor un po’ sbadiglio. La domanda è: ma uno così come lo smonti? Perché devi proprio riscriverlo tutto.

  • VOTO 5

    Gabriele Zagaria

    Era una gran bella idea mettere dentro a Shallow un pensiero proprio: in fondo nasce, quel pezzo, come un dialogo che nella sua splendida musicalità e nell’interpretazione cerca di raccontare qualcosa, l’essenza di un cult. La parola quindi è fondante e fondamentale, e in una cover prendere in mano il testo e rivoltarlo, anzi rivolgerlo a sé, era quasi filologico. E poi Gabriele è adorabile. Però nella vocalità non esce mai dai bassi, non alza il ritmo, non trova quell’ascesa vertiginosa che faceva sembrare persino Bradley Cooper un cantante. E nella scrittura, si rifugia in un’ingenuità che sembra quasi uno di quegli esperimenti di IA canora.

  • VOTO 4,5

    Francesca Capurro

    Il k-pop all’italiana poteva essere pure una bella intuizione, anche perché nasceva da un’esperienza diretta. Poi parte la canzone e sembra di essere in uno di quei brutti musical che infestano molti teatri italiani, ottimi ammortizzatori sociali per compagnie che meriterebbero miglior fortuna nell’agricoltura, figlie non di rado di scuole che sfornano disoccupati poco intonati. Francesca ci mette tutto l’impegno, è naturalmente simpatica, ma il pezzo è di una bruttezza cristallina. Mote Mote.

  • VOTO 4

    Desperados

    Brianza Country è la mia canzone dell’anno. Make Brianza Great Again potrebbe diventare il mio primo tatuaggio. Brianza Country ue pirlaaaa e risottìn! è la strofa definitiva. Un giorno dovremmo prendere il coraggio a due mani e fare il C Factor, il musiComedy factor. Solo canzoni, musica, performer e testi improbabili. Anzi, no. Lo chiamiamo Mai dire X Factor: una bella competizione parallela ai live, il Razzie dei talent. Se X Factor va il giovedì su Sky e Now, e il martedì e mercoledì successivi in chiaro su Tv8 e Cielo, allora che so, mettiamolo di venerdì. In seconda serata, quando l’alcol del fine settimana che è nelle sue prime ore è bello in circolo. Freemantle, non aver paura di sbagliare una trasmissione, non è mica da questi particolari che si giudica una società di produzione. Una società di produzione la giudichi dal coraggio, dall’altruismo (verso questi scappati), dalla fantasia (del sottoscritto). Il nuovo show Sky Original sta arrivando, me lo sento.

  • VOTO 3,5

    Letizia Migliore

    Quel sorriso e i primi tasti pigiati sul piano ci avevano fatto ben sperare. Poi sbaglia tutto quello che è possibile sbagliare. Anzi, pure di più. “Ho 17 anni, ci ho provato” è una confessione, più che una giustificazione. Certo è che sembra non conoscere il genere che porta su un palco già poco incline ad esso, il timing come direbbe Gabbani è tutto sballato, stona con brio e pur essendo brutalmente tagliata dal montaggio tu vorresti comunque che finisse il prima possibile. Ho capito cosa provano i miei compagni di squadra quando gioco nella nazionale scrittori. Però che bella questa incoscienza e inconsapevolezza. Ricorda Gabbani quando fa le battute sui Duran Duran.

  • VOTO 3

    Andre&Dave The Sales Sisters

    Perché andare a X Factor? C’è The Voice Senior. Il cantante è meglio come stand up comedian, ed è tutto dire. Il fischio sgonfio del compare è la mazzata finale, più ancora dell’inedito che ha la melodia di Ma che freddo fa. Per fortuna il cantante non si è accorto di nulla, ma almeno ci dà l’opportunità di scoprire che pure Irama ha dei tempi comici. Che bello quando hai un sogno e riesci a non svegliarti nemmeno quando suona l’allarme antiaereo.

  • VOTO 2

    Anastasia Manfroni

    Da cantautorato pop per definire un’epoca fino a Brava di Mina usata come metodo di eutanasia – il sospetto è che con quella voce poteva prendere 4 sì con il 97% delle canzoni prodotto nel globo terracqueo, invece decide di mettersi alla prova con la Mina più assurdamente geniale e imbattibile – verrà ricordata alla voce “come non affrontare una audition di X Factor”. Quando poi per giustificarsi dice “per me l’importante è sperimentare” sembra Amorim che spiega le sconfitte del Milan con il vittimismo passivo aggressivo.

  • VOTO 1

    Emanuele Pirone

    Amico, se metti la maglietta War Machine e poi porti uno degli inediti più brutti della storia di questa trasmissione un po’ Shabadabadu sei tu. Il tuo look è migliore della tua canzone, ed è tutto dire. E poi usare la nobile parola quaquaraqua – alta letteratura (e soprattutto cinema) – per mascherare un sessismo da osteria, anche no.