Da giovedì si fa sul serio. E pure se 13 a tavola portano sfortuna, ai Live i concorrenti che si batteranno tra loro saranno 12+1. Già, perché grazie a Škoda e agli autori (e forse pure a queste pagelle che reclamavano da anni un ruolo più attivo di sua maestà Giorgia) la conduttrice e condottiera potrà “ripescare” due eliminati tra cui il pubblico dovrà sceglierne uno (è tutto sul sito di X Factor, per chi volesse cimentarsi in questo cambio di regolamento). Un bel colpo di scena proprio sul finale che verrà svelato però solo tra sette giorni. Il cuore mi direbbe Kora, ma a naso Giorgia potrebbe scegliere la sua omonima che di cognome fa Cappelletti e magari Angelo Caianiello, per la passione per il rap che ha mostrato con discrezione anche in uno degli ultimi album. Sarà interessante scoprirlo.
Per ora in corsa ne abbiamo 12, rispetto al passato nessuna eliminazione scandalosa o ammissione improbabile, ma è anche vero che a queste Last Call molti sono arrivati sottotono. Comunque Francesco Gabbani si porta ai live Alice Fregoso, Giacomo Calò e gli Scraffs; Jake La Furia Martina Cerruti, Alex Fontana e Veronica Bruganelli; Paola Iezzi Manuel Gargano, Mad Dog e Chiara Guerrini; Irama, unico a far fuori il suo X Pass, Danny Anania, Le Distanze e Patrizia Napolano.
- VOTO 10
Camilla Guerini e Patrizia Napolano
Camilla fa scattare in piedi i suoi avversari già “seduti” in una standing ovation. Una roba che non si vede quasi mai. Continuiamo a far finta di credere che non si sia mai esibita prima di X Factor, ma fa paura per quanto è brava. Portare Raye, con Where Is My Husband, rischiava di essere il più spettacolare frontale mai visto in una Last Call. E invece tira fuori una parte di lei che non immagini, non sbaglia nulla e si diverte come mai prima d’ora. Se migliora a questo ritmo in finale duetta con Giorgia. Ah Irama, il palco se l’è mangiato. Da ferma. Che è pure meglio.
Patrizia Napolano fa Aretha Franklin e non sbaglia neanche una virgola. Neanche un acuto laddove chiunque si sarebbe schiantato. Papà Nicola, comincia a fare l’abbonamento a Sky perché nei prossimi due mesi per vederla dovrai accendere la tv. Io non so come certe voci non abbiano sfondato le nostre finestre già da anni.
- VOTO 9,5
Martina Cerruti e Elia Ballancin
Martina è una che è andata sempre meglio, da dolce e apparentemente insicura si è trasformata in tre esibizioni in una soul woman già formata, in una voce che anche nella stessa canzone – e River lo dimostra ampiamente – va dove vuole, al semitono, al centesimo di secondo. Jake sa che lei è l’unica delle voci femminili che può fare quello che vuole. E lo farà. E glielo farà fare.
Che Elia fosse un fenomeno era abbastanza chiaro. Che fosse un personaggio pure, tanto che ai Bootcamp sembrava quasi ricattarci con quel suo standing da contadino che cerca moglie. Però lui è un personaggio, non fa il personaggio (come invece Camilla Tradardi, per dire) ed essendosene accorto che rischiavamo di amare più lui che il cantante ci porta A mano a mano che avrebbe fatto applaudire pure Rino Gaetano. E che apre pure una finestra su chi, al di là del broncio seriale. Il problema è che A mano a mano è la classica esibizione trappola: più la fai bene, più dimostri che X Factor non è il tuo.
- VOTO 9
Matteo Markus Bok e Danny Anania
Fa pure il beatbox il Bok. Dopo il ballo, gli urletti, il bicipite in bella mostra canta da dio Bruno Mars, si diverte e, pure se sembra un cosplay di Tony Manero che incontra uno dei Bee Hive, va bene lo stesso. Impostato al limite del cringe quando parla, persino quando saluta il pubblico, quando si esibisce ci fa cadere la mascella a terra. Sembra anche divertirsi da matti. Gabbani voleva farlo fuori, invece si è dovuto ricredere e gli ha quasi rovinato i programmi. Non abbastanza, purtroppo, e ci perde il buon Francesco che lo capisce quando Teo mostra gli attributi e gli dice che suona la chitarra in piedi, con un tempismo da grande attore. Ci mancherà, poteva davvero essere qualcosa di diverso e sorprendente proprio perché non avevamo capito quanto fosse versatile. La migliore Last Call, un’eliminazione ingiusta.
Danny è un talento naturale. Ha ragione Irama quando dice che la sua voce la riconoscerebbe e riconosceremmo tra mille. Ma soprattutto sa essere felice mentre canta e pure mentre canta qualcosa che ti scartavetra il cuore. Quando canta diventa pure bellissimo. Però, però Irama lo sceglie per il motivo sbagliato. Ora sta a lui non diventare una sua copia. La sua è stata la classica prova che chiameremo “colpo di reni”. Non doveva sedersi lui, ma ha cantato benissimo e se l’è presa con i denti la sedia.
VOTO 8,5Giorgia Cappelletti e Angelo Caianiello
Let Her Go, ai live, volevo dirlo alla prima nota così soavemente grattata della stalker di Irama. Di tutte le voci femminili è la più interessante, spezzata, originale. E allo stesso tempo è un timbro che lei sa governare e (speriamo) preservare, perché ci vuole nulla per perdersela e se fosse così, sarebbe come perdere i superpoteri, cosa resterebbe? Non lo sapremo, perché Jake la lascia a casa, speriamo per gelosia verso Irama. Perché se lo ha fatto per motivi che ritiene validi serve un otorino al nostro eroe e giudice preferito. Comunque Giorgia, ce la farai. Non piangere e fatti rimpiangere. Sei grande.
E sei grande pure tu Angelo, hai proprio fatto un extrabeat da dio, sul pezzo capolavoro di Emis Killa, non cannandolo neanche quando sembrava inevitabile perché se ci ha mostrato qualcosa in queste Last Call è una grande tecnica. E soprattutto lo hai indossato alla perfezione il pezzo, Angelo, c’eri tutto tu in quelle parole, nel modo in cui hai fatto cantare pure gli occhi. Però ora promettimi che se Giorgia non ti ripesca farai un provino per Matteo Garrone o i fratelli D’Innocenzo che io quella faccia devo vederla al cinema.
Breve considerazione: sia Giorgia che Angelo pagano l’essere stati scelti dal giudice sbagliato per loro (abbastanza folle che Bruganelli e Gargano gli siano stati preferiti). Continuo a pensare che i primi tre eliminati dovrebbero essere dati a Giorgia come quinto giudice. Vincerebbe tutti gli anni.
- VOTO 8
Nicola Trois e Alex Fontana
Tu hai capito Trois. Se l’era giocata tanto male ai Bootcamp, sembrava un bluff. Poi porta One degli U2, che è una sceltaccia – troppo pop, e comunque difficile, ma il suo talento non è nel pescare i pezzi – però la suona bene e con grinta e intelligenza, la canta alla grande pur se con qualche piccola discontinuità, ma dandogli una pasta particolare senza tradire l’originale e si diverte pure di più, si scioglie. Ragazzo, scusa, mi sa che avevo sbagliato. Ma paraculo rimani, continua a esserlo fuori da X Factor (si è rinunciato a te troppo in fretta Nic, forse per gli inciampi precedenti).
Alex porta gli Strokes e li canta con quella sicurezza con cui, con trent’anni di ritardo tiene addosso quei pantaloni di pelle che siamo sicuri non si toglierà in albergo, li squaglierà direttamente con il calore provocato dal golfino. Io ancora non ho capito come fa con quella nonchalance a tirar fuori quella voce, quel senso del ritmo di chi rischia il fuori tempo con ogni parola e poi doma come in un rodeo qualsiasi pezzo. Fontana, sei ipnotico, sei il mio pesce palla. E che bravo Jake a scommettere su di lui.
- VOTO 7,5
Giacomo Calò e Manuel Gargano
Lewis Capaldi pensano di saperlo fare bene tutti, però è come una carbonara: tutti sanno metterci uova e guanciale, poi falla quella cremina senza che diventi frittata e senza far diventare troppo croccante il secondo. Ci vuole una mano, un tempismo, una perfezione d’esecuzione che non è di tutti. Giacomo parte piano e poi si mangia tutto e tutti. La meno meglio delle sue interpretazioni finora, ma è da podio della serata comunque. E questo già dice tutto della sua bravura.
Manuel per il suo Olly secondo me è da sufficienza abbondante. Poi fa a cappella gli Oasis senza paura e con un’enorme faccia tosta e rimette tutti a posto. Si inchioda alla sedia in quel preciso momento, pure oltre i meriti e le prospettive che ha nella gara, perché fa capire che ha dentro non solo la canzone italiana ma anche una duttilità e un coraggio non comuni.
- VOTO 7
Neyja e Chiara Ludovica Giorgi
Mi aspettavo di più da loro che facevano i Rage Against the Machine. Se la cavano bene, ma c’è qualcosa che già sembra un po’ stanco nel loro suono, o forse solo nel nostro ascolto. Pur essendosi sforzati di fare cose diverse in questo percorso iniziale, qualcosa si è ammorbidito nella loro cazzutaggine e Gabbani se ne accorge giusto in tempo. Di quelli che elimini all’ultimo o tieni per il rotto della cuffia e finisci per pentirti comunque. Credo che sia quello che provi ogni giorno mia moglie pensando a me.
Chiara ha un timbro originale, ma pure pericolosamente particolare anche perché lo calca per differenziarsi dagli altri, e la scelta de La rappresentante di lista sembra un modo per buttarsi in una comfort zone a cui altri non possono accedere. Ma quel testo sulla sua voce non calza e lei va accompagnata in un percorso che ai live potrebbe essere troppo breve.
- VOTO 6,5
Scraffs, D!PS e Benedetta “Kora” Cornalba
Mi mettono sempre in crisi gli Scraffs. Lonely Boy dei Black Keys funziona addosso a loro, però ancora non ho capito se il cantante, che ha faccia e ritmo e carisma giusti, a certe note non ci arriva o non le vuole fare o quella musica in verità non è la sua. Passano perché la portano a casa con più compattezza, soprattutto perché musicalmente sono di alto livello. Però le band in queste last call hanno il freno a mano tiratissimo.
Sui D!PS va detto che sono tra le cose più interessanti di questa edizione, finora, però a naso chi scrive è l’unico che non ha amato molto il loro Vasco. Per carità sono di quelli che pure quando sbagliano la performance, la fanno comunque bene, facendoti intravedere talento, tecnica e impegno. Non ti deludono mai e in un talent è un gran pregio. Però Asilo Republic non deve esser piaciuta tanto neanche a Paola, perché pur essendo così solidi, lei ha rinunciato a loro senza troppi rimpianti. D’altronde i Mad Dog stavano per entrare e non potevano tornare a casa. Pure se ci hanno provato.
Su Kora, forse ha ragione Irama quando dice che ha fatto il compitino. Ma ha sbagliato a non prenderla comunque, per due ottimi motivi. Il primo è che lei fa un rap da paura la prima volta, fa esplodere l’Allianz Cloud con Lorde la seconda e in questa puntata fa Frah Quintale senza sbavature (poi quell’It pop non valorizza mai chi ha una gran voce, dovremmo saperlo). Il secondo motivo è che Danny Anania, che pure è bravo, lo prende perché gli somiglia, perché ci si rivede e un giudice esperto sa che è la ragione più sbagliata per mettersi uno in squadra. Ma imparerà il piccolo Filippo.
- VOTO 6
Alice Fregoso e Le Distanze
La guardo, Alice, la sento, chiudo gli occhi e penso che ha talento. Poi, però, le sembra sempre mancare qualcosa. Ben fotografato, quel qualcosa, dalla sua delicatezza, a volte eccessiva. La verità è che Space Oddity non la canta male, ma sembra non capire che quel pezzo deve lanciarti nell’iperspazio, non cullarti e addormentarti col sorriso. Ecco, è soave, ma non sono sicuro che mi basti. Rischia d’essere la topica di Gabbani di quest’anno. Se continua così si fa ancora un paio di live e poi la salutiamo.
Le Distanze ti dimostrano come si sbagliano i pezzi. Con aura e personalità: canta bene lui, suonano bene loro, sbagliano però interpretazione e “coreografia”, ma cavolo la sbagliano come dovrebbero fare dei giovani talenti cristallini come loro. Alla grande, prendendo a calci l’asta del microfono perché se non esageri quando sei così bravo e così giovane quando lo fai?
- VOTO 5,5
Lorena Luca e Mad-Dog
Quella tutina distrarrebbe anche il Dalai Lama e la sognerò fino a giovedì prossimo, Lorena mia. Dua Lipa la balli bene e la canti bene. Il problema è che lo fai separatamente, non senti mai una naturalezza della performance, soprattutto quando le mosse si uniscono ai passaggi più complessi del pezzo. Hai probabilmente giocato le carte giuste, ma troppe. Troppo umile quando parla, forse troppo poco quando si gioca i Live. Però difficile non tifare per lei.
I Mad-Dog la cannano un po’. E non te lo aspettavi, i Killers erano loro (quasi) di sé stessi. Vengono salvati dal batterista in gran forma e dal chitarrista che non deve far cose difficilissime ma le fa tutte bene. Però prendono un pezzo rock con una melodia importante e la mettono giù tutta uguale, senza la personalità e i talenti visti in precedenza. Fortuna che non vanno così male da rimanere fuori. Certo, due pesi e due misure: loro fanno il compitino, pure maluccio e passano, Kora lo fa bene il compitino e torna a casa.
- VOTO 5
Camilla Tradardi e Veronica Bruganelli
«Ho sperimentato la libertà senza struttura e non è così libera». Di tutto quello che ha fatto e cantato Camilla mi è piaciuta questa frase, ma la verità è che per quanto brava sia se vuoi cambiare Tracy Chapman devi avere la forza di metterla in discussione e non di vibrarla in modo un po’ diverso mentre strimpelli e ti vesti male per convincermi che sei una ribelle e invece sei un indie mascherata. So che molti di voi la amano ma la verità è che a me, fondamentalmente, non interessa quello che fa e soprattutto come lo fa.
E un po’ vale pure per Veronica Bruganelli, che ha una voce che cammina comoda sulle note alte, ma lei ci dimostra che L’amore esiste ma un concorrente che sa scegliersi i pezzi no. Era difficile con quel timbro e quelle capacità trovare una canzone che ne evidenziasse tutte le fragilità, le imperfezioni e persino le direzioni interpretative sballate. E poi se devo avere una voce clamorosa, mi basta Martina Cerruti (un po’ miope sacrificare Giorgia Cappelletti pensando che Marty possa fare anche il suo timbro, Bruganelli rimarrà sempre uguale a sé stessa e la saluteremo presto).
VOTO 4,5Sofia Sole Cammarota e Rawstrings
A memoria non ricordo altri concorrenti che si son fermati a due passi dal finale perché «ho sbagliato», peraltro abbiamo visto stonature e voci incrinate e alti sballati molto peggiori del suo Forever Young che era più che dignitoso. Purtroppo della valutazione fa parte anche l’adeguatezza alla gara e lei sa cantare, ma non regge la tensione. Peccato. Come quei genitori (se lo erano) che di fronte al suo “scusa” abbassano la testa una e rimane impietrito l’altro e allora capisci che forse è così severa con sé stessa per un motivo. Sofia, l’abbraccio di Irama è il nostro. E se hai deluso mamma e papà, il problema è tutto loro.
I Rawstrings invece non si bloccano e quasi era meglio. Classica band che sopravvalutiamo all’inizio, per generosità nostra e per overperforming loro, e che poi ci fanno male con un’aurea di normalità, una mediocrità inconsapevole e ci fa rabbia esserci sbagliati. A loro no, perché non se accorgono.
- VOTO 4
Timothée Bonnardel
Lo so, mi odiate. Ma Paola che gli dà la sedia mi fa venire voglia di toglierla mentre si sta sedendo. Paola dovrebbe, nelle Last Call, mandare un giudice di scorta a scegliere, perché ne azzecca sempre poche. Mandare via Chiara Ludovica Giorgi per Timothée è un suicidio elegantissimo, un po’ dadaista, insensato. Gli ho dato il doppio del voto che meritava perché comunque ho apprezzato il fatto che con il suo Alexanderplatz ha provato a far risorgere Franco Battiato. E c’è mancato poco, si è rivoltato nella tomba con una gran voglia di picchiarlo, poi il pezzo è finito e si è calmato.
VOTO 3Vito Damiano
Vito, intanto scusami. Una volta ti ho dimenticato, un’altra ho sbagliato il tuo cognome. Ora che mi sono concentrato io, hai mollato tu, per emozione e per squilibrio interpretativo: contratto, impaurito all’inizio, virtuoso e troppo performativo e sopra le righe dopo. Sembravi decisamente più artisticamente maturo, pur nella tua tenerezza, e invece lo troviamo acerbo laddove pensavamo che si consacrasse. Ecco, quando uno se la gioca così male vorresti che come nelle Atp Finals ci fossero un paio di riserve pure a X Factor.
VOTO 2Christian Cordone
Stona, non se ne accorge, prova a cavarsela con il suo sorriso paraculo e una captatio benevolentiae goffa. Home è un pezzo complicato e lui decide di fare il falsetto e farlo malissimo. Poi rivendica la scelta del pezzo e prestazione con l’inconsapevolezza di chi ne fa una in ascensore e quando l’unico altro presente si gira, alza le spalle come se ci fossero altri nell’abitacolo ormai inospitale. Mai convincente, le Last Call sono state un premio persino eccessivo.
VOTO 1Niccolò Riolfo
Inedito di rara bruttezza il suo. Però un trash di quelli che ti vai a vedere dopo una serata alcolica in un locale senza agibilità. Io Riolfo sento che sto cominciando persino a volergli bene, è che non è la musica la sua arte. Sono sicuro che ci sia un posto per lui nel mondo dell’espressione artistica, che non è neanche il punk, ma se porti Pestifero a X Factor io di te penso che sei un genio ma pure che meriti il minimo dei voti. Contraddittorio? Sì, come Niccolò che non sa neanche cosa sia la musica ma canta lo stesso.














