Se non fosse per Laccio & Shake, che come al solito si superano (clamorosi con Le Distanze, ma non solo), la Juke-Box Night rischiava di risultare deludente, un po’ per assegnazioni “citofonate”, un po’ perché quest’anno di ragazze e ragazzi bravi ci sono, ma nessuno ti fa finire gambe all’aria. Tanto che l’emozione più grande della serata è stata l’annuncio che giovedì prossimo ne cacciano tre. Così, per vedere l’effetto che fa: se cominciano pure a far rientrare qualcuno diventa il Grande Fratello Vip. Che poi, se proprio dobbiamo scegliere un reality come riferimento, meglio Temptation Island: pensate a Teo Bok come tentatore, non è perfetto? Che poi è il reality perfetto per una cosa a tre.
Detto questo se ne va l’unico che non sa cantare, due giudici su quattro hanno deciso di darsi alla comicità da Bagaglino e abbiamo scoperto grazie ad Alìa che il 1975 è da considerarsi un’età antica, che ricorda un po’ quando Miss Italia voleva tornare nel 1943.
VOTO 10Giorgia
Inizia la puntata e la nostra, la Divina, infila in sequenza Beatles, Doors e Rolling Stones come solo lei sa fare, come faceva ragazzina nei locali di Roma, verso Vicolo del Fico e oltre, dove non c’era voce, pezzo, impresa che non affrontasse trionfando, facendo spellare le mani anche ai più distratti, in una gavetta che ha regalato ad alcuni fortunati quel pezzo della sua carriera in cui non c’era limite alla bellezza delle sue esibizioni. Eravamo felici e lo sapevamo. La vedi cantare, non sbagliare una nota, divertirsi a reinterpretare canzoni iconiche ed è bella, sorridente, coraggiosa come in quegli anni. Non è cambiata, è migliorata. Ora sa fare pure la conduttrice. Sta a vedere che Messi sta a Maradona come Giorgia a Mina e non ce n’eravamo mai resi conto.
VOTO 9,5Patrizia
Con la laringite prende Modugno, il Modugno di Tu si ‘na cosa grande – recuperate quando la cantò alla RSI, struggente e totale – e senza paura lo fa suo, la fa sua. Patrizia è così, affronta solo pezzi difficilissimi per chiunque e li fa sembrare naturali e facili. Mentre cantava e ci attorcigliava le budella ci ha fatto pure dimenticare la pettinatura improbabile che le hanno imposto e ci ha dato una lezione di canto, di interpretazione, di leggerezza. Con quel sorriso di chi sa che ha convinto suo papà del suo talento e ora è tutto in discesa. Non so neanche perché non le ho dato 10, credo solo perché la nostra Adele partenopea ovviamente saprà pure fare meglio nei prossimi giovedì. Come direbbe Domenico Modugno, Meravigliosaaaaaaa.
VOTO 9Camilla
Be My Baby, Camy. Come fai, ragazza, a essere una e centomila, senza alcuna esibizione prima di questo palco? Oppure il tuo segreto è proprio questo, che puoi essere tutte e tutto perché, semplicemente, non hai esperienze pregresse a contaminarti ma solo un talento cristallino e sconcertante che può portarti ovunque. Senza sovrastrutture. Ho chiuso gli occhi mentre cantavi (anche perché quell’ombretto azzurro non si poteva guardare) e ho pensato che nessuno può mettere Camilla in un angolo se continua a cantare così, ma soprattutto a divertirsi così. E se finito a X Factor torni a cantare nel coro della chiesa, sorella, mi sa che mi converto.
VOTO 8,5Giacomo Calò
Sarà il nome. Che tu sia un centrocampista del Frosinone o un giovane cantante a X Factor, se ti chiami Giacomo Calò, nulla ti potrà fermare. E Francesco Gabbani quanto si diverte ad alzare l’asticella, a godersi questo ragazzo che pure quando sembra goffo con la sua voce rimette a posto anche i pagellisti più stronzi (ma mai quanto il suo barbiere, va detto). All By Myself è un pezzo di quel pazzo di Eric Carmen, cantautore e compositore clamoroso che in mezzo a una canzone tra le più belle della storia della musica pensò di citare persino Rachmaninov. Lui non solo non ne viene intimorito, ma la usa per fare una prova muscolare, sbattendoci in faccia i suoi virtuosismi. In un modo quasi eccessivo. Dieci a Jake la Furia che evidentemente mira a scrivere queste pagelle: «È un misto tra Rambo e Ignazio Boschetto del Volo» mi ha fatto precipitare dal divano, fatto cadere la camomilla corretta allo slivovitz e provocato una sublussazione alla spalla sinistra.
VOTO 8+Le Distanze
Caro Teo Bok, un pezzo che nel suo incedere epico e struggente nasconde un mondo si fa così. Prendendosi dei rischi, magari senza un’interpretazione rotonda e inappuntabile, ma dandogli tutta l’anima del mondo, sforzandosi di recitarlo, occuparlo fisicamente, capirlo. Ecco, Le Distanze i migliori Pink Floyd non li imitano, provano a sentirli dentro. E non li fanno perfettamente, ma li guardi negli occhi, li senti, li osservi muoversi e capisci che sanno cosa stanno facendo. E lo fanno bene. Vanno protetti questi ragazzi perché son di quelli per cui anche i loro errori varranno la pena.
VOTO 8Mad-Dog
Può essere pure che mi influenzi quella ballerina che quasi limonava Paola (pensavo di farne un poster), una David Bowie snodabile e divertita, però la loro Rebel Rebel, decisa nell’esecuzione quanto imbarazzata nel portare addosso i costumi di scena, è una cosa che dimostra che potrebbero fare una tournée già adesso. Gli sbarbatelli di Sassari sono già maturi, profondamente preparati, capaci di mettersi alla prova anche con pezzi importanti e ingombranti. Sarebbe interessante capire se avranno voglia di mettersi in pericolo. Perché se sapranno farlo e rimanere in piedi, be’, in finale ci arrivano in carrozza.
VOTO 7,5Scraffs
Dai daily e dalla preparazione capisci che il loro meglio lo danno imparando. Sono proprio i tipi che o vincono o imparano ed è una gran dote in un talent. Ascoltano tutti – compresi gli altri giudici (Jake, qualsiasi cosa tu abbia detto, grazie) – e soprattutto non sono permalosi. «Ci siamo davvero imborghesiti?», riferito alla coach che annuisce con eleganza, è il segno che sanno praticare il sano sport dell’autocritica, molto raro a X Factor. E in generale nel mondo della musica. Il risultato è un God Save the Queen fatto come God comanda, con il cantante che si lascia andare e urla, fa le faccette, si spezza la voce, la ricompone, si muove e quasi ruba la scena a Randal the Vandal (che però ora è la caricatura di sé stesso e forse per stupirci davvero dovrebbe imborghesirsi sul serio). Certo, più comfort zone per loro dei Sex Pistols si muore, va detto.
VOTO 7Alìa
Incredibile che abbia cantato Mamma mia! senza in-ear, dimenticandoseli appesi addosso e andando dritta accumulando un ritardo minimo senza avere un ritorno nelle orecchie. Il pezzo era un’assegnazione suggestiva ma non azzeccatissima perché se non sei Meryl Streep in solitaria è dura tenere botta rispetto all’originale che aveva Agnetha e Anni-Frid nel loro maggiore splendore. Però se la porta a casa e il voto è il più basso degli alti perché comunque la dimenticanza è grave, ma allo stesso tempo è stata davvero brava a continuare e a non fermarsi. A sua discolpa va detto che qualche giovedì fa gli in-ear non avevano funzionato in un momento clou e il trauma mi sa che non era ancora passato. Il giallo le dona, il tacco lo domina, il pop la illumina. Ok, questo sembra una brutta strofa di Fedez, fate finta di niente.
VOTO 6,5Manu
Che dire, bravo eh. Dobbiamo ancora capire perché vestirlo da John Travolta in Grease se cantava Battisti, ma va bene così, non è colpa sua. La fa bene, ma Manu dietro le cover non lo vedi mai, non riesci a sentire la sua firma, a trovare l’artista dietro la replica e il replicante. Un programma di cover ti schiaccia sui pezzi e tu, per farti notare, devi smarcarti (senza irritare il talebano delle armonie Gabbani, cosa non facilissima, va detto). Lui ha l’aria di uno che ne sbaglierà mezza, ma pure che non ci stupirà neanche mezza volta. Per questa volta, però, basta e avanza per vincere il ballottaggio, che però essendo contro Lenanie, era come essere un candidato repubblicano alle ultime elezioni statunitensi di midterm. Comunque almeno ha fatto Olly meglio di Olly. Devo però capire se è un complimento.
VOTO 6Alex Fontana
Nights in White Satin, amico mio, è un pezzone. E tu che sei vecchio dentro come me non puoi non sapere che una ballad può vestirsi anche così. Sono un Fontanello, però la crisi emotiva e artistica un po’ capricciosa perché la Juke-Box Night ti “obbliga” a far qualcosa di nuovo e uscire neanche tanto da ciò che ami (o dall’unica cosa che sai fare maledettamente bene?) anche no. Non hai 72 anni, se non vuoi finire a Cortina a fare il pianobar o sulla Costa Preziosa a fare il crooner (o visto la giacca di velluto rosso da croupier, al Casinò di Saint Vincent), un po’ la testa fuori, pure con quei capelli, la devi mettere. Poi sufficienza piena perché pure senza entusiasmo e pathos (il pezzo originale ha cambi di toni, pure emozionali, che lui non restituisce) la porta a casa con la dote che meno ti aspettavi da lui: una diligente applicazione tecnica. Ora posso credere pure alla possibilità che un giorno Cassano possa capire la differenza tra sostantivi e aggettivi. Io ci credo.
VOTO 5Fulminacci
Il ragazzo ci piace, con moderazione. Ma del panorama indie è uno dei pochi che non sembra uscito da Roma Nord per insegnarci a vivere a forza di frasi rubate dal viadotto di Corso Francia. Che poi, gli piacerebbe: là tutti noi nuotatori in erba tornando a casa leggevamo “Ti amo Costanza ma senza speranza” scritta iconica e romantica quanto acrobatica, che se Dante la scriveva a Beatrice non serviva La divina commedia per fare colpo. Ci piace perché è dotato di quella dote preziosa che è l’(auto)ironia nei testi e nell’enfasi limitata del canto che in lui lascia il posto a un intimismo ammiccante. Mi piace molto, anche se né lui né voi ci crederete. E allora perché l’insufficienza? Perché Insieme a te non ci sto più la canta come il più indolente dei concorrenti e invece quel capolavoro merita tutta la canna, l’anima, la potenza pure emotiva e non solo canora che tieni addosso. Bello portare una cover a X Factor, ma siamo onesti: sarebbe finito al ballottaggio. Però che aura con quel completino carta da zucchero e quella cravattella da festa aziendale.
VOTO 4Teo Bok
Have You Ever Seen the Rain come fai a cantarla come un Backstreet Boy (e lo dice un fan, Everybodyyyyyy!)? Lui è tecnicamente bravo, sa stare sul palco – anche se alla sua modalità circense non ci abitueremo mai – e studia, si applica, però ha una incapacità congenita a lasciarsi andare, a trovare dentro sé stesso altro che non sia Teo Bok, di cui lui peraltro parla in terza persona. Dice di non volersi far mettere in una scatola, forse perché ci sta già. Sta dentro un personaggio anacronistico, che sembra un dj anni ’90 che fa le dediche in una radio di provincia e a cui lui crede tantissimo. Peccato, perché ha una voce clamorosa, ma se non si spettina (altro che pioggia, ci vuole un ciclone) finiremo per annoiarci a morte con lui. Il sospetto è che Gabbani sia il giudice meno adatto, a lui serviva Jake. Ma ne sarebbero morti entrambi.
VOTO 3Lenanie
Fraté, mettiamola così: ho una buona notizia per entrambi: io smetterò di soffrire nel darti voti bassi e tu nel riceverli. Il continuare a ripetere che scrivi bene per farci dimenticare come canti, mi ricorda tanto Monica (ma pure FrancescaElisabettaGiorgiaAdrianaMichelaChiaraEricaPaulaEnricaBeatriceDiana) che dopo averle dichiarato eterno amore mi dice che sono un tipo e che ci teneva fortissimo a rimanere amici. Se è così, se è così bravo a scrivere testi, allora mettetelo sotto contratto e mandate i suoi pezzi in giro, cercate esecutori. Detto questo X Factor pretende un livello minimo e tu tesoro mio pure quando fai Fabrizio Moro ed Ermal Meta che hai scelto tu, li canti male. Con Rino Gaetano uno un po’ la può nascondere la mediocrità vocale, e niente, pure là non ce la fa, persino Giorgia, sempre olimpica e neutrale, si fa scappare una smorfia alla Corrado Mantoni. E quando usiamo la parola “male”, intendiamo che ha cantato peggio di metà dei concorrenti: non quelli arrivati ai Live, quelli che abbiamo ascoltato fin dalle Auditions. Sentendolo parlare, però, posso dire che ha una voce perfetta per uno stand up comedian?
VOTO 2Le imitazioni di Paola Iezzi, le freddure di Francesco Gabbani
Due. Non è solo un voto, è una preghiera: se dovete farci sanguinare le orecchie una con le sue imitazioni (vestita da Cleopatra, peraltro, fermate il reparto costumi!) e l’altro con le sue battute, entrambi contraddistinti da una spensierata assenza, dentro di loro, del senso del limite e del pudore, facciamo che non potete farlo per più di due volte. Non pensavo, ma comincio a sentire nostalgia di Achille Lauro che urla Senatooooo. «Sai cosa volevo dirti, volevo Dirty Dancing» merita la reclusione senza condizionale, è giusto che si firmi una petizione in merito.















