X Factor 2023, le pagelle della semifinale: Dio perdona, Fedez no | Rolling Stone Italia
«Ciao Marco»

X Factor 2023, le pagelle della semifinale: Dio perdona, Fedez no

Non è più un talent, è una soap. La bordata a Morgan (e la risposta di stamattina), gli inediti «bah», la favorita Angelica che esce, gli orchestrali umpa lumpa, Dargen umarell che osserva il cantiere sottosopra. Morandi, la prossima settimana porta la scopa che c’è da riassettare

X Factor 2023, le pagelle della semifinale: Dio perdona, Fedez no

Fedez

Foto: Virginia Bettoja

Più che un sistema, X Factor è diventato un sistemone, alla Fantozzi 2000, dove non si capisce più il confine tra talent musicale e soap opera. Morgan è stato licenziato, eppure continua a far parlare del programma più di chi c’è ancora, denunciando conflitti di interessi tra giudici, concorrenti e produzione. Fedez aveva evocato video compromettenti di una sfuriata che non sono mai andati in onda e poi ha smentito l’accusa di clientelismo e tuonato contro l’ex Bluvertigo: «Io non ho mai dovuto leccare i piedi a Meloni o Sgarbi». Ambra non si è commossa ed è già una notizia, mentre Dargen come un umarell osserva stupefatto il casino in corso nel cantiere. Francesca Michielin non ha sfoderato nuovi meme, però con il quattrocentesimo “regaz” è entrata nel Guinness dei primati. E la super ospite Emma vuole essere «la più punk rock grunge d’Italia», ma all’insaputa del punk, del rock e pure il grunge non è apparso convintissimo.

Dei ragazzi in gara ne vogliamo parlare? Sì, dai. Anche perché abbiamo sentito i loro inediti e, a parte un paio, sono d’accordo con Paolo Madeddu che li aveva ascoltati in anteprima: in generale sono un grande boh. Ma visto il contesto, il supporto discografico che avranno e il pubblico a cui si rivolgono, «potrebbero avere un enorme successo. Oppure, no». Intanto la gara è proseguita ieri sera con i sette semifinalisti che si sono esibiti accompagnati da un’orchestra di 22 elementi (che si sarà chiesta in che circo era finita), hanno testato i loro brani nel live, e solo quattro si sono meritati – soprattutto sopportando questo mare di polemiche – la finalissima del 7 dicembre: Maria Tomba, Il Solito Dandy, Sarafine e Stunt Pilots. Fuori gli Astromare «in missione per conto di Dio», la super favorita Angelica e il piccolo principe del pop napoletano Settembre. Il prossimo super ospite sarà Gianni Morandi, che è già pronto ad “aprire tutte le porte, giocare tutte le carte” e finalmente “far entrare il sole” con un po’ di positività.

Astromare

VOTO
0

Foto: Virginia Bettoja

Con loro siamo nell’ambito della patafisica, la scienza delle soluzioni immaginarie, per cui vale tutto. Everybody Needs Somebody to Love resa famosa dai Blues Brothers la interpretano con la solita energia, peccato manchi tutto il resto. Ma non è un problema, loro sono gli Astromare e nonostante siano stati eliminati da X Factor (per la seconda volta) continueranno a esibirsi all’Allianz Cloud di Milano no stop, con il pubblico che voterà per farli passare ogni sera a quella successiva. Nelle sue evoluzioni sul palco il frontman Carlo Alberto è più Jack Black che John Belushi e chissà che non possa diventare un marchio di fabbrica. Vengono eliminati prima di presentare il loro inedito e ce lo ascolteremo nel Metaverso. Presenza nell’assenza.

Il Solito Dandy

VOTO
7,5

Foto: Virginia Bettoja

Ha fatto diventare grunge, con quel graffio nella voce e una camicia a righe rosse e nere, I giardini di marzo di Lucio Battisti. Un pezzo che è un continuo rimando tra passato e presente, pieno di immagini che richiamano emozioni e viceversa, a cavallo tra poesia e canzone, con squarci siderali in “cieli immensi” e precipizi interiori dove “l’universo trova spazio dentro me” per comprendere che “il coraggio di vivere, quello, ancora non c’è”. Tutta questa fatica cerebrale ed emotiva nella sua versione non c’è, ma la fatica di vivere è rimasta perché la personalizza tenendola con i piedi per terra, in forma più nichilista e meno sognante e il gioco funziona. Perché è lui che funziona, come con l’inedito Solo tu (scritto insieme a Leo Pari e Simone Guzzino) nato quando si sentiva «scemo ma felice». Figlio illegittimo di Gianni Togni, cugino acquisito di Rino Gaetano senza malumori socio-politici, il pezzo è pieno di citazioni ma nell’insieme è credibile: potrebbe diventare la kryptonite per fare breccia nel muro della trap che domina le classifiche. Non a caso con 1950 di Amedeo Minghi supera il ballottaggio con Settembre e va in finale, facendo sperare in tempi migliori.

Sarafine

VOTO
8

Foto: Virginia Bettoja

Stilosa come al solito, con una produzione originale as usual e un arrangiamento sofisticato, cammina sul velluto verso la finale, prima con No Diggity di Blackstreet feat. Dr. Dre, alla quale asciuga un po’ di ridondanza hip hop e la fa scorrere su percorsi soul e R&B, poi con l’inedito Malati di gioia (scritto da lei che ne ha curato anche la produzione) dove riscatta i millennial targati “mai una gioia” e rilancia la disco in versione anni ’90. Ma soprattutto lo stile del mitico Franchino, che rivoluzionò le serate in discoteca con le sue “favole” da cantastorie. Il pezzo gira e ci vedrei bene un feat con Max Collini (ex Offlaga Disco Pax) che potrebbe chiudere un cerchio e risultare un passaggio di testimone ideale. Se nella finale inserisce le urla dalla platea del fratello Dario come campionature, secondo me fa bingo al sistemone.

Angelica

VOTO
5

Foto: Virginia Bettoja

Annunciata con La sera dei miracoli di Lucio Dalla, si presenta invece con Sally di Vasco Rossi che ha scelto personalmente. Ha fatto bene e non portare la prima, ma è stata una pessima scelta anche la seconda. Nel primo caso, più che Lucio, io ho ancora nelle orecchie l’Audition di Camilla Musso del 2018 e sarebbe stato difficile superarla (ma dov’è finita?). Nel secondo, però, si è infilata in un cul-de-sac, che sembrava aver previsto al Daily: «Mi sentivo fluttuare e invece, rivedendomi, ero rigida». Così la volta scorsa e anche ieri sera: lei si emoziona ma non fa arrivare le emozioni al pubblico. Con L’inverno (inedito di Davide Simonetta, Paolo Antonacci e Tananai) si sente che è studiato da professionisti delle classifiche per valorizzare le sue caratteristiche: struggente ma non troppo, malinconico senza scivolare nel melenso, con un ritornello orecchiabile che non diventa un tormentone. Viene eliminata, Ambra ha qualche responsabilità, ma il pezzo per entrare nella discografia dalla porta principale ce l’ha. D’ora in poi basterà lavorare e le soddisfazioni fioccheranno.

Maria Tomba

VOTO
9

Foto: Virginia Bettoja

Convertire la power ballad Always di Bon Jovi in un pezzo intimo e autobiografico era impresa non da poco e ce l’ha fatta. Mantiene la forza romantica del brano e gli strappa via l’edonismo delle origini permettendogli di far emergere una sensibilità che era rimasta sottotraccia, della canzone ma anche di lei stessa. A livello vocale non è la sua esibizione migliore, dal punto di vista interpretativo sì (infatti alla fine scoppia in lacrime dedicandola al padre). E questo è arrivato al pubblico. Ma è sempre Maria, per cui nell’inedito Crush (scritto da lei) come un gremlin a cui è arrivato uno schizzo d’acqua, torna ad aprire il club dei pigiamini (a cui sono iscritto) e ci parla del suo modo sghembo di vedere la vita, tra le suore in convitto e una serata nella quale un colpo di fulmine per un ragazzo la travolge. Poppissima, contemporaneissima, social(issima), direi addirittura tiktokkossissima. È tutto un superlativo per uno dei due inediti che possono spaccare da subito (l’altro è di Angelica). Va in finale e si gioca seriamente il primo posto. Lo ribadisco: per me vince.

Settembre

VOTO
4,5

Foto: Virginia Bettoja

Se non si sforzasse di cantare come se avesse l’Auto-Tune installato nelle corde vocali, la voce la avrebbe. Come dimostra negli acuti (che poi non tira fino in fondo, ma perché?), solo che i suoi ascolti, mi sembra l’unica risposta, lo portano a replicare i modelli che conosce. Se approcci Bohemian Rhapsody dei Queen come se fosse Chiagne di Geolier è come voler scalare una parete rocciosa senza mani. Che voi sappiate, qualcuno ce l’ha mai fatta?. «Il ragazzo canta», dice Dargen. È vero, ma allora fallo cantare senza che cerchi l’Auto-Tune filtrando la voce con il naso. Io gli avrei dato Senza giacca e cravatta di Nino D’Angelo, altre vie sono possibili. Nell’inedito Lacrime (scritto da lui) è in equilibrio tra neomelodico e nouvelle vogue del rap partenopeo, strizzando un occhio a Liberato e un altro a Mare fuori. Una nicchia, che è un universo, dove può inserirsi bene. Ma può fare di più. L’essenziale è ancora invisibile agli occhi di questo piccolo principe e chissà che, un giorno, la smetta di strizzarli agli altri e li spalanchi sulle proprie qualità. È fuori, ma ne sentiremo parlare.

Stunt Pilots

VOTO
5

Foto: Virginia Bettoja

Nell’occhio del ciclone per le accuse di “clientelismo” sparate da Morgan nell’ultima settimana, tornano al Live con un pezzo come 7 Years dei Lukas Graham che sembra scritto per loro (gli piacerebbe, eh?). Mantengono l’impianto pop e sostituiscono le venature soul e hip hop con sonorità più rockeggianti e il timbro del cantante è perfetto per pezzi del genere. Come al solito niente da dire sulla tecnica, rimangono dubbi sulla capacità di diventare autori. Dubbi che rimangono anche sull’inedito Imma Stunt (scritto da loro), che parla di voler spiccare il volo. Sarà difficile farlo con un pezzo così punkeggiante in inglese che, nonostante l’energia, non sembra proporre nulla di nuovo (o almeno originale) e con un ritornello non strutturato per rimanere in testa. Divertente da suonare, meno da sentire. Sono comunque in finale e una band con gli strumenti ci voleva. Se vincono, sai quante polemiche?

Emma

VOTO
6-

Emma è Emma, che le vuoi dire? Non sarà la «più punk rock grunge d’Italia», come si era definita, ma è una che quando sale sul palco e canta non lascia indifferenti. E qui i detrattori diranno: sì, perché fa pessima musica. Pensatela come volete, ma sono sicuro che l’ultimo album Souvenir, di cui ripropone un medley a X Factor, se fosse uscito con un altro nome anche molti che la criticano lo avrebbero apprezzato. Però Emma, ascolta un consiglio, d’ora in poi i feat falli con Josh Homme e Jack White o con Giorgio Canali e Vasco Brondi.

L’orchestra

VOTO
10

Dedichi l’intera adolescenza per studiare al Conservatorio, arrivi a suonare in un’orchestra e ti ritrovi a esibirti a X Factor vestito da umpa lumpa a pois. Ragazzi, vi siamo vicini!

Ambra

VOTO
5

Foto: Virginia Bettoja

Riesce nell’impresa di non valorizzare al massimo Angelica, super favorita, e perde anche i talismani Astromare. Serataccia come giudice e stavolta neanche si commuove. C’è qualcosa di strano. All’Antefactor scopro che è Toro ascendente Leone. Io sono Leone ascendente Pesci. Per me l’oroscopo ha meno credibilità del Fantacalcio ma, a parte il mio scetticismo, qualcuno che ci capisce mi faccia sapere (anche ad Ambra) se tutto ciò è colpa degli astri.

Dargen D’Amico

VOTO
6+

Foto: Virginia Bettoja

Ancora un po’ spaesato, però alla fine ottiene quello che è necessario ottenere. Il Solito dandy è in finale, lui senza Morgan è costretto a litigare con Fedez e mi sembra come quei vecchietti al bar che fanno finta di leggere la Gazzetta e invece scrutano con chi possono attaccare bottone. Al ballottaggio ha il coraggio di eliminare un suo concorrente e di spiegargli il perché con grande onestà, quindi merita un più.

Fedez

VOTO
10

Foto: Virginia Bettoja

A me piace il Fedez che non porge l’altra guancia e picchia duro, al di là di chi abbia ragione. Così quando risponde a Morgan con muscolarità, rispetto alle accuse di clientelismo, mi ha fatto godere. Ma perché non mancheranno le repliche, delle repliche, delle repliche e, come con Bugo, questa storia non finirà mai. È una minaccia, naturalmente. Per stavolta chiudo persino due occhi: quando vede Travis Barker in Farina degli Stunt Pilots (che te sei fumato?) e che al podcast della Siae, di fronte a Mogol, dice candidamente di non conoscere Vento nel vento, nonostante sia in uno degli album più famosi di Lucio Battisti. Non divaghiamo, ha due concorrenti in finale, due donne fortissime e nel raggiungere i risultati è un cecchino.

Morgan

VOTO

Nella chat whatsapp “conferenza stampa”, dove prosegue il suo Antixfactor alla presenza di giornalisti, addetti ai lavori e qualche imbucato (me compreso), ieri sera nessun commento. Stava preparando la controffensiva con Sgarbi? Scenderà in campo la premier Meloni che schiererà l’esercito di fronte ai cancelli dell’Allianz Cloud? Macché, stava dormendo. Stamattina appena sveglio ha risposto sardonico: «Fedez mi è piaciuto ieri sera, aveva più grinta del solito, almeno un po’ di verve! Ma adesso che ha sbottato cacceranno via anche lui o insultare gli assenti a mezzo televisivo è conforme allo spirito e ai valori di Sky? Sarebbe una bella scena vederlo che si caccia via e si dà le pedate nel sedere da solo strillando: o io o io!». E ha aggiunto: «Mi è piaciuta la battuta su Sgarbi e Meloni. Si vede proprio che di musica non se ne intende, non è il suo campo». Dichiarazioni in continuo aggiornamento, perché la faida promette di essere lunga e noi siamo qui con i pop corn in mano. 

Francesca Michielin

VOTO
6

Foto: Virginia Bettoja

Conduzione lineare ieri, che prelude alla notizia ufficiale che possiamo darvi in anteprima: è entrata nel Guinness dei primati per aver pronunciato più volte consecutivamente in trasmissioni televisive in diretta la parola “regaz”. A consegnarle il premio sarà un altro italiano che, grazie a X Factor, ha conseguito un record mondiale: Morgan.

Gianluca Gazzoli

VOTO
s.v.

Scusa Gianluca, ma ogni volta che attendo su Now la partenza della diretta mezzo Antefactor lo perdo perché si carica in ritardo. Capita anche a voi? Devo chiamare l’assistenza? Non lo so. So che lui è bravo e relegato in uno spazio così limitato è impossibile valutarlo. Il prossimo anno, se ci sarà, lo vorrei alla conduzione. Con la Michielin, non al suo posto, altrimenti come si fa senza i suoi meme?