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X Factor 2022, le pagelle del quinto Live: Linda ha battuto Vecna, Fedez ha sconfitto Dargen

Eliminati Joēlle e i Disco Club Paradiso, delude la "giostra", i giudici si disuniscono. E che dire della gaffe sui Rolling Stones, di Ambra color Big Babol e della battuta sul sangue mestruale?

Linda

Foto: Virginia Bettoja

Mancano solo due atti a un’edizione zoppicante di X Factor – per essere gentili – che ha comunque espresso due-tre eccellenze niente male. Non al tavolo dei giudici però che, per dirla alla Sorrentino, si sta disunendo. Fedez va in confusione, Dargen… è Dargen, gli altri due lavorano sodo per poi giocare col catenaccio e in contropiede ai live dove ormai sbagliare meno degli altri è già un successo. Da applaudire gli highlander Tropea che superano l’ennesimo ballottaggio ma sembrano destinati a salutare alla prossima. Anche se lasciare in finale Ambra senza concorrenti non sarebbe carino, quindi miei cari Omini state attenti, che rischiate uno sgambetto da discesa in piazza.

Linda voto: 10

Mi ha fatto venir voglia di fare un culo così a Vecna, di abbracciare forte Maxine di Stranger Things. Max pardon, e proteggerla da tutto e tutti (sia Max che Linda stessa), e di ricordarmi che Kate Bush dovrebbe avere il Nobel. E tutto questo nella prima esibizione devastata da problemi tecnici, figuriamoci nella seconda arrivata dopo interminabili minuti in cui ha mostrato un carattere leonino, mantenendo concentrazione e calma, anche se tremava dentro. Ma con quel talento lei potrebbe cantare bene pure tutti gli altri pezzi dei concorrenti, i jingle pubblicitari, le canzoni di Fedez e se le va le ninne nanne per i miei figli (Bruno mentre lei cantava era a bocca aperta ipnotizzato, Carlo ballava e a un certo punto giurerei stesse levitando). Mandate la sua esibizione ai Duffer Brothers e la mettono in colonna sonora al posto della Bush (che tanto di royalties da autrice, cantante e produttrice ne ha prese abbastanza da produrre la prossima stagione) e poi la scritturano come sorella maggiore di Undici. E a X Factor può permettersi di mantenere quella purezza al limite dell’ingenuità, quello sguardo nitido e appassionato come la sua voce, tanto a essere furbo e strategico ci pensa quel maestro di tattica di Fedez che alle porte della semifinale gli dà un’assegnazione diabolica da quanto è perfetta e astuta. Lo prenda come consigliori (ma lo tenga lontano dai suoi inediti!).

Santi Francesi voto: 9,5

Somebody That I Used to Know. Senti l’assegnazione e ti dici: ecco, finalmente posso metter loro un’insufficienza e non sembrare accecato dall’amore. Poi sono stati fisicamente male durante la settimana, hanno provato in condizioni difficili e per chi l’ha visto dal vivo, pure Gotye quella canzone non la affronta con leggerezza (pure perché se l’è rubacchiata da un altro, ma questa è un’altra storia). Attaccano il pezzo e senti quella che scambi per timidezza, quasi un’incertezza, ma tu non sei raffinato come loro, è solo la rincorsa verso un riadattamento musicale, ritmico, armonico e tonale del pezzo che lo rende esplosivo (e migliore). Il talento di questo duo, perfettamente complementare, è ormai così eclettico e solido da assomigliare a quei pezzi di marmo maestosi nella loro bellezza e imponenza che alla fine grazie a grandi artisti diventano statue perfette, emozionanti, elegantissime. Ecco loro sono sia il marmo sia gli scultori. Sono in piena sindrome di Stendhal per loro. O in tempesta ormonale per il cantante. Mi sa tutte e due. Sulla giostra ingiudicabili, la loro Creep così mortificata nei tempi è un orgasmo precoce (sì, vi anticipo io, lo dico per esperienza).

Francesca Michielin voto: 9

A chi possa insinuare che la mise supersexy della seconda parte di puntata influisca sul mio giudizio, ricordo che io ho un solo amore in questo X Factor ed è il mio santo baffuto, sempre piaciuto. Ma va detto che la Fra, regaz, ha condotto in modo così solido e autorevole, che ce la siamo spesso dimenticata in queste settimane. E invece le va riconosciuta una buona capacità di gestione del tavolo – forse un po’ troppo maestrina, per la prossima edizione, se mai ci sarà, impari a gettare zizzania tra i quattro come il dalemiano de Il terzo segreto di satira – un discreto carisma nel tenere il palco nonostante il conduttore in questo talent sia costretto in un recinto di funzionalità asfissiante e un uso della voce, anche senza cantare, che ti porta a svegliarti quando, spesso, il programma diventa soporifero. Non era facile, senza esperienza, tornare in un altro ruolo su quel palco, ma ora a due puntate dalla fine possiamo dire che è una scommessa vinta. Poi, sì, ieri era pure bellissima.

Tropea voto: 8,5

Il voto se lo meriterebbero già solo perché al quarto ballottaggio consecutivo avrebbe scapocciato chiunque e loro decidono di cimentarsi in un’ostinata impresa, quella di salvarsi con la stessa canzone (Luna dei Verdena) suonandola e cantandola ogni volta meglio, con la faccia dello «sticazzi, che alla fine siamo bravi e se si esce si comincia a girar palchi prima». E però è il meno tutto questo, perché questo continuo ballare sul Titanic li ha liberati, li ha resi paradossalmente più sicuri, li ha portati ad andare oltre il mestiere, lo vedi anche nella versione short del loro inedito alla giostra. E se porti i Placebo con la struggente, potentissima e intima Song to Say Goodbye, uno di quei pezzi che diventano racconti da grande letteratura su una partitura musicale eccezionale, e la fai così (nonostante un inglese diciamo rivedibile) dimostri che quando il gioco si fa duro i duri che hanno due cuori cominciano a giocare. E a divertirsi. In momenti in cui altri si sarebbero fatti tremare polsi e gambe, in cui altri sarebbero usciti a pezzetti piccoli piccoli, loro, seguendo il progressivo e inesorabile miglioramento che l’anno scorso vedemmo nei Bengala Fire, danno il meglio. E Song to Say Goodbye alla fine non solo la fanno bene, ma la dominano e ci fanno definitivamente vedere di che pasta sono fatti. E anche chi sono davvero.

Lazza voto: 8

Bella performance, belle anche le parole per i concorrenti, «sperimentate che è bello e divertente, provateci». Detto da lui che ha saputo contaminare rap e Chopin, potete crederci. E sarebbe un ottimo consiglio anche per X Factor tutta: se questo format vuole sopravvivere, deve rivoluzionarsi. Magari con Lazza prossimo giudice?

Omini voto: 7,5

Sono i primi a saggiare l’orchestra, che per degli under 20 non è affatto facile. Fedez li fa giocare in casa con i Verve – anche se il Brit pop puro ce l’hanno più nei capelli che nelle corde, che sono più rock – ma li mette alla prova con Bitter Sweet Symphony che con quei musicisti tutt’attorno poteva cannibalizzarli. Loro hanno un’incertezza all’inizio e poi duellano meravigliosamente con quei professionisti facendo propria la loro musica, usandola e cavalcandola al meglio, non dimenticando di divertirsi e muoversi decisamente di più sul palco rispetto al passato. Una prova di maturità e consapevolezza. Ora basta, però, nelle ultime due puntate (perché sappiamo tutti che arriveranno in finale) devono fare i fuochi d’artificio. Perché se vogliono vincere devono far cadere il palco, la platea, il teatro tutto. Devono superare se stessi, nel senso letterale dell’andare avanti e oltre. E questa possibilità è perfettamente incorniciata dal batterista con parrucca che dice «di fare il batterista per supergruppi non me ne frega nulla, io voglio fare la rockstar negli Omini». E noi pure ti, vi vogliamo così.

Beatrice Quinta voto: 7

Intendiamoci – Rkomi non ti arrabbiare e non essere geloso – una come Bea se va sotto il suo livello, comunque rimane una spanna sopra a tanti. E Don’t Stop Believin’ dei Journey lei la fa semplicemente bene. Esibizione impeccabile – meno il look, da un paio di settimane lo stylist latitante è il suo, mentre è rinsavito e tornato quello di Francesca Michielin, alla grande – ma con l’orchestra, la voce che ha definitivamente e grandiosamente tirato fuori – anche in questo caso – se in una serata come quella di questo quinto Live tiri fuori un brano iconico, devi mangiartelo, non basta eseguirlo. Linda è stata more than stranger things, la mia adorata Barbie Spears non ha ridato al suo pezzo l’anima che abbiamo visto nel brano nei passaggi a Glee (ben tre volte e Bea assomiglia più a queste versioni), in Scrubs e soprattutto nei Soprano. Ecco, Bea aveva la forza per farci sentire il lato oscuro e malinconico che era dentro quella canzone in quest’ultima serie, sia a livello canoro che di performance. Lei, invece, ha optato per un’ottima esibizione muscolare, per dirla alla Fedez, così come nella “giostra” dove fa il suo e peraltro con evidenti difficoltà respiratorie causa vestito che definire fasciante è un eufemismo. Legittimo per chi è a un passo dal traguardo e vuole andare sul sicuro (però non è un caso che abbia sfiorato il ballottaggio). Per dire, persino Rkomi era sotterraneamente deluso, ma è troppo innamorato per accorgersene.

Rkomi e Ambra voto: 6,5

Loro sono la dimostrazione che la clip iniziale dei live non dovrebbe essere dedicata al riassunto della puntata precedente, ma a un più interessante bignami dei daily – la cosa migliore di X Factor – che permetterebbero a tutti di apprezzare il loro lavoro quotidiano (troppo brevi le clippine prima delle performance singole). Al Live, ieri si sono nascosti mentre gli altri due giudici facevano gaffe, celandosi dietro look discutibili – lui con una giacca da denuncia, lei con un top color Big Babol – ma durante la settimana, come al solito, hanno lavorato molto bene, tra empatia e competenza. Non meritano di essere rimasti con un concorrente solo, anche se era inevitabile e lo avevamo previsto.

Joēlle voto: 6

Un talent ha regole ingiuste, come spesso accade in competizioni così crudeli e “recintate” in regole televisive e di gara un po’ soffocanti. Perdiamo una gran voce proprio quando era sbocciata per consapevolezza e personalità, ci siamo persi soprattutto la sua manche orchestrale che sembrava fatta apposta per i suoi talenti. Il problema è che tra le soliste donne c’era Linda, imbattibile per tutte, e doveva restarne soltanto una. E Giorgia ci ha messo un po’ troppo a trovare la sua strada. Ma il suo sorriso malinconico di ieri non era da sconfitta, ora si deve rimboccare le maniche e capovolgere il 6 (a tutta la sua avventura) in un 9. Ha tutte le potenzialità per farlo e lo dice uno che all’inizio, mea culpa, non ci credeva.

Disco Club Paradiso voto: 5

La grande delusione di questa edizione (o l’abbaglio più grande degli ultimi anni). Bisogna capire se è Dargen a non averli valorizzati a dovere o loro ad averla buttata talmente tanto in caciara alle Audition, Bootcamp e Last Call da essersi giocati un gran bluff che nei Live è stato inevitabilmente scoperto da tutti. Probabilmente sono vere entrambe le cose – Dargen forse si è reso conto, come noi, che sotto i vestiti sgargianti non è che non ci fosse niente, ma proprio pochino – e soprattutto ai Live loro hanno sostituito l’anarchia goliardica a una confusione paracula. Jacky Sax è stato il loro fantasista, è diventata la loro ancora di salvezza, è finito come una foglia di fico che nascondeva la mediocrità delle doti canore del frontman e di una band che crescendo saprà farsi valere ma ora, finito l’effetto sorpresa, è riuscita ad appiattire la passione di Cuore matto e far diventare una canzone normale Svalutation. Su Silvestri nella “giostra” mi sa che valeva la pena farla fare tutta a Jacky in strumentale.

Fedez voto: 4

Buone le assegnazioni, ma continua a essere quasi nullo televisivamente, tanto che abbiamo il sospetto che l’ennesima tinta bionda ai capelli tonalità Beatrice Quinta sia un modo per ricordarci che è al tavolo. Ma il voto, la bacchettata è per la gaffe Rolling Stones-Verve che è da dilettanti. Capita a tutti, magari il gobbo andava al contrario, però Federico mio una capatina su Wikipedia non faceva male. Fortuna sua che Dargen se n’è accorto in tempo reale e così Fede ha potuto chiedere scusa, ma come a scuola, amico mio, non ha mai funzionato per me dire alla prof «scusi, mi sono distratto, in realtà la sapevo» per evitare il brutto voto, ti tocca quest’insufficienza.

La “giostra” voto: 3

Solitamente nelle altre edizioni era uno dei momenti migliori, in cui la creatività tecnica del team di X Factor si scatenava, questa volta l’estetica tra il videogioco e Blade Runner a far da dissolvenza è quasi un imbroglio allo spettatore. Appiattisce un gioco e una sfida un tempo rutilanti in un videoclip in diretta in cui sono tutti inchiodati al palco e in cui la scenografia è mortuaria e la coreografia a metà tra Tron e Daft Punk è dimenticabile. Mi sa che Laccio, che ha fatto un lavoro straordinario alla cerimonia inaugurale di Qatar 2022, era troppo stanco. Se invece è una questione di budget si poteva anche non fare. Però in effetti così come potevi bullizzare i concorrenti con una prova draconiana che ne minasse la salute mentale? Prima, almeno, però il sadismo aveva vestiti sgargianti.

Lo spot “Arkanoid” per Sky Glass voto: 2

Un numero di coreografia danzereccia che è uno sportone per il nuovo device Sky. Niente in contrario, sia chiaro, sono settimane che mi faccio i conti per capire come e se riuscirò a dare anticipo e rate per averlo (mi aveva già convinto Laura Pausini, che normalmente non mi spingerebbe a comprare neanche una matita), ma una cosa così kitsch e banalotta non la vedevamo dai numeri di ballo di Iva Zanicchi a Ballando con le stelle (sì, voglio fare anche le pagelle dello show di Rai 1, confesso che è il mio sogno inconfessabile insieme a fare il giudice a Tale e Quale Show). Un’orgia di schermi e colori con ballerini costretti a movimenti che sembrano più delle convulsioni che poi si trasformano in mattoncini del mitico videogame vintage Arkanoid potevamo risparmiarcelo insieme all’outfit iniziale di Francesca Michielin il cui stylist ancora latitante (ma solo all’inizio del quinto Live) ha rubato il vestito dal camerino di Paola di Benedetto, lo ha adattato a lei aggiungendo delle incomprensibili spalline. Continuiamo così, facciamoci del male.

Hot Factor voto: 1

Mi rendo conto che il mio sembra accanimento, ma alla fine la cosa più interessante di questa minitrasmissione è il roll pubblicitario che c’è in mezzo (ma quanto è folle e improbabile ma irresistibile lo spot Haribo?). Non aiuta Dargen che non capisce la seconda domanda, ma in quel caso il problema sta anche in chi la pone. E non capisce che il buon D’Amico, ieri, non era in fortissima.

Dargen D’Amico voto: 0

La recensione migliore alla sua pessima battuta sul sangue mestruale l’ha fatta Ambra Angiolini che ha commentato confessando che era talmente tremenda da averle provocato una menopausa precoce. L’impressione è che il buon Dargen non sia riuscito a interpretare in queste settimane il ruolo che tutti si aspettavano, compreso lui stesso: quello simpatico e anarchico che poteva essere la mina vagante e un po’ scorretta del tavolo. Non ci è quasi mai riuscito se non in qualche battibecco con Fedez (che evidentemente lo ha cazziato ben bene un paio di settimane fa, ora neanche lo guarda) e i suoi monologhi scombinati e alcune gag raggelanti hanno convinto la Treccani a sostituire la parola cringe con Dargen. Peccato perché era il primo a essersi accorto della gaffe di Fedez, poteva essere la sua serata di gloria, è stata una disfatta.