Youth – La giovinezza
2015Prendi Michael Caine e Harvey Keitel (e Jane Fonda, Rachel Weisz, Paul Dano…), portali alle terme, e… ne esce il film più debole di Sorrentino? Forse no, forse sì. Ma non manca la fascinazione per il mondo del suo autore, in questo bilancio esistenzial-musicale. Resta sicuramente la Simple Song nº3 di David Lang, candidata anche all’Oscar.
Loro
2018Il film più criticato, divisivo, forse anche meno capito, fra quelli di Sorrentino. Che, come per Il Divo (vedi più avanti), sceglie la strada del biopic deformato, per raccontare il più irraccontabile dei nostri politici (e non solo). In due parti che probabilmente (non) restituiscono la complessità di B., resta comunque un viaggio affascinante, da rivalutare.
L’amico di famiglia
2006Dopo il consenso máximo ottenuto con Le conseguenze dell’amore (vedi sempre più avanti), all’opera terza Sorrentino trova definitivamente la sua cifra comedy-grottesca, grazie anche all’incredibile faccia di Giacomo Rizzo, alias Geremia de’ Geremei. Non convince tutti, ma è una tappa fondamentale verso il titolo che segnerà la sua consacrazione assoluta…
Parthenope
2024Delle due l’una: o si è parthenoper, o si è pathenophater. Noi scegliamo di stare nel primo gruppo. Ci dispiace anzi che sia diventato un film “di parte”, questo ritratto che riguarda invece il desiderio di tutti, tra incanto, antropologia, ma mai nostalgia. Col tempo verrà capito meglio, ne siamo certi.
This Must Be the Place
2011Il primo progetto “fuori casa” di Sorrentino nasce dall’incontro con Sean Penn, folgorato, quand’era presidente di giuria a Cannes, da un certo film che troverete più avanti. Tra David Byrne, parruccone nere e umanissima surrealtà, a (global) star is born.
L’uomo in più
2001La doppia storia di Antonio Pisapia (stesso nome: ma uno è calciatore, l’altro neomelodico) è l’esordio che piazza tutte le carte vincenti da subito: tono, stile, e un volto (Toni Servillo) che diventerà feticcio. E piazza il suo autore tra i nomi “to watch” del cinema non solo di casa nostra. Buonissima la prima.
La grazia
2025L’ultimo film, che torna “ai primi”. O almeno questa è stata l’impressione a Venezia 82, dove è stato presentato in apertura (e da cui Servillo è tornato con una meritata Coppa Volpi). Ma c’è anche il Sorrentino della maturità che ragiona, con disincanto e insieme tenerezza, sul tempo: quel che c’era, e i giorni che verranno (e che sono solo nostri).
Le conseguenze dell’amore
2004L’opera seconda è sempre la più difficile. Non è così per lui. La storia di Titta Di Girolamo conferma che Sorrentino (& Servillo) non era(no) un caso. Anzi: sono la linfa nuova che mancava al nostro panorama. Che risponde con calore: 5 David di Donatello, tra cui film, regia e attore protagonista.
È stata la mano di Dio
2021Gli ci sono voluti molti anni (e molti film) per svelarsi intimamente. O forse è solo un’illusione. Perché questa è in fondo una falsa autobiografia, se mai un’opera collettiva che abbraccia la sua città e il mondo e sembra dire a tutti: non disunitevi. Nella cinquina degli Oscar, e nel cuore di tutti: anche i non sorrentiniani della prima ora. Era ora.
La grande bellezza
2013Ed eccolo, il film da Oscar. Criticato (a suo tempo più che ora) da chi non aveva capito che, pur nelle consapevoli furberie, Sorrentino stava facendo il colpaccio: creava un brand, costruiva un lessico famigliare/nazionale che ancora citiamo, faceva diventare Servillo una star imprescindibile. Sorrentino non voleva solo partecipare alla festa del cinema… e chiudete la frase come volete.
The Young Pope/The New Pope
2016-2020Due serie? No, un unico grande film. Che diventa summa di tutto quello che Sorrentino aveva fatto fino a quel momento (e che avrebbe fatto poi). I cliché italiani (la Chiesa, la politica, il cardinale – love a Voiello/Orlando – tifosissimo del Napoli) vengono smontati in nome della costruzione di un nuovo mondo, con Nada e l’elettronica che entrano in Vaticano. Fumata bianchissima.
Il Divo
2008Lo citavamo prima senza citarlo. Premio della giuria a Cannes 2008 (il Grand Prix fu di Gomorra/Garrone, in un vero/finto derby che ha cambiato il nostro cinema), Il Divo è la poetica di Sorrentino in purezza. Il potere ci ha ormai logorati tutti, e l’autore lo (s)maschera prendendo il vecchio Andreotti (fantasmagorico Servillo, again) per renderlo materia incandescente e attualissima. Ad oggi, forse il suo film definitivo.








