10 Mission Odyssey
2002-2003
Co-produzione animata franco-tedesca in 26 episodi, prende il viaggio di Ulisse e lo trasforma in una lunga serie d’avventure per ragazzi. Poseidone scommette con Atena che l’eroe non riuscirà mai a tornare a Itaca e, puntata dopo puntata, gli scaglia contro ciclopi, sirene, centauri, arpie e creature provenienti anche da altri miti greci. L’idea sarebbe persino simpatica, se il risultato non fosse così brutto. L’animazione è rigida, il character design sembra invecchiato già alla prima messa in onda e l’umorismo appiattisce il poema in un cartone del sabato mattina particolarmente svogliato. Più che un’Odissea, una fatica. E questa volta non soltanto per il protagonista.
9 The Animated Odyssey
1998-2000
Prima di diventare una miniserie in quattro episodi trasmessa da HBO nel 2000, The Animated Odyssey era un lungometraggio prodotto dallo studio lituano Vilanima e distribuito in Russia nel 1998. Diretto da Valentas Aškinis, ripercorre con una certa fedeltà le tappe principali del poema: il cavallo di Troia, Polifemo, Circe, l’Ade, le sirene e finalmente il ritorno a Itaca. Sulla carta, un modo accessibile per presentare Omero ai più giovani; sullo schermo, un cartone animato decisamente modesto. I movimenti sono rigidi, il disegno anonimo, i dialoghi macchinosi e la regia trasforma persino ciclopi e mostri marini in materiale da sussidiario scolastico.
8 L’île de Calypso
attribuito a Georges Méliès
1905
La prima Odissea del cinema dura appena quattro minuti ed è attribuita al grandissimo Georges Méliès, l’uomo che trasformò lo schermo in un luogo di magie, apparizioni e mondi impossibili. L’île de Calypso: Ulysse et le Géant Polyphème mette insieme due episodi distinti del poema, l’incontro con Calipso e quello con Polifemo appunto, trattandoli come pretesti per trucchi ottici e scenografie fantastiche. Più che adattare Omero, Méliès ne condensa l’immaginario in un piccolo spettacolo da fiera artigianale e meraviglioso. Del film, purtroppo, non sembrano essere sopravvissute copie: restano alcune testimonianze e la certezza che, prima ancora di imparare a raccontare storie, il cinema avesse già deciso di partire per Itaca.
7 Itaca – Il ritorno
Uberto Pasolini
2024
Uberto Pasolini salta ciclopi, sirene e divinità per concentrarsi sulla parte più difficile dell’Odissea: tornare a casa. Dopo vent’anni, Odisseo approda a Itaca trasformato dalla guerra, incapace di riconoscersi nel re, nel marito e nel padre che era stato. Ralph Fiennes gli presta un corpo scavato e ferito, mentre Juliette Binoche è una Penelope tutt’altro che immobile, costretta a resistere ai Proci e al fantasma di un uomo che forse non esiste più. Liberamente tratto dagli ultimi canti del poema, il film spoglia il mito del fantastico e lo rilegge in chiave crepuscolare come la storia di un reduce tormentato dal senso di colpa. L’eroe lascia così il posto all’essere umano e la strage finale perde ogni trionfalismo. Più che ritrovare Itaca, Odisseo deve capire se possa ancora abitarla. Perché sopravvivere al viaggio non significa necessariamente essere tornati.
6 L’Odissea
Andrei Konchalovsky
1997
Prodotta da Francis Ford Coppola e diretta da Andrei Konchalovsky, questa miniserie in due parti porta Omero nella televisione spettacolare degli anni Novanta. Armand Assante è un Ulisse muscolare e tormentato, circondato da un cast internazionale che comprende Greta Scacchi (Penelope), Isabella Rossellini (Atena), Irene Papas (Anticlea), Christopher Lee (Tiresia), Bernadette Peters (Circe) e Vanessa Williams (Calipso). Grande dispendio di costumi, scenografie ed effetti speciali, premiati all’epoca con un Emmy. Rivista oggi, è indiscutibilmente kitsch: enfatica, sovraccarica e popolata da divinità che sembrano uscite da un videoclip fantasy. Eppure funziona. Konchalovsky tratta il poema come un grande racconto d’avventura popolare, procede senza tempi morti e restituisce al viaggio di Ulisse tutto il piacere infantile del mito. Omero trasformato in kolossal pop per la prima serata. E va benissimo così.
5 Nostos – Il ritorno
Franco Piavoli
1989
Baluardo del nostro cinema indie, Franco Piavoli riduce l’Odissea alla sua essenza più profonda: il desiderio di tornare. Il suo Ulisse, interpretato da Luigi Mezzanotte, attraversa il Mediterraneo inseguito dai ricordi dell’infanzia, della guerra e della violenza compiuta, mentre ciclopi, sirene e incantesimi lasciano il posto alla potenza concreta degli elementi. Quasi privo di dialoghi, il film parla attraverso il vento, l’acqua, i corpi e una lingua immaginaria composta da echi di greco antico, latino e sanscrito. Piavoli non illustra Omero: lo trasforma in un poema audiovisivo, sospeso tra memoria e natura, in cui il viaggio geografico coincide con quello interiore. È un’Odissea arcaica e sperimentale, di una bellezza a tratti ipnotica, che sostituisce lo spettacolo dell’avventura con il peso del tempo.
4 Ulisse
Mario Camerini
1954
Prodotto da Carlo Ponti e Dino De Laurentiis, Ulisse di Mario Camerini è il grande kolossal che porta l’Odissea nel cinema popolare italiano e internazionale degli anni Cinquanta. Kirk Douglas è un eroe energico e muscolare, Silvana Mangano interpreta sia Penelope sia Circe, trasformando le due donne nell’immagine speculare della fedeltà e della tentazione, mentre Anthony Quinn presta ad Antinoo la presenza del perfetto antagonista. Il poema viene condensato in un’avventura spettacolare tra Polifemo, sirene, naufragi e ritorni, con effetti speciali ai quali collaborò, senza essere accreditato, anche Mario Bava. Camerini semplifica Omero ma conserva il piacere puro del racconto, anticipando la grande stagione del peplum italiano. Fu il maggiore incasso della stagione 1954-55: un’Odissea in Technicolor, ingenua e solenne, pensata per restituire il mito al grande pubblico.
3 L’Odissea
Giuseppe De Liguoro, Francesco Bertolini, Adolfo Padovan
1911
Prima di Nolan, gli italiani facevano già i kolossal. Dopo il successo dell’Inferno, Giuseppe De Liguoro, Francesco Bertolini e Adolfo Padovan affrontano un’altra impresa quasi impossibile: condensare l’intera Odissea in poco più di quaranta minuti. Realizzato dalla Milano Films per l’Esposizione internazionale di Torino del 1911, è la prima trasposizione cinematografica organica del poema omerico. Diviso in tre parti, conta su scenografie dipinte a mano, masse di comparse e trucchi artigianali che trasformano il mito in uno spettacolo ambizioso, pensato per stupire il pubblico dell’epoca. Oggi può apparire statico e ingenuo, ma rimane un’opera pionieristica: quando il cinema era ancora muto, quello italiano aveva già deciso di pensare in grande. Per questo è medaglia di bronzo.
2 Odissea
Christopher Nolan
2026
È ancora troppo presto per sapere se questa Odissea resterà nella storia del cinema come altre opere di Christopher Nolan. Ma una cosa si può già dire: è un grande film, in tutti i sensi, e gli oltre 260 milioni di dollari incassati nel primo weekend dimostrano che anche Omero può ancora diventare un fenomeno popolare. Nolan non cerca una trasposizione filologica: conserva l’ossatura del poema, incorpora elementi dell’Iliade e riorganizza il racconto secondo il proprio stile, intrecciando presente, memoria e narrazione. Il mito diventa così un dramma contemporaneo sulla guerra, sul senso di colpa e sul trauma, raccontato con dialoghi moderni, immagini monumentali e improvvise incursioni nell’horror. Matt Damon interpreta un Odisseo stanco, concreto e tutt’altro che invulnerabile. Un adattamento libero e spettacolare, che non prova a illustrare Omero: lo riscrive nel linguaggio di Nolan. E gli restituisce la dimensione di un grande racconto collettivo.
1 Odissea
Franco Rossi
1968
Prima che le serie televisive diventassero cinema, l’Odissea di Franco Rossi aveva già indicato la strada. Realizzata in otto puntate attraverso una co-produzione tra Italia, Francia, Germania Ovest e Jugoslavia, fu uno dei progetti più ambiziosi mai affrontati dalla televisione europea. Bekim Fehmiu è un Ulisse severo e carismatico, Irene Papas una Penelope di intensità quasi arcaica, mentre Giuseppe Ungaretti introduce ogni episodio leggendo alcuni versi del poema. Girata a colori, benché gli italiani la vedessero ancora in bianco e nero, univa fedeltà al testo, riprese in esterni e invenzioni spettacolari, compreso il Polifemo diretto da Mario Bava. Milioni e milioni di spettatori seguirono il viaggio: un successo che contribuì a trasformare lo sceneggiato Rai in un cult che dura ancora oggi. Non soltanto una delle migliori versioni di Omero sullo schermo, ma un momento in cui la televisione italiana dimostrò di poter essere davvero epica.













