Le migliori serie italiane del 2021 | Rolling Stone Italia
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Le migliori serie italiane del 2021

La fine di ‘Gomorra’, la commedia di Totti, le (re)visioni di Ammaniti, il (bellissimo) passaggio in tv di Muccino, le piccole rivoluzioni al femminile di Mamma Rai. E il titolo che ha steso tutti: ‘Strappare lungo i bordi’ di Zerocalcare. Daje!

Artwork: Stefania Magli

10Leonardo (RaiPlay)

In equilibrio tra storia del genio vinciano (di cui coglie l’essenza enigmatica, profonda e intellettualissima) e finzione, un mystery kolossale (si parla di un budget di 30 milioni) in linea con la serialità di oggi. Aidan Turner interpreta un tormentassimo Leonardo (che bacia tutti, e in prima serata su Rai 1 è cosa tutt’altro che scontata), Giancarlo Giannini è il suo maestro Andrea del Verrocchio, Freddie Highmore una sorta di Sherlock rinascimentale incaricato di risolvere il fattaccio. E Matilda De Angelis, la nostra neodiva da esportazione, è Caterina da Cremona, musa dell’artista. Senza dimenticare il debutto internazionale di Pierpaolo Spollon, nei panni di un Michelangelo rockstar.

9Imma Tataranni – Sostituto procuratore 2 (RaiPlay)

Il secondo capitolo è sempre più difficile, ma non se sei (ormai) una corazzata giallo-comedy che poggia su una super scrittura, un super ritmo e, soprattutto, un super cast. Il sostituto procuratore del titolo, di stanza a Matera, è un personaggio anticonvenzionale per stare in prima serata Rai: o forse, semplicemente, anche la tv di Stato ha saputo aggiornare i suoi eroi (no: le sue eroine) al tempo che viviamo. Con lo spirito leggero che serve. Ma il vero motivo del successo ha un nome e un cognome: Vanessa Scalera. Da nicchia a pop: se lo merita tutto.

8Generazione 56K (Netflix)

La prima serie dei The Jackal, una rom-com in salsa napoletana, ha un senso dello storytelling notevolissimo e riesce a riadattare modelli precisi in modo originale, intelligente e, soprattutto, nostrano. Come pochi hanno saputo fare in passato. Tra tuffi 90s in una Procida malinconica e mediterranea che ricorda le atmosfere del Postino e ritorni al presente in una Napoli giovane, dinamica e più che mai contemporanea lontana da Gomorra. Pure il cast è centrato: oltre alle certezze Fru e Fabio Balsamo, perfetti anche Angelo Spagnoletti e Cristina Cappelli. Un effetto-nostalgia mai troppo cercato o forzato, ma che fa naturalmente sorridere. E fa bene al cuore.

7Vita da Carlo (Amazon Prime Video)

Dopo film claudicanti (è un eufemismo), finalmente un soggetto che riporta Carlo Verdone a quello che è Carlo Verdone. Ovvero il malin-comico per eccellenza del nostro cinema, qui capace – con un doppio salto mortale – di fare autofiction senza perdere il tocco di fantasia. La storia del finto/vero Carlo, candidato sindaco di Roma “a sua insaputa”, è soprattutto la storia di un mondo e di una città, sostenuta da scelte di cast impeccabili (l’amico Max Tortora in testa). Ma anche un modo tenero e intelligente per fare psicanalicamente, a settant’anni, i conti con sé stesso e il proprio cinema. Un grandissimo ritorno.

6Blanca (RaiPlay)

Un crime drama con risvolti romantici su una ragazza non vedente, dolce ma anche tostissima e sarcastica, che ha un sogno: diventare una consulente della polizia. Dopo il fenomeno DOC – Nelle tue mani, Jan Maria Michelini (se non sapete ancora chi è, vergogna) rivoluziona di nuovo la prima serata di Rai 1, portando in tv una serie (basta chiamarla fiction) street-funk con atmosfere ispirate dalle musiche dei Calibro 35 e dal genere anni ’70, ma sempre contemporanea e con trovate di regia (e audio: vedi alla voce “olofonia”) che ci immergono nel mondo di Blanca (l’ottima Maria Chiara Giannetta). Il plot twist clamoroso con un grandissimo Spollon inedito fa il resto.

5A casa tutti bene (Sky e NOW)

Dal film (e che film) alla serie: che rischio. Ma, se ti chiami Gabriele Muccino, saprai mantenere intatto il tuo mondo (anzi: la tua House of Mucci, copyright Rolling Stone) facendolo diventare al contempo una cosa nuova e freschissima. Tra un cinismo alla Succession e svolte thriller felicissime, la famiglia Ristuccia è più stronza di prima. E l’autore la usa per continuare a raccontare sé stesso e le proprie nevrosi, con una sincerità e una spudoratezza ogni volta disarmanti (e una regia al solito travolgente). Il cast, meno noto rispetto all’originale, funziona benissimo lo stesso (menzione speciale per il Riccardino di Alessio Moneta, una scoperta): vabbè, se ti dirige Gabbrie’…

4Speravo de morì prima (Sky e NOW)

Come si racconta Er Pupone tenendo insieme l’epica dello sportivo e l'(auto)ironia del barzellettaro? Dopo il (bellissimo) documentario di Alex Infascelli, Sky sceglie una chiave opposta e ugualmente perfetta: quella della commedia all’italiana in purezza. A partire dal titolo, Speravo de morì prima sembra un pezzo di cinema nostrano degli anni’60/’70, in perfetto equilibrio tra farsa e senso del costume sociale. Il regista Luca Ribuoli, che si è fatto le ossa in Rai, è una rivelazione per come riesce a produrre questo miracolo di registri, ma gran parte del lavoro la fa ovviamente il cast: non solo Pietro Castellitto, più vero del vero, anche i supporting (in particolare mamma Monica Guerritore, GianMarco Tognazzi/Spalletti e Gabriel Montesi/Cassano) sono dei fuoriclasse. Da molti incompreso: ca**i vostri.

3Anna (Sky e NOW)

Niccolò Ammaniti è uno dei più grandi narratori di questo Paese: e questo lo sapevamo. Il passaggio dalla pagina scritta all’immagine filmata non era però scontato. Dopo la prova generale (ma era molto di più) con la folgorante Il miracolo, lo scrittore – e oggi regista totalmente in solitaria – resta nella serialità e stavolta sceglie di adattare sé stesso, ma amplificando la potenza del suo romanzo uscito nel 2015. Di mezzo c’è un virus che rende tutto ancora più simbolico, ma la forza sta nel re-immaginare un universo sospeso tra post-apocalisse e favola per bambini che omaggia tantissimo cinema, ma non assomiglia a nient’altro. Meravigliosa la giovane protagonista Giulia Dragotto, un volto che speriamo resti nel nostro cinema.

2Gomorra – Stagione finale (Sky e NOW)

È la fine, già (e pure Marco “Ciro” D’Amore non se ne capacita). Come concludere la serie italiana che ha cambiato per sempre il linguaggio delle serie (non solo) italiane? Tornando al principio, e alla sua epica insieme popolare e altissima. E riaffidando la scena a Ciro e Genny, maschere scespiriane alla resa dei conti definitiva (o forse no?). New entry all’altezza (su tutte la Tania Garribba del Primo re) e solita regia sontuosa di Claudio Cupellini e dello stesso D’Amore. Un capolavoro senza cui non esisterebbe tutto quello che vediamo, o quasi: non c’è altro da aggiungere.

1Strappare lungo i bordi (Netflix)

Chiamatelo “ultimo intellettuale” o quel che volete. Di certo Zerocalcare è uno dei fenomeni culturali del decennio, se non IL. E, dopo i dispacci-video dal lockdown, con Strappare lungo i bordi conferma il suo talento di cantastorie anche nell’animazione. La scusa è quella di un viaggio, che Zero intraprende con gli amici di sempre, Sarah e Secco (protagonista di uno dei meme più belli dell’anno), ma come sempre dentro c’è TUTTO. Zerocalcare va ben oltre l’essere la voce di una generazione per diventare l’interprete di qualcosa di ancora più universale. Che vi farà ridere e singhiozzare. A volte insieme.