Le migliori serie internazionali del 2021 | Rolling Stone Italia
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Le migliori serie internazionali del 2021

Il fenomeno 'Squid Game', la 'saga' sui Beatles by Peter Jackson, l'esperimento più audace dei Marvel Studios (aka 'WandaVision'), la tostissima 'Maid'. Ma anche Fran Lebowitz, 'White Lotus' e gli stronzi più belli della tv

Artwork: Stefania Magli

15Master of None – Istanti d’amore (Netflix)

Dopo le (stupide) accuse in odor di MeToo, Aziz Ansari torna ma “scompare” dalla serie che l’ha consacrato. E, scoprendosi un regista sopraffino, gira la stagione forse più bella di tutte. Ovvero quella che ha come suo focus la coppia composta da Denise e Alicia (Lena Waithe e Naomi Ackie, entrambe eccellenti), tra amore e disamore: impossibile restare impassibili di fronte al loro arco narrativo e psicologico (vedi, in particolare, il viaggio di Alicia nei meandri della fecondazione assistita). Il vero remake “a sua insaputa” di Scene da un matrimonio: altro che (i pur bravissimi) Jessica Chastain e Oscar Isaac…

14Only Murders in the Building (Disney+)

Una giallo-comedy pura e semplice? Si può ancora fare, che sollievo. Quello di Only Murders in the Building è un soggetto che sarebbe piaciuto a Woody Allen, ma disneyanamente edulcorato: un lussuoso condo dell’Upper Manhattan, due glorie della commedia americana (Steve Martin e Martin Short, impegnati in una gara di bravura), un intrigo stupidino ma efficace. I tempi comici sono perfetti (persino quelli di Selena Gomez, che veniva difatti dall’alleniano Un giorno di pioggia a New York) e l’omaggio a un modo di fare il cinema come non si fa più mette tenerezza. Una chicca.

13L’assistente di volo (Sky e NOW)

Una comedy? Certamente. Un thriller? Anche. Un mélo? Per certi versi. Forse L’assistente di volo è solo… L’assistente di volo. Un prodotto che sulla carta poteva sembrare uguale a mille altri, e che invece si rivela portatore di una natura tutta sua, anche nelle scelte di regia e registro. Il fiuto (e il merito) è dell’attrice e produttrice Kaley Cuoco, che è riuscita a smarcarsi dal personaggio cult di The Big Bang Theory che rischiava di fagocitarla per sempre per rivelarsi una nuova (abilissima) player di Hollywood. Si attende la seconda stagione: Covid (e viaggi internazionali) permettendo.

12Loki (Disney+)

Loki è un perfetto esempio della sfida che i franchise devono affrontare quando il personaggio, grazie al carisma dell’attore che li interpreta, passa da villain a eroe titolare di una serie. Via allora la revisione psicologica del “cattivo” più cool e divertente del Marvel Cinematic Universe. Ovvero il dio dell’inganno, figlio adottivo di Odino e fratellastro e storico antagonista di Thor, da sempre interpretato da un Tom Hiddleston on fire. Il resto lo fa l’idea: un mix tra un epico viaggio nel tempo (grazie alla Time Variance Authority) e un simil-procedurale con punte comiche, vedi il feeling con l’agente impersonato da Owen Wilson.

11The Underground Railroad (Amazon Prime Video)

Gran successo di critica (meno di pubblico) per la serie che il manieratissimo Barry Jenkins (regista premio Oscar per Moonlight e poi autore di Se la strada potesse parlare) ha tratto dal romanzo vincitore del Pulizter La ferrovia sotterranea di Colson Whitehead. L’ambizione (già del libro) è altissima: raccontare una “anti” Storia degli afroamericani che però sembra più vera del vero. L’esito è eccessivo, barocco, monstre in tutti i sensi: ma siamo dalle parti del grande Cinema, senza se e senza ma. E la protagonista Thuso Mbedu è, semplicemente, una folgorazione.

10American Crime Story: Impeachment (Fox)

Alla terza stagione (antologica) dopo il riuscitissimo Caso O.J. Simpson e il pasticciatissimo Assassinio di Gianni Versace, Ryan Murphy firma uno dei suoi affreschi più ricchi e sfumati: quello dedicato al Sexgate che travolse Bill Clinton (e fece di Monica Lewinsky una star suo malgrado). Scadere nel gossip e nella pruderie era facile, invece Murphy vince perché fa di questa storia una guerra in cui tutti sono carnefici, e nessuno è davvero vittima: nemmeno Monica (una grande Beanie Feldstein), ragazza innamorata ma in fondo anche lei artefice del proprio destino. Cast gigione, che però giganteggia: dal Presidente di Clive Owen alla Linda Tripp dell’habituée Sarah Paulson.

9Omicidio a Easttown (Sky e NOW)

Se a inizio anno HBO aveva sfornato il pastiche (per quanto a suo modo riuscito) The Undoing, starring Nicole Kidman e Hugh Grant, pochi mesi dopo sembra rispondere a sé stessa con un giallo (è il trend di stagione) che invece si conferma assai più maturo. L’impianto è classico, la star non manca (favolosa l’imbruttita – vabbè – Kate Winslet, anche se spesso le rubano la scena comprimarie come Julianne Nicholson e Jean Smart), l’intrattenimento vecchia maniera: una puntata a settimana per scoprire come evolve il caso della detective protagonista, tra svolte telefonate e un finale che accontenta o scontenta il pubblico, com’è giusto che sia. Pare la tv di una volta: che bello.

8Tenebre e ossa (Netflix)

Basata sul cosiddetto “Grishaverse”, e cioè l’opera dell’autrice statunitense di origini israeliane Leigh Bardugo, Tenebre e ossa è una miscela avvincente di intrighi, romanticismo e azione, intrisa di un’estetica che è in parte steampunk e camp, in parte Russia imperiale. Il mood generale è quello di un fantasy atipico con splendidi costumi e scenografie che ti portano dentro, rendendo la serie una vera e propria esperienza coinvolgente e immersiva. Ambizioso? Certo, ma anche la testimonianza che gli adattamenti televisivi possono addirittura ampliare e migliorare l’idea e il materiale di partenza (ciao, GoT). E avere avere allo stesso tempo ritmo, senso dell’umorismo e un grande cuore.

7The White Lotus (Sky e NOW)

Metti, una vacanza in un resort… Travestita da giallo (aridaje), la (sottovalutatissima) serie creata da Mike White è una delle più lucide commedie umane viste di recente, capace di fotografare la nostra società come quello che ormai è: un’accozzaglia di gente mitomane, vanesia, meschina, egomane, e aggiungete brutti aggettivi a caso. Setting perfetto, musiche martellanti (di Cristobal Tapia de Veer) che non ti mollano più, e un cast assemblato come meglio non si sarebbe potuto fare: tra i tanti fuoriclasse (Steve Zahn, Murray Bartlett, Connie Britton, Alexandra D’Addario), si staglia la struggente Jennifer Coolidge, subito icon.

6Fran Lebowitz – Una vita a New York (Netflix)

Martin Scorsese e Fran Lebowitz insieme in un racconto della Grande Mela pieno di ironia intelligente, con riferimenti incrociati alla storia cinematografica, letteraria e personale, pieno zeppo di informazioni e opinioni. La scrittrice/intellettuale/umorista spesso si lamenta come solo lei sa e può, mentre Marty lavora come suo hype man e maestro di cerimonie. Ne esce una sorta di saggio vivente sugli alti e bassi della vita urbana e, soprattutto, una sfilza di chicche, intensificate dalla situazione pandemica. Fran, insegnaci la vita.

5Maid (Netflix)

Con il suo carisma, la sua sensibilità e, nello stesso tempo, una levità che rendono sopportabili anche le sequenze più toste della miniserie Netflix, Margaret Qualley (figlia di Andie MacDowell e già pupilla di Tarantino in C’era una volta a… Hollywood) è il motivo principale del successo di Maid. Ma non l’unico. L’adattamento del memoir di Stephanie Land su una giovane madre con figlia piccola a carico che fugge da una relazione abusiva e che deve lottare contro le difficoltà del sistema per sopravvivere evita tutti i cliché e le soluzioni facili. L’unica via è lavorare sodo. E farcela da sola.

4WandaVision (Disney+)

Kevin Feige (che ora è il deus ex machina di TUTTO, serie comprese) e soci hanno inaugurato la nuova era dei Marvel Studios con un esperimento audacissimo: fondere il cinecomic con le sitcom americane più classiche, da Vita da strega alla Famiglia Brady. Whaaat?!, direte voi. E invece ne viene fuori un delizioso pastiche, in cui finalmente Elizabeth Olsen (Wanda Maximoff) e Paul Bettany (Visione) hanno pane per i loro denti. WandaVision si rivela pure una profonda riflessione sul lutto e sulla famiglia, centratissima per battezzare la fase quattro dell’Universo Cinematografico Marvel. Menzione speciale per quella fuoriclasse di Kathryn Hahn.

3The Beatles: Get Back (Disney+)

Un “documentario sui Beatles”? Definire questa serie soltanto così sarebbe riduttivo. Date a Peter “The Lord of the Rings” Jackson una storia da raccontare, e lui ne tirerà fuori una saga kolossale. Quello, del resto, è stata la parabola dei Fab Four, di cui vediamo qui per la prima volta immagini inedite (e meravigliosissime). Ma che sono svelati principalmente nella loro umanità: vedi le occhiate che si lanciano John e Paul (i cognomi non servono), che bastano a spiegare perché sono stati la più grande band di sempre. Yōko Ono si riconferma la supporting più odiata di tutti i tempi: ai fini di questa epica cavalcata, è giusto così.

2Squid Game (Netflix)

Tutto il mondo sa cos’è Squid Game, anche le persone che non l’hanno vista. Ah, no: l’hanno vista tutti. E in pochissime settimane. La serie sudcoreana che ha sbancato Netflix nei cinque continenti è un instant cult (e classic) per potenza visiva e narrativa: riesce a raccontare la guerra tra poveri che è diventata questa nostra pazza pazza epoca aggiungendo un compendio estetico (le tute, la bambolona killer, eccetera) entrambi universali. È derivativo (da Hunger Games a Parasite), certamente: ma contemporaneamente del tutto nuovo. Interpretazioni monumentali, svolte incredibili (le biglie!), finale che ha sollevato il famigerato dibattito (e quando succede, oramai). Non solo una serie: Squid Game, e basta.

1Succession 3 (Sky e NOW)

Fondamentalmente tutte le serie sono costruite su formule: le storie possono evolversi e i personaggi crescere nel corso degli anni, ma ci sono elementi fondamentali che in qualche modo devono ripetersi più e più volte. Quello che differenzia i grandi titoli dal resto è come continuano a proporre quello schema e come lo usano per veicolare un messaggio, che qui resta uno e uno solo: il poco edificante “siamo tutti essere piccoli e stronzi” (e per questo bellissimi e pure teneri) come i Roy. Non c’è molto altro da dire sulla terza stagione, o quantomeno non molto di più rispetto a quel che si è già detto sulla serie meglio scritta, diretta e recitata degli ultimi anni. Qui la formula è: arriva una crisi, Logan sembra in difficoltà, ma alla fine tutto si sistema per il vecchio cattivo. Dovrebbe essere una palla. E invece resta lo show più selvaggiamente divertente e lucidamente bastardo di sempre.