Ci sono poche cose più esaltanti che afferrare il microfono durante una serata karaoke in un bar e lanciarsi con un grande classico. Magari siete già al terzo cocktail della serata, o forse siete semplicemente ubriachi di vita, ma in ogni caso ci si diverte. O almeno qualcuno si diverte. È naturale, quindi, che il cinema sia abbastanza furbo da usare una serata karaoke come pretesto per far emergere il Sinatra interiore di qualcuno. Come dimostra la recente sequenza memorabile di L’ultima missione – Project Hail Mary, si conquista sempre il pubblico con un’ottima versione di un brano di Harry Styles (chi lo avrebbe mai detto che Sandra Hüller avesse una voce del genere?).
In onore di quel numero sulle note di Sign of the Times, ecco una selezione delle nostre scene di karaoke al cinema preferite. Una nota sul metodo: non abbiamo considerato le scene in cui qualcuno è semplicemente ubriaco in un bar con un microfono in mano (sorry, 27 volte in bianco, Storia di un matrimonio e Top Gun). Non abbiamo considerato le sequenze in cui qualcuno sta testando una delle prime macchine karaoke da Brookstone cantando Surrey With the Fringe on Top DAVANTI A IRA! (sorry, Harry Burns). Non abbiamo incluso quella scena di Aftersun perché è semplicemente troppo triste. Abbiamo invece incluso In Dreams in Velluto blu perché amiamo David Lynch e siamo noi a fare le regole.
Scaldate le corde vocali, si comincia.

15 Tale padre
2018
Da serie per adolescenti a commedie per mamme preconfezionate fino alla vostra opinione su Dax Shepard, Kristen Bell è capace di migliorare praticamente qualsiasi cosa. Purtroppo questo superpotere non si è esteso a questa dramedy Netflix in cui interpreta una workaholic tuttofare lasciata sull’altare che finisce sulla crociera del suo viaggio di nozze insieme al padre con cui ha un rapporto difficile, Harry (Kelsey Grammer). Il film lascia molte domande senza risposta, tipo: perché non li disturba di più che la gente li scambi per una coppia sposata? Hanno fatto un provino insieme a Bell e Grammer prima di dare il via libera al progetto? È solo una pubblicità estesa per la compagnia di crociere Royal Caribbean? Ma la sua ancora di salvezza è la dedizione dei due al karaoke. Il primo giorno sulla nave scoprono che c’è una gara di karaoke l’ultima serata, e dopo aver vinto l’accesso a una lounge privata in un gioco per coppie di sposi (è imbarazzante, sì), si esercitano con la loro canzone a tema: Come Sail Away degli Styx. Dalle mosse coreografate ai duetti armonizzati fino al momento in cui chiamano i loro amici sul palco durante un assolo strumentale particolarmente lungo, è una masterclass di showmanship karaoke. Il resto del film, però, potete tranquillamente saltarlo. – Elisabeth Garber-Paul

14 Tra le nuvole
2009
Natalie Keener (Anna Kendrick) sarà pure una stella nascente d’acciaio e piena di ambizioni in un’azienda che licenzia (pardon, “ridimensiona”) centinaia di persone al giorno, ma pure lei non è immune ai capricci imprevedibili dell’amore. Dopo che il suo ragazzo la lascia via sms, si intrufola in una festa aziendale, balla sulle note di Young MC e, più tardi, su una barca canta le sue emozioni con Time After Time di Cyndi Lauper. Pitch Perfect sarebbe arrivato due anni dopo, e il Kendrick Vocal Universe aveva già preso il via sei anni prima con Camp. Ma per l’attrice in versione malinconia pura, niente batte questa scena. – Jason Newman

13 Sballati per le feste!
2015
Un decennio prima della festa biblica a base di droghe di Seth Rogen in The Studio, eccolo che va di funghi e cocaina con Anthony Mackie e Joseph Gordon-Levitt in questa commedia da sballo con strizzate d’occhio distorte a classici come La vita è meravigliosa. Come parte di una reunion natalizia annuale, il trio di amici d’infanzia si cimenta con Christmas in Hollis dei Run-D.M.C. in un karaoke bar, completo di maglioni brutti, pose b-boy, un robot e il Kid ‘n Play Kickstep. È un po’ pacchiano, ed è voluto. Quasi sicuramente. – J.N.

12 Duets
2008
Quello che segue è la descrizione di un film realmente uscito nelle sale cinematografiche: Gwyneth Paltrow e Huey Lewis (senza i News) sono padre e figlia che si incontrano per la prima volta al funerale della madre di lei. Il padre si guadagna da vivere girando il Paese e battendo i cantanti nei karaoke bar e nelle gare canore. La figlia decide di seguirlo. Le trame secondarie vedono grandi attori come Paul Giamatti, Andre Braugher e Maria Bello nei panni di altri ossessionati dal karaoke, alle prese con dialoghi assolutamente agghiaccianti in situazioni al limite del surreale. Qualcuno muore. Incredibilmente, non si tratta della carriera di nessuno dei protagonisti. Ancora più improbabile: la versione di Cruisin’ di Smokey Robinson cantata da Paltrow e Lewis (la scena che funge da climax feel-good del film) era abbastanza buona da restare per una settimana al primo posto della Billboard Adult Contemporary Chart. Forse non è il miglior film sul karaoke, ma è sicuramente il film più karaoke di tutti. – Maria Fontoura

11 Velluto blu
1986
La scena di Velluto blu in cui Dean Stockwell interpreta In Dreams di Roy Orbison non è solo uno dei momenti più inquietanti e stranamente perturbanti del film, è anche uno dei setup karaoke più agghiaccianti nella storia del cinema. Jeffrey Beaumont, interpretato da Kyle MacLachlan, e la Dorothy Vallens di Isabella Rossellini sono stati trascinati in un covo segreto dallo psicopatico Frank Booth, interpretato da Dennis Hopper. Lì, il suo complice Ben (Stockwell) dà inizio alla sua versione infinitamente sinistra del classico di Orbison del 1963, il volto illuminato da un bagliore spettrale emanato dal microfono. Tutti, spettatori compresi, guardano in trance, finché Frank non spegne la musica e riporta bruscamente la stanza alla realtà urlando: “Andiamo, cazzo!”. Il tutto amplifica il terrore e la tensione del film, catturando il gusto di David Lynch per le sorprese atmosferiche da “ma cosa sta succedendo?!”, ed è rimasto nella memoria collettiva come il “karaoke dall’inferno.” – Julyssa Lopez

10 Crossroads – Le strade della vita
2002
Vent’anni prima di vincere un Oscar, Zoe Saldaña faceva da spalla a Britney Spears nel debutto cinematografico della popstar. Insieme a Taryn Manning, interpretano un trio di amiche in viaggio on the road attraverso gli Stati Uniti alla ricerca di sé stesse. Naturalmente non c’è niente come il karaoke per far uscire le introverse (e le brave ragazze) dal guscio, e la studentessa modello Lucy Wagner di Spears mette la teoria alla prova, abbracciando la sua Joan Jett interiore e sparandosi l’inno I Love Rock ‘n’ Roll a tutto volume. Da quel momento Lucy non è più una bambina, non è ancora una donna, ma almeno è più indipendente di quando le tre si erano messe in viaggio. – Michele Amabile Angermiller

9 Ted
2012
Si potrebbe dire che il film di Seth MacFarlane su un orsacchiotto parlante da confraternita universitaria e il suo migliore amico umano Peter Pan-style, John (Mark Wahlberg), è infantile e pieno di battute che non hanno retto al tempo. Si potrebbe però anche sostenere che ha momenti genuinamente, inequivocabilmente divertenti. (Ha pur sempre generato un sequel cinematografico e una serie prequel.) Ted che fa il karaoke alla festa che lui e John organizzano a casa è uno di quei momenti. Sulle note del banger degli Hootie and the Blowfish del 1995 Only Wanna Be With You, Ted (doppiato da MacFarlane, che ha anche scritto e diretto il film) prende in giro i cantanti in stile anni Novanta (quel growl gutturale e baritonale onnipresente!) con un’esagerazione crescente, finché la sua performance non degenera in una resa ululante di sole vocali. Purtroppo è inframmezzato da alcune battute di MacFarlane sconcertanti e offensive, ma il cazzeggio del karaoke? Capolavoro. – M.F.

8 Saltburn
2023
Saltburn segue il bizzarro psicodramma tra due studenti britannici a Oxford: il ricco rampollo Felix (Jacob Elordi) e l’arrampicatore sociale Oliver (Barry Keoghan). Le loro dinamiche di potere malate vengono riassunte ovviamente durante una festa a base di karaoke nella villa di famiglia di Felix. Uno dei suoi amici upper class sceglie una canzone per Oliver: Rent dei Pet Shop Boys, classico synth-pop del 1987 sul sesso e il denaro. Ma il volto di Keoghan si fa cupo quando arriva all’hook immortale: “I love you, you pay my rent“. “Di solito le nostre canzoni vengono usate nei film per indicare che sei in un gay club alla fine degli anni Ottanta,” ha detto Neil Tennant dei Pet Shop Boys a Rolling Stone nel 2024. “Ormai sono stufo”. Ma questa volta era diverso. “In Saltburn cantano Rent in una scena con il karaoke, ma fa parte della trama. È una cosa rarissima. La canzone fa un punto estremamente sardonico sul suo rapporto con il proprietario della villa”. – Rob Sheffield

7 La rivincita delle sfigate
2019
Il debutto alla regia di Olivia Wilde è disseminato di momenti di comicità pura mentre le migliori amiche Molly (Beanie Feldstein) e Amy (Kaitlyn Dever) comprimono quattro anni di sregolatezze adolescenziali in una sola notte. Ma è il karaoke sulle note di You Oughta Know di Alanis Morissette durante la festa finale a portare il film a un altro livello. Invece di usare una base, Wilde ha deciso di tentare il tutto per tutto per ottenere i diritti dell’inno delle rotture degli anni Novanta, arrivando persino a scrivere una lettera personale a Morissette. “Ho detto quanto avesse significato per me al liceo Jagged Little Pill in particolare,” ha raccontato Wilde a HuffPost nel 2019. Ha funzionato e, per fortuna, la canzone era anche il karaoke preferito di Dever. La scena si apre con George (Noah Gelvin), sfrontato leader del dipartimento di teatro, che inghiotte letteralmente il microfono, prima che Amy prenda il sopravvento, uscendo dal suo personaggio timido e incarnando quel tipo di coraggio che arriva solo quando canti davanti a una stanza piena di gente. – Maya Georgi

6 Incubo finale – So cosa hai fatto 2
1998
Uno dei picchi del cinéma du karaoke degli anni Novanta è questo classico thriller ultra-kitsch, sequel del blockbuster So cosa hai fatto. Julie (Jennifer Love Hewitt) e i suoi amici universitari vanno in vacanza alle Bahamas cercando di dimenticare quella volta in cui hanno investito un passante, sono fuggiti dalla scena del crimine e sono stati poi inseguiti da un serial killer vendicativo. (Come disse Hewitt a Rolling Stone all’epoca: “Sul set scherzavamo dicendo che avremmo dovuto rinominare il film So cosa hanno fatto le tue tette l’estate scorsa“.) I ragazzi si rilassano nella karaoke lounge, dove Julie canta a squarciagola il classico anni Settanta I Will Survive. Finché non alza gli occhi al testo sullo schermo e vede un messaggio: “So ancora cosa hai fatto l’estate scorsa!”. Quindi… survive? Forse no. – R.S.

5 Il matrimonio del mio migliore amico
1997
Guardare Cameron Diaz gracchiare sulle note di I Just Don’t Know What to Do With Myself di Burt Bacharach in una delle scene di karaoke più credibili di sempre farà sentire quasi qualsiasi cantante dilettante decisamente meglio. Ma quello che le manca nelle doti vocali l’attrice lo compensa con una qualità altrettanto importante: il coraggio. Nel film Diaz interpreta Kimberly, una studentessa ventenne in procinto di sposarsi con il fidanzato Michael (Dermot Mulroney), che invita al loro matrimonio la sua migliore amica Julianne (Julia Roberts). Julianne decide di essere innamorata di Michael e cerca di conquistarlo, stringendo amicizia con Kimberly. È un comportamento da sociopatica mascherato da amore (meno male che arriva Rupert Everett a rimettere tutti in riga), ma il karaoke è un momento rivelatore sia per Julianne che per il pubblico: Kimberly forse non è perfetta, ma di fegato ne ha da vendere. – E.G.P.

4 Il rompiscatole
1996
A metà degli anni Novanta, la critica non era ancora pronta a vedere Jim Carrey (quello che aveva insegnato a una generazione di bambini a parlare con il sedere in Ace Ventura) come un attore serio. Naturalmente questo non lo ha fermato. In questa commedia nerissima, Carrey interpreta l’addetto alle utenze Chip, che inizia a perseguitare il suo nuovo amico Steven Kovacs (Matthew Broderick). Chip organizza una festa a tema karaoke nell’appartamento di Kovacs, che diventa rapidamente distorta e scomoda quando si lancia in una versione di Somebody to Love dei Jefferson Starship, dimenandosi sul pavimento mentre dà alle parole un vibrato esagerato. La scena è inquietante e non aiuta il fatto che sia alternata a immagini di Kovacs che va a letto con una donna che non sa ancora essere una prostituta. Ma prendendo l’ossessione del regista Ben Stiller per la nostalgia dell’infanzia e rivoltandola come un bambolotto dell’orrore, The Cable Guy (così in originale) sfrutta la fisicità di Carrey per il male. – EGP

3 Il diario di Bridget Jones
2001
Il karaoke nel Diario di Bridget Jones è breve ma essenziale: stabilisce la dinamica fondamentale (e cioè: eroina pasticciona in pena per uno stronzo affascinante) che fa del film un archetipo della commedia romantica dei primi anni Duemila. Cantando, e usiamo il termine con molta generosità, Without You dei Badfinger alla festa di Natale del suo ufficio, la Bridget di Renée Zellweger centra ogni nota dell’umiliazione, se non quelle effettive della canzone. La sua performance da Oscar di trenta secondi include parole strascicate, un’estensione vocale che perfora i timpani e una sigaretta accesa che penzola da una mano. (Ci mancate, anni Duemila.) È al limite dell’incomprensibile, ma è evidentemente abbastanza (chissà come) per attirare l’attenzione del suo capo e crush Daniel Cleaver (Hugh Grant). Non che si riveli poi un gran premio. – CT Jones

2 (500) giorni insieme
2009
Se non eravate già un po’ innamorati di Joseph Gordon-Levitt, guardarlo farsi praticamente possedere dallo spirito di un dio del rock mentre esegue Here Comes Your Man dei Pixies in una delle scene iniziali di questa rom-com leggermente malinconica è più che sufficiente per arrivarci. Quando scorrono i titoli di coda di (500) giorni insieme, il Tom Hansen di JGL ha avuto il cuore spezzato, e il film ha fatto molte dichiarazioni perentorie sull’amore, le manic pixie dream girl e il potere aggregante dell’indie rock. Ma c’è qualcosa di potente nel modo in cui la rappresentazione di una serata karaoke perfetta tra colleghi cattura quella scintilla di nuova amicizia: birre fresche, tavoli appiccicosi e la sensazione crescente che qualcosa, o qualcuno, stia per cambiare la tua vita per sempre. – C.T.J.

1 Lost in Translation
2003
Bill Murray è noto per fare irruzione nelle karaoke room nella vita reale e imbastire numeri improvvisati per fan attoniti, quindi non sorprende che il suo dilettantismo canoro notturno sia probabilmente il momento più alto del malinconico capolavoro di Sofia Coppola. In giro per Tokyo di notte, la star del cinema interpretata da Murray e la turista annoiata di Scarlett Johansson finiscono per intrufolarsi in una sala karaoke, dove lui si lancia in una versione esuberante di Peace, Love and Understanding e lei si esibisce in una seducente Brass in Pocket. Poi Murray attacca con More Than This, e quella che inizia come un’interpretazione leggermente distaccata del classico dei Roxy Music si trasforma in un lamento genuinamente stanco del mondo. Si vede il legame emotivo tra i due personaggi che cresce sulle loro sensazioni di spaesamento e noia mentre lui sospira “you know there’s nothing / more than this“. E, per un momento, due anime solitarie trovano qualcuno che capisce davvero cosa significa sentirsi perduti. – David Fear










