I top e i flop della cerimonia di premiazione dei Golden Globe 2026 | Rolling Stone Italia
STARRY STARRY NIGHT

I top e i flop della cerimonia di premiazione dei Golden Globe 2026

Dal monologo bomba di Nikki Glaser alle prime vittorie più dolci (vedi Chalamet), fino alla miglior scusa mai sentita per non presentarsi a un evento: la serata tra alti e bassi

I top e i flop della cerimonia di premiazione dei Golden Globe 2026

Seth Rogen, Nikki Glaser e Teyana Taylor ai Golden Globe 2026

Foto: RICH POLK/PENSKE MEDIA

Non è stata esattamente una notte piena di sorprese. Nikki Glaser ha spaccato come conduttrice, Timothée Chalamet ha vinto per Marty Supreme (qui la lista completa dei vincitori). Jennifer Lopez sembrava ancora più giovane dell’ultima volta che l’avete vista. Adolescence e The Pitt hanno fatto incetta di premi. Eppure l’83esima edizione dei Golden Globe Awards è stata ancora una volta una di quelle poche cerimonie che non sono una fatica da guardare. I discorsi erano brillanti, gli sketch comici raramente si trascinavano e non abbiamo dovuto sorbirci categorie come Miglior missaggio del suono (scusate, sound mixer).

In una deviazione notevole rispetto al classico protocollo delle premiazioni, ci sono stati pochi momenti di protesta politica o persino di riconoscimento del fatto che il mondo stia andando a fuoco, fatta eccezione per le spille con la scritta “Be Good” indossate da molti partecipanti in memoria dell’attivista anti-ICE Renee Nicole Good. Per il resto, sembrava che l’umore generale fosse quello di tenere tutto il più leggero possibile. Lo show è stato pieno di momenti divertenti: da tutti i presenti impazziti per Queen Latifah a una standing ovation deliziosamente casuale per Julia Roberts. Ecco uno sguardo ai momenti migliori e peggiori della serata.

TOP:

Nikki Glaser resta la regina dei Globe

Foto: RICH POLK/PENSKE MEDIA

«Proprio come Frankenstein, sono stata assemblata pezzo per pezzo da un chirurgo europeo senza licenza», ha detto la conduttrice Nikki Glaser, dando il via al suo secondo monologo consecutivo ai Golden Globe, di nuovo impeccabile. Ha chiesto a George Clooney di sistemarle la Nespresso. Ha trovato un modo nuovo per prendere in giro Leonardo DiCaprio e le sue fidanzate eternamente under 30, facendo notare: «Di te non sappiamo nient’altro, amico! Tipo: apriti! Ho cercato — l’intervista più approfondita che tu abbia mai fatto è stata su Teen Beat nel 1991». È riuscita a far ridere Sean Penn suggerendo che abbia iniziato a somigliare a una «sensuale borsa di pelle». Ha colpito la versione “alla Bari Weiss” di CBS News proprio sulla rete che trasmetteva i Globes: «Il premio per il Miglior montaggio va a CBS News». Ha sostenuto che Hamnet fosse «in realtà il nome originale di Spanx». E ha chiuso ringraziando Steve Martin e Martin Short per «averci dimostrato che, in questo settore, non si è mai, mai troppo vecchi per avere ancora bisogno di soldi».

TOP:

Teyana Taylor perde il controllo

Foto: RICH POLK/PENSKE MEDIA

Il primo Golden Globe della serata è andato a Teyana Taylor per il ruolo di Perfidia Beverly Hills in Una battaglia dopo l’altra di Paul Thomas Anderson. Quando il suo nome è stato annunciato, Taylor è apparsa sinceramente scioccata e non è riuscita a trattenere le lacrime mentre si rivolgeva ai colleghi. «Oh, mio Dio!», ha detto. «Non avevo quasi nemmeno scritto un discorso perché non pensavo di salire sul palco. I miei figli sono di sopra che guardano: spero che abbiano mollato quei maledetti telefoni e che mi stiano davvero guardando!». È riuscita a ricomporsi quel tanto che bastava per ringraziare, uno dopo l’altro e a mitraglia, tutti le persone che hanno lavorato nel film — incluso Paul “Let Him Cook” Thomas Anderson — prima di chiudere con un messaggio rivolto «alle mie sorelle nere e alle bambine nere che ci stanno guardando stasera: la nostra luce non ha bisogno di permessi per brillare. Apparteniamo a ogni stanza in cui entriamo. Le nostre voci contano. I nostri sogni meritano spazio».

WTF:

Il commento dai margini del palco

Foto. MICHAEL BUCKNER/PENSKE MEDIA; STEWART COOK/CBS/GETTY IMAGES

Siamo sempre favorevoli a provare cose nuove per svecchiare il format delle cerimonie di premiazione, ma i produttori dei Golden Globe di quest’anno hanno fatto cilecca prendendo in prestito un espediente dalle trasmissioni sportive. I veterani del giornalismo di spettacolo Marc Malkin e Kevin Frazier erano piazzati ai lati del palco, incaricati di fornire un commento in diretta mentre i vincitori si avvicinavano per ritirare i premi e nei momenti che precedevano la pubblicità («Non vedo l’ora che arrivino George e Julia!»). L’intento era chiaramente quello di riempire i tempi morti e infilare qualche battuta o curiosità in più, ma i GG non sono né una mostra canina né una partita di hockey. Tra questo e il segnaposto in stile Google Maps che indicava la posizione degli attori in sala (Ah, è lì che è seduto Mark Ruffalo? Fantastico!), possiamo dire con una certa tranquillità che non tutti questi coraggiosi esperimenti funzionano.

TOP:

I peccatori vince il Premio del pubblico

Foto: RICH POLK/PENSKE MEDIA

È facile storcere il naso davanti alla semplice esistenza di questo premio, introdotto di recente e riservato ai film che hanno superato i 150 milioni di dollari di incasso. Ma la vittoria del più audace tra i titoli candidati (se non di tutte le uscite dell’anno), I peccatori di Ryan Coogler, con la sua combinazione unica di vampiri, blues e storia nera, basta a rendere l’operazione sensata. Nel suo discorso, Coogler ha ringraziato il pubblico «per essere venuto in sala», lasciando intendere chiaramente che non era affatto scontato che la sua scommessa avrebbe pagato.

WTF:

Bobby Cannavale salta la serata per andare a una fiera di rettili

Foto: RICH POLK/PENSKE MEDIA

Dal reparto “commedia involontaria”: quando Rose Byrne ha vinto il premio come miglior attrice in un musical o commedia per la sua interpretazione durissima di una madre in crisi in If I Had Legs I’d Kick You, al tavolo non c’era traccia del suo compagno, Bobby Cannavale. “È malato”, vi sarete chiesti? “È impegnato a girare un film in una location remota”? No e no. Alla fine del suo discorso, sincero ed emozionato, Byrne ha risolto il mistero: «Mio marito non è potuto essere qui perché stiamo prendendo un drago barbuto», ha detto, «ed è andato a una fiera di rettili nel New Jersey, quindi grazie, amore».
Non era una battuta. Repticon si stava davvero svolgendo nel fine settimana al New Jersey Convention and Exposition Center di Edison, New Jersey. Bravo Bobby. I Golden Globe ci sono ogni anno. Repticon potrebbe non capitare mai più.

BEST:

Matt Remick vince un Golden Globe per davvero

Foto: RICH POLK/PENSKE MEDIA

Prima di interpretare Matt Remick, il capo dei Continental Studios sfortunato e disperatamente in cerca d’amore, Seth Rogen aveva raramente ricevuto attenzioni dal mondo dei premi, quindi è stato bello vedere continuare la sua sfilza di vittorie grazie a The Studio. Rogen ha portato sul palco il suo consueto fascino sgualcito, scherzando sul fatto che l’unico modo in cui pensava di poter vincere un Golden Globe fosse scriverlo direttamente nella sua serie (vedi l’episodio otto). Poi ha ringraziato come solo lui sa fare i suoi compagni di candidatura: «Soprattutto Steve Martin e Martin Short — ricordo che crescendo vi guardavo pensando: “Un giorno li batterò”».

FLOP:

Lo sketch sull'Ultimate Fighting Championship

Foto: RICH POLK/PENSKE MEDIA

Dopo una pausa confusa nello show — diversi secondi senza musica, senza voce fuori campo e senza nessuno sul palco — un annunciatore ha proclamato l’arrivo della “sicurezza” per le star di Heated Rivalry, Hudson Williams e Connor Storrie. All’improvviso, tra luci stroboscopiche e riff di chitarra piuttosto cafoni, due combattenti di Ultimate Fighting Championship (supponiamo?) hanno fatto il loro ingresso tronfi sul palco… per poi sgattaiolare via quasi subito, come se si fossero già pentiti dell’idea. Sconcertante! Per fortuna, Williams e Storrie si sono ripresi la scena prima che avessimo il tempo di pensarci troppo su.

TOP:

Nikki Glaser prende in giro i podcast, i Globe li celebrano

Foto: RICH POLK/PENSKE MEDIA

Lo spot AMC di Nicole Kidman — quello del «We Make Movies Better» — compie ormai cinque anni ed è stato preso in giro da chiunque, dagli autori di Saturday Night Live fino a Morgan Freeman durante la serata in cui Kidman ha ricevuto l’AFI Lifetime Achievement Award. Ma Nikki Glaser ha ribaltato brillantemente lo sketch, spostando l’azione da una sala AMC chiusa al suo SUV. Lì ha esaltato la natura trascendente dei podcast, mentre mandava avanti veloce pubblicità insulse, ascoltando Will Arnett e Jason Bateman parlare dei loro gusti di biscotti preferiti in SmartLess, e Gwyneth Paltrow rivelare di aver cenato alle 17:45 in Good Hang With Amy Poehler. «Non veniamo solo intrattenuti», ha detto Glaser con solennità, «ma rinasciamo insieme». Subito dopo, Snoop Dogg ha consegnato a Amy Poehler il primo premio di sempre per il Miglior podcast. «So di essere nuova in questo campo», ha detto Poehler. «Ho un rispetto enorme per questo mezzo. Ho grandissimo rispetto per tutti quelli con cui ero candidata. E vi voglio bene a tutti. Tranne NPR. Voi siete solo un gruppo di celebrità che recita al telefono, quindi impegnatevi di più».

TOP:

Rhea Seehorn sotto i riflettori (finalmente)

Foto: RICH POLK/PENSKE MEDIA

Forse non ha lo status da star di serie A di alcune colleghe sedute in sala, ma pochi attori hanno mai dovuto reggere sulle spalle una serie come fa Rhea Seehorn in Pluribus, dove interpreta una delle appena dodici persone rimaste sulla Terra a mantenere una coscienza individuale. Un ruolo enorme, soprattutto per chi arriva da anni di lavoro impeccabile ma spesso sottovalutato dopo Better Call Saul. Il suo discorso è stato umano e umile come raramente capita di vedere durante una cerimonia di premi. «Sono stata a molte di queste feste, e per una come me possono diventare piuttosto spaventose», ha detto con la voce che tremava, prima di ringraziare tutte le donne “di alto livello” presenti in sala per averle insegnato come muoversi nel mondo della awards season. Dopo anni di lavoro eccellente ma poco celebrato, dovrebbe prepararsi a entrare definitivamente anche lei in quel gruppo.

FLOP:

Timothée Chalamet fa il serio

Foto: RICH POLK/PENSKE MEDIA

Ma quante personalità ha Timothée Chalamet? Dopo aver conosciuto il Timmy dolce-giovane-francese e il Timmy umile-discepolo-di-Dylan, ci eravamo appena abituati al Timmy Tim hypebeast del folle tour promozionale di Marty Supreme — tra balletti su Soulja Boy, hangout con gli streamer, piumini arancione fosforescente, pose in cima alla Sphere e auto-incoronazioni delle proprie performance come «roba di livello altissimo». Poi però Timmy finalmente vince un Golden Globe (meritatissimo) dopo anni di candidature e si presenta con un discorso di ringraziamento sussurrato, quasi soporifero. Marty Mauser ne sarebbe inorridito!

Da Rolling Stone US