I top e i flop della cerimonia di premiazione degli Emmy 2026 | Rolling Stone Italia
I Love TV Screens

I top e i flop della cerimonia di premiazione degli Emmy 2026

La notte più importante della tv ha regalato le vittorie attese dai fan, opening discutibili, reunion un po' WTF, lacrimucce e molto altro

I top e i flop della cerimonia di premiazione degli Emmy 2026

La creature Katie Dippold, il cast e la crew di 'Widow's Bay' agli Emmy 2026

Foto: Chloe Kern/WireImage

Molte domande restavano in sospeso alla vigilia degli Emmy 2026: Rhea Seehorn, la musa di Vince Gilligan, si sarebbe finalmente portata a casa un Emmy? I produttori sarebbero riusciti a infilare nella diretta Taylor Swift, candidata come variety special? Widow’s Bay avrebbe fatto piazza pulita, dopo essere arrivata agli Emmy con 19 nomination? E gli sceneggiatori avrebbero dovuto rimettere in discussione le proprie scelte, decidendo di aprire lo show con una lunga parodia di I Love Rock ‘n’ Roll con ballerini che indossavano televisori al posto della testa? Le risposte a queste domande sono sì, sì, sì e sì (qui tutti i vincitori).

Il team di Widow’s Bay si è effettivamente portato a casa un carico di Emmy (gioco di parole non voluto, vista l’ambientazione marinara dello show): sei nella serata, che aggiunti agli otto già vinti nella precedente cerimonia dei Creative Arts Emmy, portano il totale a 14, uno in più del record per una serie comedy stabilito lo scorso anno da The Studio. Ci sono stati riconoscimenti meritati per Jean Smart, Noah Wyle e Stephen Colbert, e un discorso commovente di Michael J. Fox, che ha ritirato il Bob Hope Humanitarian Award per il suo impegno a favore di chi convive con il Parkinson. Ma come in quasi tutte le cerimonie di premiazione, ai momenti alti si sono affiancati altrettanti momenti bassi. Ecco, dunque, la nostra lista degli alti, dei bassi e dei what the fuck della serata.

  • top:

    Kate O'Flynn, a tutte le Patricia del mondo

    L’unica cosa che manca ora a Kate O’Flynn è una corona di corna di cervo (chi ha visto, sa). L’attrice di Widow’s Bay, “ragazza del Lancashire” di nascita inglese (come si è definita lei stessa dal microfono), si è portata a casa l’Emmy come Miglior attrice non protagonista in una serie comedy per il ruolo di Patricia Moyer, l’assistente nevrotica e socialmente inadatta del sindaco Tom Loftis interpretato da Matthew Rhys, nell’ibrido comedy-horror di Apple TV. L’interpretazione di O’Flynn è stata elogiata da critica e pubblico per la sua versione totalmente fuori controllo della regina degli emarginati, il che ha reso la sua vittoria un inizio perfetto per la notte degli Emmy. “Voglio ringraziare il nostro sindaco e tutti i residenti di Widow’s Bay,” ha detto O’Flynn sul palco. “Questo è per tutte le Patricia del mondo”. — CT Jones

  • flop:

    L'opening ha settato il tono alla serata, e il tono era imbarazzante

    Gli Emmy hanno scelto quest’anno un approccio piuttosto insolito, affidando la conduzione a Mariska Hargitay, star di Law & Order e non comica di professione. È un’attrice di grande talento, ma gli sceneggiatori le hanno fatto un pessimo servizio facendole aprire la serata con una parodia di I Love Rock ‘n’ Roll degli Arrows, intitolata I Love TV Screens. Il numero non faceva ridere, nonostante i cameo di Jalen Brunson e Jennifer Coolidge (un verso a campione: “I got six hours so I should probably snooze/Memorize this script or read the news, Ho sei ore quindi dovrei probabilmente dormire/Imparare a memoria questo copione o leggere le notizie”), e includeva ballerini con schermi televisivi al posto della testa. Sembrava lo strano incubo a occhi aperti dell’apertura di una cerimonia di premiazione, ma era tutto fin troppo reale. Sia chiaro: amiamo Mariska Hargitay, gli Arrows, Joan Jett, e molti degli show e delle star candidate quest’anno. Meritavano tutti di meglio. — Andy Greene

  • top:

    Finally Rhea Seehorn

    Gli Emmy hanno sbagliato più e più volte non assegnando a Rhea Seehorn nemmeno un premio per il suo lavoro in sei stagioni di Better Call Saul (era stata candidata due volte come attrice non protagonista). Per fortuna, il creatore di Saul, Vince Gilligan, le ha offerto un’altra occasione scegliendola come protagonista nel suo show di Apple TV, Pluribus. Nel ruolo di Carol, una delle pochissime persone sul pianeta non infettate da un misterioso virus mentale alieno, Seehorn è stata furiosa, sarcastica, tenera, amara, divertente, disperata — tutto e il contrario di tutto. Aveva una concorrenza spietata per Miglior attrice protagonista in una serie drammatica (Zendaya, Keri Russell, Chase Infiniti e Carrie Coon) ma finalmente è arrivato il suo momento. “Questa sono io sotto betabloccanti,” ha detto sul podio, visibilmente scioccata. “Grazie, Vince Gilligan, per avermi dato non solo il ruolo di una vita, ma anche uno spazio in cui possiamo collaborare tutti insieme e in cui possiamo rischiare come artisti”. Speriamo che questo spinga Gilligan a portare in onda la seconda stagione di Pluribus. Siamo stanchi di aspettare. E Seehorn ha bisogno di un secondo Emmy. — A.G.

  • flop:

    (o meglio WTF) Non è la reunion di 'Buffy' che speravamo

    In un mondo giusto, la prima stagione della serie sequel di Buffy l’ammazzavampiri sarebbe partita quest’anno, e forse col tempo avrebbe anche ottenuto una nomination agli Emmy. In questo mondo orribile e decaduto, Hulu ha staccato la spina alla nuova serie di Buffy dopo che il pilot era già stato girato. E non abbiamo nemmeno potuto vederlo. I fan, affamati, si sono dovuti accontentare della vista degli ex co-protagonisti Sarah Michelle Gellar e David Boreanaz, che hanno presentato il premio per Miglior attore protagonista in una miniserie, serie antologica o film TV. “Ho sempre pensato che Buffy e Angel sarebbero finiti insieme,” ha detto Boreanaz, offrendo a Gellar l’assist per una replica al fulmicotone: “Immagino che non lo scopriremo mai”. Se qualche dirigente di Hulu era tra il pubblico, speriamo si sia sentito in colpa. Molto, molto in colpa. — A.G.

  • top:

    John Mulaney is the best

    Sì, ormai è quasi un obbligo di legge, per le cerimonie di premiazione, infilare un carico di battute trite e ritrite, quindi possiamo perdonare tutti quelli costretti a recitarle durante queste dirette televisive. Ma vedere John Mulaney trasformare due minuti di chiacchiere da presentatore per il premio a Miglior attore rrotagonista in una serie drammatica in una tirata esilarante su come la serata stesse finalmente riconoscendo gli uomini, ha fatto capire perfettamente quanta abilità ci voglia per rendere facile il mestiere di presentare agli awards show. Solo un comico di livello mondiale avrebbe potuto incastrare, in un unico discorso perfettamente fluido, una stroncatura delle piattaforme streaming da miliardi di dollari, un estratto dal libro di self-help di Frank Vincent A Guy’s Guide to Being a Man’s Man, e una battuta immediatamente censurata sulla ferma convinzione di DJ Khaled riguardo al potere del sesso orale fatto alla moglie. Television Academy: a noi sembra un provino di lavoro riuscito alla grande. John Mulaney conduttore degli Emmy 2027? — CTJ

  • top:

    Tom Pelphrey domina in 'Task'

    La carriera di Tom Pelphrey ha sempre avuto un che di gregario. Gira per Hollywood da vent’anni, offrendo prove solide in serie come Iron Fist e Ozark. Eppure c’era poco a far presagire che avesse dentro di sé un’interpretazione come quella regalata nella prima stagione di Task. Nei panni dello sfortunato netturbino della Delco, Robbie (che voleva fare la cosa giusta per la sua famiglia ma sceglie la strada sbagliata per arrivarci) è vulnerabile e tormentato, sconsiderato e spaventato, disperato e pieno di speranza, tutto insieme. Sì, era in una categoria in cui la presenza di tre attori di The Pitt ha spaccato i voti, ma Pelphrey non ha “rubato” la statuetta per Miglior attore non protagonista in una serie drammatica. Se l’è meritata, eccome. — Maria Fontoura

  • flop:

    (o meglio WTF) Taylor fa tv

    Quest’anno gli Emmy avevano un problema non da poco chiamato Taylor Swift: il suo concert special, Taylor Swift: The Eras Tour: The Final Show, era candidato a cinque premi, ma nessuna di quelle categorie faceva parte della diretta in prima serata. Gli Emmy, poi, cadevano proprio in coincidenza con una partita dei Kansas City Chiefs, e la neo-sposa avrebbe ovviamente voluto sostenere il marito, star della NFL. Quindi non era plausibile che Swift si presentasse alla cerimonia, anche se è una fan così sfegatata di Mariska Hargitay da aver chiamato la sua gatta Olivia Benson. La soluzione: far apparire Swift in un cameo pre-registrato, in cui i detective di Law & Order: SVU cercano di capire se Taylor Swift si presenterà davvero agli Emmy. Swift compare a metà dello sketch nei panni di una delle agenti, cullando a un certo punto tra le braccia proprio la gatta Olivia Benson. Ha anche recitato un codice (““saccharide, Aries, from the vineyard, north or south/saccaride, Ariete, dal vigneto, nord o sud”) che le Swiftie staranno di certo già cercando di decifrare febbrilmente. — A.G.

  • top:

    Matthew Rhys supremacy

    La scorsa notte Matthew Rhys non ha festeggiato solo due Emmy, ma anche l’ingresso nella storia. La star di Widow’s Bay e The Beast in Me si è portato a casa le statuette per Miglior attore protagonista in una serie comedy e Miglior attore protagonista in una miniserie, serie antologica o film TV, diventando il primo attore a vincere due premi da protagonista nella stessa cerimonia, e il primo attore uomo ad aggiudicarsi tutte e tre le categorie da protagonista in assoluto (Rhys infatti aveva vinto il premio per Miglior attore protagonista in una serie drammatica nel 2018, per il suo lavoro in The Americans). E non finisce qui: quando Widow’s Bay si è portata a casa l’ultimo premio della serata, quello per Miglior serie comedy, Rhys ha incassato un’altra statuetta in veste di produttore esecutivo. Se doveva essere un attore uomo a portarsi a casa tutto quell’arsenale di trofei, grazie al cielo è lo strepitoso gallese dietro personaggi memorabili come il sindaco di Widow’s Bay Tom Loftis, il magnate immobiliare assassino Nile Jarvis, e la spia sovietica del KGB Philip Jennings. Ha senso che le sue prime parole sul palco fossero forti quanto la sua filmografia. “Se provate a mettere la musica per farmi scendere dal palco, vi infilzo gli occhi con questa,” ha scherzato Rhys con l’orchestra, alzando in alto la sua statuetta con le ali. — CTJ

  • top:

    Lacrimucce courtesy of Noah Kahan

    C’eravamo già un po’ commossi vedendo Macaulay Culkin, Dan Levy e Annie Murphy rendere omaggio alla grande Catherine O’Hara. Poi Noah Kahan si è avvicinato al microfono per cantare Bridge Over Troubled Water di Simon & Garfunkel per il segmento In Memoriam, accompagnato da una sezione di archi, e a quel punto non c’è stato più scampo. È un brano difficile da interpretare, con note piuttosto alte, ma Kahan le ha centrate tutte mentre sullo schermo scorrevano le immagini di Hayden Panettiere, Robert Carradine, Robert Duvall, Robert Carradine, Vincent Pastore, Gene Shalit, Sam Neill, Tim Curry, James Burrows, e persino Bob Mackie, morto appena poche ore prima della diretta. Quando Jamie Lee Curtis è arrivata sul palco per omaggiare Rob Reiner, in sala non c’era più un solo occhio asciutto. — A.G.

    Da Rolling Stone US