Rolling Stone Italia

I migliori film italiani del 2019

Sorprese, kolossal ambiziosi e lungometraggi d'autore: il meglio di un anno di cinema

10Bangla di Phaim Bhuiyan

Finalmente un volto nuovo nel panorama nostrano. Quello di Phaim Bhuiyan, regista al primo film e volto a cui ci si affeziona in poche inquadrature: tanto che Fiorello l’ha voluto tra gli ospiti fissi del suo show su RaiPlay. Un racconto dall’interno dei “nuovi italiani” (troviamo un’espressione migliore per il 2020, please) forse naïf ma decisamente promettente. Featuring la “zingara” di Suburra- La serie Carlotta Antonelli, altra faccia che non si dimentica.

9L’Immortale di Marco D’Amore

Non solo una solida opera prima, ma anche il più interessante crossover che la storia del cinema italiano ricordi. Marco D’Amore, esordiente di lusso, prende il suo personaggio cult di Gomorra – La serie e lo porta sul grande schermo, tra origin story e lancio alla quinta stagione che verrà. E trova un linguaggio suo: “tradisce” la serie per scrivere una nuova mitologia.

8La dea fortuna di Ferzan Ozpetek

Ozpetek torna a fare Ozpetek. Dopo la svolta autobiografica di Rosso Istanbul e il mystery ’ncoppa o’ Vesuvio Napoli velata, un’altra storia di famiglia alternativa (ma lo è ancora?) con feste in terrazza, tanto cibo, amiche trans e due protagonisti in gran forma: se Stefano Accorsi è già di casa (vedi Le fate ignoranti e Saturno contro), Edoardo Leo versione gay-drammatica è la vera sorpresa.

7Il sindaco del rione Sanità di Mario Martone

Sulla carta, un’operazione rischiosissima: adattare la pièce di Eduardo sembrava un azzardo per la narrazione a cui siamo abituati al cinema. Pur restando fedelissimo al testo originale, Mario Martone trova il modo di renderlo contemporaneo. Innanzitutto, scegliendo un protagonista (il bravissimo Francesco Di Leva) che non è più un vecchio signore, ma un quarantenne come i boss di oggi. Il resto è la scuola del teatro napoletano al suo meglio.

6Pinocchio di Matteo Garrone

Garrone si butta in una fiaba pura, in cui non dimentica il suo cinema degli orrori piccoli e grandi (vedi i tanti “mostrini” disseminati lungo la storia) ma attraverso cui vuole parlare a tutti: bambini per primi. E fa compiere un salto mortale a Roberto Benigni, da Pinocchio “presso se stesso” a Geppetto che rivela tutta l’umanità e l’umiltà collodiane. Menzione speciale per la lumaca di Maria Pia Timo e il tonno di Maurizio Lombardi.

5La mafia non è più quella di una volta di Franco Maresco

Il sequel di Belluscone conferma che Franco Maresco è tra i più grandi autori che abbiamo in questo Paese. È sicuramente l’unico in grado di unire documentario e libera interpretazione delle “Cose Nostre”. Stavolta l’ironia veicolata da Ciccio Mira è stemperata dall’entrata in scena di Letizia Battaglia, la fotografa di mafia che ci fa commuovere con lei nel ricordo di Falcone-Borsellino.

4La paranza dei bambini di Claudio Giovannesi

Fattosi le ossa nel cinema indipendente con titoli belli ma invisibili come Alì ha gli occhi azzurri e Fiore, Claudio Giovannesi usa il romanzo di Roberto Saviano per buttarsi in un’altra storia di formazione “su strada”, che sa infondere un tocco personale a tutte le “Gomorre” a cui siamo abituati. E sceglie volti di guaglioni perfetti e commoventi, a cominciare dal protagonista Francesco Di Napoli. Da Berlino in poi, un successo di critica in tutto il mondo.

3Il primo re di Matteo Rovere

Matteo Rovere tenta la via italiana al kolossal. E, a dispetto di premesse così spericolate, riesce nell’impresa. L’intuizione è associare a un impianto da filmone americano la storia italiana (pardon, italica) più vecchia di tutti i tempi: quella di Romolo e Remo. Facendo parlare i suoi personaggi in proto-latino: altra scommessa vinta. E, se impresa ardua dev’essere, allora chi chiamare se non il coraggioso Alessandro Borghi, ormai la certezza del nuovo cinema italiano.

2Martin Eden di Pietro Marcello

Parlando di rischi, anche Pietro Marcello non scherza. Anzi. Non solo decide di adattare il classico Jack London trasportandolo in una Napoli senza tempo che, in realtà, potrebbe qualsiasi città. Ma anche sfidando lo spettatore con una narrazione e un’estetica mai omologate a ciò che siamo abituati a vedere. Il film conquista la Mostra di Venezia e i festival internazionali anche grazie alla straordinaria prova di Luca Marinelli, che si carica l’idealismo del suo personaggio come fosse un pezzo di sé.

1Il traditore di Marco Bellocchio

La nomination ai prossimi Oscar come miglior film straniero l’avrà mancata, ma il mafia-movie di Marco Bellocchio resta il titolo italiano più clamoroso dell’annata. Perché il suo autore – a ottant’anni cinematograficamente portati come nessun altro – sa unire il suo mondo psicanalitico a un racconto che vuole essere popolare. A cominciare dalla performance debordante di Pierfrancesco Favino, divo alto e pop alla Volonté.

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