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I 50 film del decennio

Non solo quest'ultima, incredibile annata: dal 2010 a oggi non si contano i titoli memorabili, capaci di lanciare nuovi autori e riconfermare vecchi maestri

Leonardo DiCaprio in 'The Wolf of Wall Street'

50Before Midnight (2013) di Richard Linklater

Il film del decennio di Linklater sarebbe, unanimemente, Boyhood. Ma noi scegliamo il capitolo finale della trilogia inaugurata da Prima dell’alba. Che gioca anch’essa sul tempo e i suoi struggimenti. E chiude, con l’occhio di oggi, un grande ciclo iniziato nel secolo scorso.

49Easy Girl (2010) di Will Gluck

Una commedia teen più sofisticata di quanto si creda: di certo la migliore degli ultimi tempi. E anche il film che ha consacrato il talento di Emma Stone molto prima dell’Oscar di La La Land. Una delizia.

48Arrival (2016) di Denis Villeneuve

Se Prisoners era bellissimo e Blade Runner 2049 forse troppo ambizioso, questa pagina di fantascienza è la conferma di Villeneuve come autore “totale”. E la scienziata (Amy Adams) che prova a dialogare con i “marziani” parla di tutti i dialoghi impossibili del nostro mondo di nuovi muri.

47Un castello in Italia (2013) di Valeria Bruni Tedeschi

Tra Nanni Moretti e Woody Allen, Valeria Bruni Tedeschi, italiana ma prodotta in Francia, firma il suo Caro diario. In cui non si vergogna di mettere in scena i suoi (comicissimi) eccessi e difetti, ma dove racconta anche i drammi privati, senza filtri. Tra le autrici maggiori del nostro tempo.

46Melancholia (2011) di Lars von Trier

Il cattivo ragazzo del Dogma diventa (forse) grande. E firma un’epica esistenziale che entra sottopelle. Merito anche di Kirsten Dunst, che offre un ritratto della depressione che avrebbe meritato un Oscar.

45Django Unchained (2012) di Quentin Tarantino

Dopo i bastardi anti-nazisti, un western che rilegge la Storia con gli occhi dei black. Tarantino è stato grande anche negli anni ’10. E ogni volta inventa un nuovo cinema. Pure quando pare citare se stesso.

44Weekend (2011) di Andrew Haigh

Il creatore della serie Looking (e, poi, del film 45 anni) firma un piccolo film in realtà grandissimo. L’amore omosessuale di una notte diventa lo specchio in cui chiunque può guardarsi.

43The Lobster (2015) di Yorgos Lanthimos

Se La favorita è l’esito più compiuto ma anche più classico, The Lobster è quello che meglio testimonia la pazza pazza poetica del regista greco ormai abbracciato dal cinema internazionale. Surreale, disturbante, personalissima.

42Chiamami col tuo nome (2017) di Luca Guadagnino

41Elle (2016) di Paul Verhoeven

Altro che MeToo: il film più femminista del decennio è la storia, sfrontata e spericolata, di una donna che si innamora del suo stupratore. La libertà di essere quello che si vuole, incarnata da una Isabelle Huppert che mette tutti a tacere.

40Joker (2019) di Todd Phillips

Capolavoro? Sarà il tempo a dirlo. Ma certamente il film del regista di Una notte da leoni (!) riposiziona la DC Comics nel decennio vinto dalla Marvel. E, grazie alla prova superiore di Joaquin Phoenix, analizza la malattia mentale con empatia. Se questo è (solo) un cinecomic.

39L’isola dei cani (2018) di Wes Anderson

Tra i bellissimi Grand Budapest Hotel e Moonrise Kingdom, il titolo che però contraddistingue alla perfezione il Wes Anderson degli ultimi anni è questo film d’animazione solo apparentemente minore. Per cinefili e cinofili.

38Midnight in Paris (2011) di Woody Allen

Woody torna al grande successo di pubblico (e di Oscar) con una delle sue sceneggiature più nostalgiche. In che epoca avremmo voluto vivere? Chi lo sa, di certo vorremmo vivere in un suo film, ieri come oggi.

37Reality (2012) di Matteo Garrone

La rappresentazione di sé in una delle distopie più incredibili del nostro cinema. Garrone descrive alla perfezione il decennio dei selfie, prima dei selfie. Tra i suoi film meno capiti: molto male.

36Skyfall (2012) di Sam Mendes

James Bond pareva vecchio? E invece è arrivato Sam Mendes a riaggiornarne il mito, firmando forse il film più bello di tutta la saga (o quasi). Un’opera perfettamente inserita nella mitologia di 007, ma grandissima anche da sola. Chapeau.

35Neruda (2016) di Pablo Larraín

L’ondata dei grandi autori sudamericani trova nel cileno Larraín uno dei suoi picchi. Tra il “local” No – I giorni dell’arcobaleno e l’“americano” Jackie, spicca però questo thriller letterario in cui sfodera tutto il suo talento di autore. Un’estetica nuova, che studieranno gli storici del cinema di domani.

34La mia vita da zucchina (2016) di Claude Barras

Chi l’ha visto? Praticamente nessuno. Ed è una colpa grave. Se parliamo di titoli d’animazione, non solo europea, è tra gli esiti più alti mai raggiunti. Perché usa un’artigianalità “per piccoli” per portare sullo schermo una storia durissima. Da recuperare per forza.

33La grande bellezza (2013) di Paolo Sorrentino

Il titolo che ha diviso gli spettatori italiani, e non solo. Ma che ha fatto di Sorrentino l’autore nostrano più amato, premiato e corteggiato all’estero. Piaccia o no, ha cambiato la (nostra) storia.

32Gravity (2013) di Alfonso Cuarón

Cuarón è tra i nomi che hanno rappresentato meglio gli ultimi anni di cinema. Tra progetti apparentemente “piccoli” (andate ai primi posti della classifica) e kolossal come questo. Dove due star enormi come Sandra Bullock e George Clooney sembrano scomparire di fronte all’innovazione registica. Tra i più grandi titoli sci-fi di sempre.

31Lei – Her (2013) di Spike Jonze

È l’epoca degli amori virtuali? E Spike Jonze sa raccontarla meglio di chiunque altro. Facendo innamorare Joaquin Phoenix (sempre grandissimo) del sistema operativo “interpretato” da Scarlett Johansson. L’alienazione che viviamo tutti, spiegata bene.

30A proposito di Davis (2013) di Joel Coen, Ethan Coen

Capolavoro incompreso da molti, ma in realtà omaggio, da parte dei due fratelli di culto, agli eterni secondi. E a un’America orgogliosamente folk che forse non è ancora scomparsa. Oscar Isaac è immenso.

29Poetry (2012) di Lee Chang-dong

Quest’anno, il regista coreano ha sfornato il bellissimo Burning. Ma è quest’altro il titolo da recuperare, in grado di raccontare le tensioni della Corea del Sud per parlare però a tutti.

28Dunkirk (2017) di Christopher Nolan

Lasciati i primi 2000 con la saga del Cavaliere oscuro, entrata con l’ultimo capitolo anche nel decennio successivo, Nolan firma un filotto di opere molto significative: da Inception a Interstellar. Ma è col dramma bellico senza tempo ma con un luogo preciso a volare davvero altissimo.

27Un affare di famiglia (2018) di Hirokazu Kore’eda

Finalmente anche il grande pubblico internazionale ha scoperto il cineasta giapponese più importante di quest’epoca. Capace di scrivere una sorta di neo-neorealismo sospeso nel tempo, ma assai calato nel nostro.

26Birdman (2014) di Alejandro González Iñárritu

Il mondo si divide tra chi ama le opere estreme alla Revenant, altro titolo assai rilevante in questo decennio, e chi questa partitura jazz corale in cui il vero solista è il regista. Noi scegliamo quest’ultima, ma Alejandro González Iñárritu resta, in un caso o nell’altro, uno dei grandi innovatori degli ultimi anni.

25Another Year (2010) di Mike Leigh

Il maggiore autore inglese realizza uno dei film più compiuti. Una commedia umana che centra tutti i toni della nostra vita, affidata a un cast meraviglioso, sospesa tra umorismo e commozione. L’opera di un vero maestro.

24The Master (2012) di Paul Thomas Anderson

Basterebbe la prova di Joaquin Phoenix. O (soprattutto) quella di Philip Seymour Hoffman: perché non ci sei più, perché? Poi c’è Paul Thomas Anderson, tra fideismo e follia. Che classe.

23Lincoln (2012) di Steven Spielberg

Spielberg negli ultimi non si è mai fermato, tra racconto classico (The Post) e invenzioni hi-tech (Ready Player One). Ma è con Lincoln, interpretato da un monumentale Daniel Day-Lewis, a trovare la summa del suo cinema insieme d’autore e pop. Più sottovalutata del dovuto.

22Amour (2012) di Michael Haneke

Haneke non è propriamente un autore degli anni ’10. Ma Amour è il titolo che, oltre a fargli vincere la Palma d’oro (la seconda dopo Il nastro bianco), lo consacra come maestro globale. Jean-Louis Trintignant ed Emmanuelle Riva fanno il resto.

21Non essere cattivo (2015) di Claudio Caligari

La morte e la vita: l’opera postuma di Caligari fa nascere il nuovo cinema italiano, vedi i protagonisti Alessandro Borghi e Luca Marinelli diventati da quel momento i volti di riferimento della nuova generazione. Il più bello dei testamenti cinematografici possibili.

20Storia di un matrimonio (2019) di Noah Baumbach

Si potrebbe scegliere anche il “piccolo” Frances Ha, che ha lanciato Greta Gerwig. Ma è questo divorce movie a fare il vero botto: dopo anni di film “da bolla”, ora Baumbach arriva a tutti. Adam Driver e Scarlett Johansson sono, semplicemente, divini.

19The Irishman (2019) di Martin Scorsese

In questo decennio Scorsese continua a fare il cinema tradizionale (e che cinema, andate alle prime posizioni della classifica), ma non rinuncia ad aggiornarsi. Questo film l’ha prodotto Netflix, e le polemiche dei puristi delle sale tradizionali sono state messe a tacere molto presto: perché è l’ode finale al gangster movie.

18Visages villages (2017) di Agnès Varda, JR

Di tutti i memoir scritti in questi anni, finalmente uno da vedere sullo schermo. Un’opera libera e struggente, in cui la grande donna della Nouvelle Vague dialoga con uno degli artisti contemporanei più rilevanti. Non somiglia a nessun’altra cosa mai vista, ed è questo a renderlo unico.

17Parasite (2019) di Bong Joon-ho

Un instant classic sul tema più vecchio di tutti: la lotta di classe. Ciò che descrive meglio il tempo che viviamo. E Bong è l’autore asiatico che ha già cambiato, ma cambierà ancora di più, questi anni. Un capolavoro anche per il futuro.

16Inside Out (2015) di Pete Docter

Come raccontare le nostre emozioni? La Pixar ha avuto la risposta. Più che uno studio di animazione, è una specie di psicanalista collettivo. Che unisce spettacolo puro e surrealismo d’autore.

15Mad Max: Fury Road (2015) di George Miller

Una corsa forsennata nel deserto in cui apparentemente non c’è trama, e durante la quale succede invece di tutto: succede il cinema. Il “vecchio” Miller firma un’opera punk-rock degna di un giovanotto. E aggiorna il suo stesso mito.

14Dolor y Gloria (2019) di Pedro Almodóvar

Un film-testamento quando si è ancora registi vispissimi? Solo Pedro avrebbe potuto metterlo a segno. L’autofiction è messa al servizio del grande cinema, in una narrazione intima ma universale. E Antonio Banderas è da applausi a scena aperta.

13Carnage (2011) di Roman Polanski

Polanski è tra i grandissimi di sempre, e anche del nuovo millennio. In cui predilige i progetti “da camera”. Il colpo di fulmine, in questo sottogenere, è l’adattamento della pièce di Yasmina Reza. Lucidissimo e crudele.

12Scappa – Get Out (2017) di Jordan Peele

Un fenomeno sociologico, un racconto fortissimo sulle minoranze razziali, e anche il titolo che ha cambiato per sempre la storia del cinema horror, e del cinema in generale: oltre 250 milioni di dollari di incasso globale a fronte di un budget di 4,5 milioni. A director is born: Jordan Peele. Ed è destinato a restare.

11Una separazione (2011) di Asghar Farhadi

Il cinema iraniano, che ha definito gli anni ’90, torna a scrivere una grande pagina del grande schermo con uno degli autori più rappresentativi del decennio. L’unico a vincere due Oscar per il miglior film straniero (l’altro è per Il cliente) nel giro di pochissimi anni.

10La vita di Adele (2011) di Abdellatif Kechiche

La Palma d’oro più rivoluzionaria degli anni ’10. Non perché premia un amore saffico: è un amore e basta. Ma perché conferma la statura del suo autore, e lancia due stelle di Francia: Léa Seydoux e Adèle Exarchopoulos. Indimenticabili.

9C’era una volta a… Hollywood (2019) di Quentin Tarantino

La favola del cinema non deve morire mai. È questo il senso ultimo del “c’era una volta” di Tarantino. Che non è mai stato così tenero: forse perché la materia gli sta, proustianamente, a cuore. Leo è sempre eccelso, ma questo è il film di Brad.

8Un sogno chiamato Florida (217) di Sean Baker

Sean Baker lo conoscono ancora in troppo pochi ma si merita una posizione così alta perché è l’autore indipendente più “istantaneo” scoperto di recente. E il suo sguardo ad altezza di bambino sull’altra faccia di Disneyland è ciò che meglio inquadra le contraddizione dell’America di oggi.

7Coco (2017) di Lee Unkirch, Adrian Molina

Sono stati gli anni in cui la Pixar s’è presa quello che le spetta: il posto più alto nella costituzione dell’immaginario dei piccoli e (soprattutto) dei grandi. Qua si psicanalizza addirittura su chi muore e su chi resta. Non basta la meraviglia, non bastano i fazzoletti.

6Il filo nascosto (2017) di Paul Thomas Anderson

La costruzione di un amore. E la distruzione, che però, paradossalmente, tiene insieme tutto. La più grande love story dell’epoca in cui si va a caccia di vittime e carnefici. Paul Thomas Anderson pittorico, Vicky Krieps rivelazione, Daniel Day-Lewis all’ultimo film: sigh.

5La La Land (2017) di Damien Chazelle

Un musical fatto alla maniera della Golden Age di Hollywood per ritrarre i sogni impossibili di oggi: si continua a cantare e ballare, ma si vede che è un’illusione. Nasce un autore (Damien Chazelle), si confermano le due superstar degli anni ’10 (Gosling e Stone, coppia delle coppie).

4Roma (2018) di Alfonso Cuarón

Un film d’autore puro, in rigoroso bianco e nero, ma prodotto dal più contemporaneo degli studi (ormai Netflix possiamo definirlo così). Cuarón tra memoria e avanguardia estetica. Un colpo da maestro.

3Black Panther (2018) di Ryan Coogler

Nel decennio dei cinecomic, è quello che ha ridefinito il genere dall’interno e ha cambiato la società, mettendo i “margini” in primo piano. Black lives matter. E anche i loro look, la loro musica, soprattutto: le loro storie.

2The Social Network (2010) di David Fincher

Il film seminale sull’epoca dell’autorappresentazione virtuale. David Fincher firma il suo capolavoro. E poi passa alle serie (House of Cards, Mindhunter): uno che il decennio l’ha capito benissimo.

1The Wolf of Wall Street (2013) di Martin Scorsese

La premiata ditta Scorsese & DiCaprio al suo meglio. Un film sul rampantismo di ieri per raccontare la crisi di oggi. E Marty si riconferma il vecchio autore più giovane che c’è in giro: vedere The Irishman nelle posizioni precedenti.