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I 10 migliori film di Scarlett Johansson

Il sodalizio con Woody Allen, ma anche gli Avengers. Gli inizi con Robert Redford e Sofia Coppola e l’approdo agli Oscar con Noah Baumbach e Taika Waititi. I ruoli chiave della più amata (e pagata) di Hollywood

Foto: Samir Hussein/WireImage via Getty Images

10

Ghost World

Terry Zwigoff

2001

Nello stesso anno in cui arriva nelle sale il suo “esame di maturità” (L’uomo che non c’era dei fratelli Coen, in cui è l’aspirante e adorabile pianista Birdy cui l’uomo senza qualità di Billy Bob Thornton vorrebbe fare da manager), va segnalato forse di più questa stramba commedia generazionale che mette in luce le doti da comedian della nostra. La 17enne Scarlett, affiancata dall’ex it girl Thora “American Beauty” Birch, è la perfetta nerd del liceo che prova a diventare grande. Facendo amicizia con un altro outcast, interpretato da un favoloso Steve Buscemi. Dalla graphic novel di culto di Daniel Clowes, un’opera prima al tempo assai sottovalutata. Johansson tornerà a rivelare il suo talento brillante in film successivi come Scoop e Don Jon, ma questa leggerezza adolescenziale non si batte.

9

The Avengers Saga

Joss Whedon, Anthony e Joe Russo

2012-2019

E dire che al suo posto doveva esserci Emily Blunt. Per fortuna la collega inglese diede forfait, permettendo a Johansson di prendere il ruolo dell’unica donna ammessa nel circolo dei Vendicatori “made in Marvel” (in realtà, il suo ingresso ufficiale è in Iron Man 2). Fino a rubare la scena a tutti quanti. Dalle schermaglie con Hulk/Mark Ruffalo all’amicizia con Occhio di Falco/Jeremy Renner, fino all’epica uscita di scena nel capitolo che chiude il ciclo degli Avengers, vale a dire Endgame, la nostra ha dimostrato di essere la più affidabile eroina action degli anni 2000. Vedi anche il film in solitaria Black Widow, non clamoroso ma comunque all’altezza di personaggio e immaginario costituito negli anni. Piccolo dettaglio: grazie soprattutto al ruolo chiave nel MCU, Scarlett è diventata la diva più pagata di Hollywood, con un networth attuale di 165 milioni di dollari. Chapeau.

8

L'uomo che sussurrava ai cavalli

Robert Redford

1998

Dopo sei film da piccolissima, è Robert Redford ad assegnarle il ruolo che la piazza nel radar dei prodigi d’America. E nel cinema di Serie A. Lo strappalacrime romanzo di Nicholas Evans diventa un altrettanto mielosissimo film. In cui Scarlett, appena 14enne, è una giovane cavallerizza che, dopo un incidente da cui uscirà con una gamba amputata, deve reimparare a vivere. Ci pensa una leggenda come Redford, a cui la “ragazzina” tiene ampiamente testa tutte le volte che si ritrovano a condividere lo schermo (cioè: praticamente sempre). Troppa retorica? Sì, ma la nostra dimostra di saper stare “dentro” l’emozione senza mai trasformare i sentimenti in melassa. Come in tanti drammoni patinatissimi successivi, dalla Ragazza con l’orecchino di perla a L’altra donna del re.

7

Under the Skin

Jonathan Glazer

2013

Incompresissimo, fischiatissimo (alla Mostra di Venezia), ma poi diventato un culto cinéphile: tanto che la BBC l’avrebbe piazzato al 61esimo posto nella lista dei migliori film del XXI secolo. Jonathan Glazer adatta liberamente il romanzo Sotto la pelle di Michel Faber e lo fa diventare una sorta di opera di videoarte, in cui il corpo della “aliena” Scarlett diventa mistero, ispirazione, provocazione. Quasi nulla viene spiegato, restano solo le suggestioni e il lavoro di un’attrice che, proprio dopo il successo del primo Avengers, decide coraggiosamente di rischiare, in una mossa “à la Nicole Kidman” (che difatti, quasi dieci anni prima, era stata protagonista dell’altrettanto discusso Birth – Io sono Sean, sempre di Glazer). Dalla “nascita” della sequenza iniziale all’enigmatico finale, Scarlett si concede come mai prima. The artist is present.

6

Jojo Rabbit

Taika Waititi

2019

La vita è bella, soprattutto se al posto di Roberto Benigni c’è Scarlett Johansson. Alias la madre coraggio, nell’Austria invasa dai nazisti, di un bambino che nasconde una ragazzina ebrea nella sua casa. Toni da commedia (del resto, dirige Taika Waititi) per una fiaba in realtà nerissima, fino al drammatico finale che vede protagonista proprio Johansson. Il risultato è un film che sembra tenere insieme tutte le anime dell’attrice: quella più drammatica, il registro più buffo e la sua componente divistica, che dà al film un’aria di indubitabile coolness. Nomination all’Oscar come miglior attrice non protagonista, nell’anno in cui fu (finalmente!) riconosciuta dall’Academy con addirittura una doppia nomination. Ma per quella da lead actress bisogna aspettare qualche posizione…

5

Lei – Her

Spike Jonze

2013

Tra i ruoli incompresi, non si può non citare quello apparentemente “solo” vocale nel film profetico di Spike Jonze. In un futuro non così lontano, Scarlett è Samantha, il sistema operativo (Intelligenza Artificiale?) di cui finirà per innamorarsi il timido impiegato – però in perfetta palette – cui dà il volto Joaquin Phoenix. Johansson non è una semplice doppiatrice, ma un’attrice a tutto campo, che solo con la voce sa dare un’incredibile e corporea presenza al suo personaggio. L’Academy, all’epoca, perse la grande occasione di assegnare una delle sue nomination più coraggiose. Da (ri)vedere rigorosamente in originale, anche se la nostra Micaela Ramazzotti s’è impegnata egregiamente per mantenere la potenza (comunque inarrivabile) dell’originale.

4

Vicky Cristina Barcelona

Woody Allen

2008

Dopo due film insieme (il citato Scoop e… be’, per l’altro dovete aspettare ancora qualche posizione), Woody Allen richiama la sua musa dei primi anni 2000 e le offre uno dei suoi ruoli più sexy e insieme innocenti, umani, complessi. Un film poco capito (aridaje) che in realtà è un inno alle donne e alla loro libertà, in fatto di sesso, amore, scelte esistenziali, tutto. Accanto alla Cristina di Johansson ci sono la Vicky di Rebecca Hall e la María Elena di Penélope Cruz, tutte impegnate in un gioco in cui chi resta col cerino in mano è il maschio in crisi di quegli anni e degli anni a venire (e non importa, anzi fa ancora più effetto, che a interpretarlo ci sia il machissimo Javier Bardem). “Non vedo il motivo di etichettare ogni cosa. Io sono io!”, dice Scarlett/Cristina. E mai auto-definizione è stata forse più precisa.

3

Storia di un matrimonio

Noah Baumbach

2019

Eccola, la seconda nomination. Stavolta da protagonista, ma nello stesso anno in cui ha ricevuto quella da supporting per Jojo Rabbit. Le struggenti scene da un matrimonio (e la sua inevitabile fine “processuale”, davanti agli avvocati divorzisti Laura Dern e Ray Liotta) di Noah Baumbach non sarebbero le stesse senza Adam Driver, ormai feticcio del regista newyorkese, e soprattutto Johansson, che si produce in una delle sue performance più “totali”, tra balletti, lacrime, scene alla Kramer contro Kramer. Ne esce un ritratto a tutto tondo di una donna di oggi, che rivendica il suo posto ma crede ancora nella famiglia. Nella fase della “maturità”, Baumbach è forse l’autore che ha capito Johansson più e meglio di tutti. Immensa.

2

Lost in Translation – L’amore tradotto

Sofia Coppola

2003

La parrucca rosa. La noia con vista (dagli altissimi alberghi di Tokyo). Il coming of age con in sottofondo l’elettro-pop di Alone in Kyoto degli Air. E, ovviamente, il rapporto tenerissimo, di amore (im)possibile, con Bill Murray, l’attore sfiorito incontrato in Oriente che le insegnerà la vita, a modo suo. Sofia Coppola, reduce dalla folgorante opera prima Il giardino delle vergini suicide, firma quello che ad oggi è probabilmente il suo film più compiuto. E trova in Scarlett l’alter ego perfetto, spaesatissimo e insieme vitalissimo, per questa educazione ai sentimenti, ma soprattutto alla vita. L’annosa domanda ce la facciamo ancora oggi, dopo vent’anni esatti: cosa sussurra Bob/Bill Murray a Charlotte/Scarlett Johansson nella struggentissima scena finale? Forse, semplicemente, che è nata una stella.

1

Match Point

Woody Allen

2005

L’eros e il pathos. La seduzione e l’ironia. Il controllo del gioco (e del destino) e l’impossibilità di non farsi travolgere dagli eventi. Dalla vita. Tra i tanti Grandi Autori che useranno l’immagine di Scarlett Johansson come femme fatale e preda, diva in stile Old Hollywood e figura però conteporaneissima (si pensi, tra gli altri, a Brian De Palma in Black Dahlia, Christopher Nolan in The Prestige, ancora i Coen in Ave, Cesare!, quest’anno Wes Anderson in Asteroid City), il “suo” Woody Allen è quello che più di tutti ha saputo esaltare tutti i tratti dell’attrice. Tirando fuori un’interpretazione assoluta. E pensare che, anche qui, Scarlett nasce come sostituta: al suo posto era stata chiamata Kate Winslet, che poi avrebbe “recuperato” col regista newyorkese nella Ruota delle meraviglie. Meglio così: dalla scena del ping pong alla torrida sequenza nei campi sotto la pioggia, c’è una sola Nola Rice. E si chiama Scarlett. Per sempre.

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