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Le migliori serie su Netflix – novembre 2019

Guida alla sopravvivenza sulla piattaforma: show originali, piccole chicche, cartoon per adulti, veri e propri fenomeni di costume e vecchi o nuovi cult. La vostra prossima ossessione seriale è qui

Artwork by Stefania Magli

Se siete alla ricerca della vostra prossima ossessione seriale, possiamo darvi una mano. Se siete disorientati dalla quantità di prodotti disponibili, pure. Se non riuscite a raccapezzarvi nella giungla di nuovi show originali e vecchi cult che spuntano ogni giorno sulla piattaforma, siamo qui per voi. Non dovete far altro che sedervi sul divano e prendere copertina e pop-corn. Alle serie da vedere pensiamo noi. Un solo avvertimento: la vostra produttività potrebbe colare a picco.

20. When They See Us

Ava DuVernay è la regista di Selma, primo film diretto da una donna di colore nominato agli Oscar. E nelle sue mani la vicenda dei Central Park Five, cinque ragazzini (neri e ispanici) che, nell’aprile del 1989, sono stati condannati ingiustamente per lo stupro brutale di una jogger bianca, aggiunge un livello umanità ed empatia che sfida chiunque a riflettere sul significato di giustizia negli USA.

19. Narcos

Narcos è una crime story così complessa da sembrare irreale, scritta appositamente per la tv o il cinema. Eppure sappiamo che è una storia vera, verissima, quella dell’ascesa e della caduta del signore della droga colombiano Pablo Escobar, degli sforzi della DEA per fermarlo e della diffusione della cocaina tra Stati Uniti ed Europa negli anni Ottanta. Mette insieme la forza devastante di un drama, dove la linea che separa buoni e cattivi è sfumatissima, alla verità disturbante del documentario. Narcos è anche uno dei rari esempi di show che continua a migliorarsi anno dopo anno ed è riuscito a sopravvivere alla morte del suo personaggio principale: la terza stagione infatti è incentrata sulla lotta al cartello di Cali, mentre la quarta, sposta l’azione in Messico, all’origine del cartello di Guadalajara.

18. Rick & Morty

Rick è uno scienziato misantropo e alcolista, che trascina il nipote nervosetto Morty in pericolose ed esilaranti avventure interdimensionali. Vi ricorda qualcosa? Sì, ovviamente Rick & Morty ha le sue radici in una parodia animata di Ritorno al futuro e combina la scrittura metatelevisiva del creatore di Community Dan Harmon con l’immaginazione infantile di Justin Roiland, già doppiatore di numerosi cartoon come Lemongrab di Adventure Time. Rick & Morty funziona perché le associazioni libere degli scrittori sono inaspettate ma in qualche modo sempre assurdamente logiche e perché è pieno di citazioni super pop, ma nello stesso tempo originalissimo, weird as fuck e assolutamente meraviglioso.

17. Russian Doll

Nadia è una designer di videogiochi che continua a morire dopo la sua festa per il 36esimo compleanno, solo per rianimarsi qualche minuto prima nella stessa notte. E Natasha Lyonne è il classico caso di attrice talmente anti convenzionale da dover scrivere una serie per se stessa (insieme ad Amy Pohler), perché ha capito che nessun altro sa come farlo. E infatti Lyonne dona a Nadia un mix strepitoso di energia nervosa e sicurezza di sé (oltre che un’inconfondibile chioma rosso fuoco). Anche se la serie pesca da Ricomincio da capo e non solo, la fusione di commedia e tragedia e la mania controllata della brillante performance di Lyonne trasformano Russian Doll in qualcosa di completamente nuovo.

16. Wanderlust

Toni Collette – ancora troppo sottovalutata – è una terapeuta che cerca di salvare il suo matrimonio dopo un incidente. Una commedia sotto le lenzuola che racconta la complessa interazione tra sesso e intimità attraverso l’esplorazione di un matrimonio aperto e di una serie di sotto trame sulle tante ragioni per cui le persone finiscono a letto insieme: per amore, sì, ma anche per affermare il proprio potere, lasciarsi andare all’euforia o, semplicemente, per affrontare un dolore.

15. Sherlock

Sherlock è tutto quello che si può volere da una serie tv: ingegnosa, divertente, scritta brillantemente da due veri e propri geek di Conan Doyle, Steven Moffat e Mark Gatiss, che hanno realizzato che il fascino di Holmes non stava nel lavoro investigativo, ma nei personaggi. Sherlock è uno dei pochissimi casi in cui la svolta contemporanea dona (e di brutto) al classico del padre del forensic crime-solving, senza compromettere lo spirito originale. Sherlock, il cervellone che parla più veloce della luce e non conosce la parola empatia, è Benedict Cumberbatch, “il miglior Holmes sullo schermo”, roba non da poco visto che finora ce ne sono stati una settantina. Parola di un certo Steven Spielberg.

14. Pose

Ryan Murphy usa la New York degli anni ’80 come origin story dell’America di Trump. Ma tycoon e soci servono quasi più da contesto: al centro c’è la scena chiassosa e luccicante dei drag ball, quella che è arrivata al grande pubblico grazie a Vogue di Madonna e al documentario Paris Is Burning. Attraverso sfide competitive questi “guerrieri” della passerella gay e transgender – neri e ispanici – rivendicano gli spazi da cui la società maschilista e bianca li ha esclusi. Pose è la serie più sfavillante e sessualmente vivace che Murphy abbia creato finora, eppure è anche la più sobria e riflessiva, nel modo in cui decide di proteggere i protagonisti, privilegiando un approccio senza filtri.

13. Stranger Things

Più che una serie Stranger Things è un fenomeno culturale. I Duffer Brothers hanno scritto una vera e propria lettera d’amore agli anni ’80, saccheggiando selvaggiamente Stephen King, Spielberg e John Hughes, ma in modo sovversivo, intelligente e pieno di cuore, come il dogma della remix culture insegna. La serie sci-fi segue quattro ragazzini appassionati di Dungeons & Dragons e una super eroina prodotto di un esperimento mentre combattono un mostro interdimensionale tra la strade di Hawkins, Indiana, e il Sottosopra. La colonna sonora è fantastica, Winona Ryder torna in una delle più belle performance della sua carriera e ci sono un gruppo di giovanissimi attori strepitosi, a partire da Millie Bobby Brown, che è già un’icona. Credete a tutto l’hype, perché ancora di più dopo le terza stagione, Stranger Things è una figata.

12. Peaky Blinders

Peaky Blinders non si muove mai troppo veloce, ma si prende il tempo necessario per creare un ritratto sanguinoso, brutale e impressionante della Gran Bretagna nel primo dopoguerra. Dopo che Thomas Shelby (Cillian Murphy) è tornato dal fronte, decide di espandere il controllo della sua famiglia disfunzionale su Birmingham, rubando una spedizione di armi per conquistare un vantaggio nel mondo del crimine. Tutto è cesellato con una cura maniacale: dalle scenografie ai costumi, dalla fotografia al montaggio. E le performance dei protagonisti sono taglienti come i rasoi cuciti nella visiera dei loro cappelli. Peaky Blinders è lirico, quasi mistico, anche se per le strade senza legge dell’Inghilterra degli anni ’20 si beve, si fa a pugni e si impreca parecchio. E poi ci sono sigla e diversi brani di Nick Cave nella colonna sonora.

11. The Crown

In The Crown, per la terza stagione di fila, è tutto bellissimo: la scrittura, la regia, i costumi, le scenografie e ovviamente la recitazione. Lilibet continua ad attraversare il Novecento (e i suoi drammi privati dietro le tende di broccato) con un’innegabile e inaspettata grazia, anche se il suo volto non è più quello algido e fiero di Claire Foy ma quello più empatico e meno aristocratico di Olivia Colman. E poi c’è il giovane Carlo che finalmente incontra Camilla, il resto è Storia. E anche un po’ gossip.

10. BoJack Horseman

Tra Don Draper e Walter White c’è un altro antieroe tormentato imperdibile in tv: è un cavallo parlante di mezz’età, ex star ora in declino di una sitcom degli anni ’90 nella parodia di un sottobosco di Hollywoo (la d non c’è volutamente, guardate la serie se volete sapere perché) popolato da animali antropomorfi e umani. BoJack Horseman è uno dei migliori prodotti di sempre su Netflix, è un cartoon ed è la dimostrazione di quanto dovremmo prendere sul serio i prodotti animati. Intelligente più di quanto sia divertente (e lo è parecchio), questa analisi a colori della cultura pop e della depressione è una comedy surreale che fa ridere sì, ma sconvolge e rattrista anche. Insomma, se siete in un periodo difficile evitatela, almeno finché non starete un po’ meglio.

9. Chiami il mio agente!

In originale si chiama Dix pour cent, cioè “dieci per cento”, cioè la percentuale che trattengono gli agenti dei grandi attori dai contratti che stipulano. Il set è questo: un’agenzia parigina, e tutte le star che vi orbitano attorno. Ovvero, tra gli altri: Isabelle Huppert, Juliette Binoche, Jean Dujardin, pure Monica Bellucci. Tutti spassosissimi, e soprattutto disponibilissimi a prendersi per il culo. Attendiamo la quarta stagione, domandandoci: in Italia, con lo star-system che ci ritroviamo, si potrebbe fare la stessa cosa? No.

8. Derry Girls

La comedy più divertente su Netflix è un teen drama ambientato a Londonderry negli anni ’90, nel pieno del conflitto etnico-nazionalista nordirlandese. La creatrice Lisa McGee è cresciuta tra check point dell’esercito inglese e allarmi bomba nelle strade, ed è riuscita a tirarne fuori una storia al femminile sincera, spericolata ed esilarante, con una spettacolare colonna sonora Nineties. Un’altra prova del fatto che il meglio della commedia britannica è fatta da (e di) donne.

7. Breaking Bad + Better Call Saul

Breaking Bad prova come un debutto intrigante possa svilupparsi in uno dei drama più belli della tv se gli viene concesso il tempo di crescere e di sviluppare i suoi personaggi. Come è accaduto a Walter White (Bryan Cranston), insegnante di chimica delle superiori a cui viene diagnosticato un cancro al polmone in stadio avanzato e che decide di mettersi a cucinare meth per proteggere le finanze della sua famiglia prima di morire. A fargli da spalla c’è il suo ex studente fattone Jesse Pinkman (Aaron Paul). Altra cosa da non trascurare: Breaking Bad è finita quando doveva finire e quell’ultimo episodio è stato un vero game changer. Il che ci porta al prossimo punto: Better Call Saul, l’origin story dell’eccentrico e disonesto avvocato Saul Goodman ambientata sei anni prima dell’incontro con White, fa a pezzi la convinzione secondo cui uno spin-off deve impallidire rispetto al suo materiale originale.

6. Il metodo Kominsky

La commedia, come dovrebbe essere. Certo, è facile se la scrive Chuck Lorre (quello di Due uomini e mezzo e The Big Bang Theory) e la recitano giganti come Michael Douglas e Alan Arkin. Nei panni dell’attore fallito che insegna il suo Metodo ai falliti del futuro e del suo amico da trovare sempre allo stesso tavolo del ristorante (whisky e Dr. Pepper per il primo, martini con oliva per il secondo). La seconda stagione, appena arrivata, amplifica la qualità dell’originale. Con più commozione.

5. Broadchurch

Broadchurch è un murder mystery asciutto, crudo e semplice nel suo andare dritto al punto. Ma quello che riesce a fare in maniera fuori dal comune è raccontare il danno che il crimine al centro della storia infligge a questa tranquilla cittadina inglese sul mare e alla sua comunità. La morte di un ragazzino scatena una complessa indagine per omicidio che mette gli abitanti e i loro segreti sotto i riflettori nazionali. Broadchurch è scritta benissimo, girata magnificamente e interpretata da due raffinatissimi fuoriclasse: Olivia Colman, la nuova Queen Elizabeth di The Crown, e dall’ex Doctor Who David Tennant. Se la guardate in lingua originale non capirete una parola di quello che dice lui, ma ne varrà comunque la pena.

4. Mad Men

Dopo oltre 10 anni Mad Men è ancora stiloso e unico come la prima volta che è andato in onda. Il drama più intenso e bruciante della tv, ambientato in un’agenzia pubblicitaria prestigiosissima (e piena di fumo) della New York degli anni ’60, è uscito fuori dal nulla e dalla penna di un signor Nessuno: Matthew Weiner, ex sceneggiatore di alcuni episodi dei Soprano, che ora è diventato uno degli autori televisivi più quotati dell’industria. E funziona così bene perché Weiner ha trovato uno strepitoso cast di quelli che all’epoca erano altri signor Nessuno, attori brillantissimi ma disoccupati con una scintilla che lui ha saputo trasformare in incendio: il Don Draper di Jon Hamm è uno dei grandi antieroi della tv contemporanea.

3. After Life

Stand-up, ruoli al cinema e in Tv, conduzione di show come la cerimonia dei Golden Globe (pure quella dell’anno prossimo). Poi, Ricky Gervais mette a segno il piccolo capolavoro: ovvero questa miniserie. Una commedia umana di provincia su un neo-vedovo (lo stesso Gervais) che prova a tornare al mondo. Il senso della vita spiegato bene e senza retorica: Brits do it better.

2. Mindhunter

Mindhunter è un concentrato della visione di David Fincher. E visto che David Fincher è probabilmente il miglior regista di thriller in circolazione, tirate voi le somme. A metà degli anni ’70 l’FBI fa le sue prime incursioni nella profilazione criminale: l’agente Holden Ford (Jonathan Groff, già star di Broadway) crede che, grazie alla ricerca, il Federal Bureau possa dare un senso alla violenza apparentemente insensata. Le versioni drammatizzate di interviste reali condotte con serial killer e stupratori sono agghiaccianti. Mindhunter dimostra che non serve la violenza grottesca per tenerci incollati alla tv, bastano l’eleganza e una buona dose di inquietante psicologia criminale.

1. Shtisel

La cosa più bella da scovare negli anfratti di Netflix? Eccola. Se lo stupido algoritmo non ve l’ha ancora messa in primo piano, andate a cercarla da voi. La saga della famiglia di ebrei israeliani ultra ortodossi è un saggio di scrittura e recitazione. Zero giudizi, profonda umanità. Si ride tanto, si piange tanto: bisogna chiedere altro? Dopo aver acquisito i diritti delle prime due stagioni dalla tv israeliana, Netflix produrrà la terza stagione: speriamo non comprometta la statura dell’originale.

SPECIAL GUESTS

Wild Wild Country

Cosa è successo quando i seguaci del guru indiano Bhagwan Shree Rajneesh si sono trasferiti da un ashram a Pune in un ranch nell’Oregon rurale, per costruire la loro versione di utopia, nonostante l’opposizione della quarantina di abitanti di Antelope? Tra filmati d’archivio, copertura mediatica degli anni ’80 e interviste originali con membri del culto, questa miniserie ci mette in guardia sul potere degli uomini carismatici e sull’orrore che può venire alla luce quando si crede ciecamente nei messia, mettendo in piedi un instant cult discusso su un periodo cruciale, ma in gran parte dimenticato, nella storia americana. Le docuserie e le true crime story come Making a Murderer sono uno dei fiori all’occhiello di Netflix. Wild Wild Country è una droga e vi sconvolgerà.

Cosmos – A Spacetime Odissey

È una serie divulgativa a tutti gli effetti e, se non fosse stata su Netflix, probabilmente non ci saremmo nemmeno accorti di Cosmos – A Spacetime Odissey. E sarebbe stato davvero un gran peccato. Perché questo capolavoro visivo incanta appassionati di scienza e non con il suo viaggio nel tempo e nello spazio, grazie anche all’astrofisico Neil deGrasse Tysol, una sorta di Piero Angela di colore con un tono baritonale, che dà la giusta dose di autorevolezza alla narrazione. E, ci crediate o no, Seth MacFarlane (il creatore dei Griffin e American Dad) è stato essenziale nel finanziare il progetto.

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