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C’eravamo tanto sopportati: storia di Morgan a X Factor

Dopo l’ultima rottura ripercorriamo la storia (sì, certo) d'amore tra il cantautore e il talent che lui stesso ha contribuito a plasmare con vittorie, giudizi e stoccate. Perché Morgan, in fondo, non è mai cambiato. Mentre il mondo circostante (e X Factor) sì

Foto: Virginia Bettoja/Sky

Il licenziamento di Morgan da X Factor è solo l’ultimo capitolo di un rapporto, fra il cantautore e il talent, iniziato molto tempo fa e che ha conosciuto alti e bassi in egual misura. Ma se Marco Castoldi, nelle sue espressioni artistiche e mediatiche, è stato considerato fino a poco tempo fa l’unico in grado di “risollevare” la trasmissione in deficit di ascolti il motivo lo si deve alle sue indubbie qualità che ha dimostrato nel corso di otto edizioni vincendone ben cinque (e finendo nel Guinness dei primati) e a momenti che hanno segnato la storia della musica e della televisione. Perché Morgan non è soltanto “quello che fa casino” e scorrendo a ritroso la sua storia, intrecciata a quella del programma, si possono ritrovare degli episodi emblematici che dimostrano come, in fondo, sia rimasto sempre lo stesso. Il problema, semmai, è che il mondo è mutato e a X Factor certe velleità non sembrano più ben accette.

Le vittorie da Guinness dei primati

Se in molti pensano ai giudici di X Factor e subito gli viene in mente Morgan, oggi come in passato, è perché già dagli esordi del format che andava in onda sulla Rai (la prima edizione è del 2008) seppe imprimere il suo marchio in modo piuttosto clamoroso. Non a caso vinse le prime tre edizioni di fila. O meglio, i suoi concorrenti si aggiudicarono il primo posto, ma i loro successi elevarono il giudice al ruolo di simbolo della musica che veniva espressa da quel contesto e in tempi nei quali il talent si impose come una novità dirompente nell’ambito del mercato discografico. E se i primi tre artisti che Morgan contribuì a formare e a far vincere furono gli Aram Quartet, Matteo Becucci e soprattutto Marco Mengoni (che poi arriverà a vincere Sanremo), grazie a lui si affermarono nel corso delle varie edizioni altri talenti che riusciranno ad avere carriere di tutto rispetto come Noemi, Chiara Galiazzo e Michele Bravi, gli ultimi due anche primi a X Factor. Insomma, se X Factor ha dimostrato di avere l’X Factor è anche e soprattutto merito suo.

I giudizi leggendari

Non è solo la bravura di Morgan nello scovare e nell’allevare talenti, però, che ha reso la sua figura così aderente a quella di X Factor. C’è anche l’aspetto dei giudizi, a volte profondi e altre tranchant, che il pubblico attendeva e sui quali discuteva, spesso, più delle esibizioni stesse. Come quando diede una lezione di umiltà a un giovanissimo Marco Mengoni nella terza edizione del 2009: «Mi è sembrato identico a tutti gli altri, uno comune, un normalissimo e banale cantante» lo apostrofò dopo una esibizione, ma soprattutto a seguito di giudizi poco disponibili al dialogo del concorrente rispetto al proprio giudice. E aggiunse, nello stupore generale: «Volevo far capire a questo ragazzo di smetterla di non apprezzare quello che faccio nei suoi confronti perché altrimenti mi rompo i coglioni. Ti tratterò come uno normale perché lo sei. Non sai neanche scrivere le canzoni, sei soltanto un cantante». Una reprimenda che, rivista oggi, può far sorridere. Ma che sembra essergli stata utile.

Non sempre le aspre critiche di Morgan hanno sortito i frutti sperati con i diretti interessati, anche se probabilmente sono state utili per i tanti giovani musicisti che seguivano il programma. È il caso di Giulio Montagna, allora 25enne, che nel 2011 si presentò sul palco credendo che bastasse sembrare un po’ caciarone per essere considerato un artista. «Stai tranquillo, non fare il fenomeno» lo mise in guardia. «Sei al punto che se vai al di là finisci nella merda». Prima dell’esibizione gli lancia una bottiglietta d’acqua e in seguito lo ridimensiona: «Il tuo problema è l’esuberanza eccessiva. Vivi una sindrome clownesca. Non puoi far finta di essere una rockstar quando non sei nessuno. Sei intelligente e intonato, perché ti devi mettere in ridicolo?». Con lui non funzionò, ma che insegnamento.

Ci vide lungo, invece, con una concorrente che si presentò timidamente ai casting e che poi diventò una popstar. Parliamo di Elodie, che nel 2008 a soli 18 anni si presentò ai casting del programma cantando a cappella L’eternità di Giorgia. Lui dopo l’esibizione la scrutò con curiosità e, rispetto agli altri due giudici, si sbilanciò senza remore: «Devo dirti di sì perché si vede che hai talento». Un giudizio che, passato qualche anno, non è invecchiato niente male.

Le stoccate agli altri giudici

Nel mirino di Morgan, come sa bene chi segue il programma dagli esordi, non ci sono mai stati soltanto i concorrenti. Anche gli altri giudici hanno dovuto fare i conti con la sua preparazione culturale e musicale. Dovrebbe ricordarlo Simona Ventura quando gli spiegò perché Heroes di David Bowie non è un pezzo che si assegna a cuor leggero a degli esordienti: «Hai sparato alto, l’hai fatta grossa. Per quanto bravo, Emanuele non ha la fibra per un brano così importante. È un macigno, infatti si chiama “la pietra miliare del rock”. Non è solo una bella canzone, per la prima volta ha rotto la barriera tra arte alta e bassa: gli accademici potevano guardare al rock come una cosa intelligente e i popolari sentirsi fighi alla stregua di chi faceva il Conservatorio. La canzone è di David Bowie, Brian Eno e Robert Fripp. La trinità!». Nonostante questo, la Ventura provò a replicare: «È una canzone sulla libertà, tutti possono essere eroi per un giorno». Ma Morgan chiuse i giochi contestualizzando il pezzo: «Lascia perdere il messaggio politico, molto rischioso, perché ai tempi fu additata di nazismo e Bowie non poteva suonare in Italia perché l’avrebbero massacrato gli Autonomi».

E ancora, se quest’anno Ambra si è indispettita per le critiche di Morgan per il brano Bellissima di Annalisa, forse ha dimenticato cosa disse nella quinta edizione ad Arisa dopo che assegnò a una sua concorrente la canzone La solitudine di Laura Pausini: «Un ottimo arrangiamento, veramente una bella idea per rivitalizzare e rianimare una canzone che era nata già morta. Una canzone che non amo particolarmente anche se ha vinto Sanremo… infatti credo che la maggior parte delle cose che vincono a Sanremo facciano abbastanza schifo». Detto in faccia a chi il Festival lo aveva vinto, alla faccia della sincerità.

Ma se pensate che Morgan abbia una particolare predilezione a cazziare le donne, dovreste ricredervi perché neppure “il maestro” Elio uscì incolume da una sua stilettata. A X Factor 4, mentre si dibatteva del percorso nel talent di Nevruz, Elio difese il suo concorrente sostenendo che «l’obiettivo è quello di portare l’arte al popolo, la buona musica, e grazie a lui si sono sentiti gli Area e Rino e Rino Gaetano». Ma Morgan lo riprese: «Mi sembra sia un po’ azzardato dire di voler portare l’arte al popolo, non bisognerebbe azzardarsi. Non dovrebbe permettersi di dirlo neanche un artista affermato, e Nevruz non lo è, perché non può avere la pretesa di portare l’arte al popolo. Uno deve fare quello che gli piace ed è in grado di fare senza pretendere di insegnare niente a nessuno. Lo dicano gli altri, se lo fa lui è presuntuoso».

I duetti con i big

Non bisogna poi dimenticare che, detrattori a parte, Morgan è un musicista e non solo un opinionista o un divulgatore culturale. Così, nella storia di X Factor, sono celebri anche i duetti con alcuni big che passarono su quel palco. Nel 2008, per esempio, interpretò insieme a Giorgia una The Long And Winding Road dei Beatles da brividi. Morgan al pianoforte, dove fu nello stesso tempo preciso e sporco, mentre Giorgia illuminava l’esibizione con una voce cristallina e chirurgica. Ma è proprio il trasporto di Morgan a donare alla performance una intensità unica, con il robusto controcanto alla collega e una prova musicale impeccabile. Un duetto che, non solo a X Factor, ma nella tv italiana si sono visti raramente con questa qualità ed emotività.

Sempre nel 2008 dimostra ancora una volta di saper duettare con i più grandi e al suo fianco c’è Massimo Ranieri, con il quale interpreta Lontano lontano di Luigi Tenco. Indubbiamente uno dei suoi cavalli di battaglia, dove però è in grado di farsi da parte e lasciare spazio al collega che, oltre alla lunga carriera, è l’ospite della serata. Così lo accompagna con rispetto lasciandogli gli applausi nell’introduzione, per poi prendersi la scena in una rivisitazione luciferina di uno dei più struggenti brani del cantautore genovese. Un contrasto fra il classicismo di Ranieri e l’avanguardismo di Morgan che, nonostante la distanza, vengono tenuti insieme dal grande amore che entrambi dimostrano di avere per quel pezzo.

Infine non poteva mancare un duetto con una regina della musica. Nella seconda edizione di X Factor è andato in scena uno dei più strampalati e nello stesso tempo creativi di tutto il format insieme a Patty Pravo. Sulle note di Walk on the Wild Side di Lou Reed, lui la accompagna soltanto con il basso e una cassa piazzata sul palco, in modalità busker, e lei che canta la sua versione italiana (I giardini di Kensington). Una jam session coraggiosa su un pezzo evergreen della storia del rock che solo Patty poteva accettare di cantare in quel modo e solo Morgan poteva proporle di fare. Si sono presi, si sono persi, si sono ritrovati, creando qualcosa che, sulle tracce di un capolavoro, ha preso traiettorie inusuali ma credibili. «Due sberleffi siamo» disse Patty. Proprio così, uno sberleffo artistico alla musica preconfezionata.

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