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Un nuovo modo di guardare la fotografia di matrimonio

Con le sue immagini in bianco e nero Carlo Carletti ha donato al genere un valore artistico, diventando uno dei più celebri e riconosciuti professionisti nel settore. Lo abbiamo intervistato

© Carlo Carletti

Riconosciuto a livello mondiale come uno dei migliori fotografi di matrimonio, Carlo Carletti nell’arco della sua carriera ha saputo costruire uno stile innovativo e riconoscibile, dando una nuova prospettiva rispetto all’idea stereotipata e spesso pregiudizievole che si ha della fotografia di cerimonia. Oggi si racconta su Ultima Edizione.

© Carlo Carletti

Come e quando ti sei avvicinato al mondo della fotografia?
Avevo circa 25 anni ed ero uno studente di legge a Siena, ma la giurisprudenza non mi esaltava più di tanto. Un giorno, a casa di amici, mi sono imbattuto in una macchina fotografica analogica e me ne sono innamorato. Da quel momento ho cominciato a scattare e ho iniziato a frequentare un’associazione culturale a Siena, che mi ha spinto a produrre i primi progetti. Ho appreso la tecnica per scattare, sviluppare e stampare, accompagnando sempre l’elemento pratico a quello culturale e umanista. Leggevo molto, cercavo di approfondire il più possibile il lavoro dei grandi maestri di Magnum o di fotografi come Ansel Adams e Luigi Ghirri.

E come è arrivata la fotografia di matrimonio nella tua vita?
Dopo questo primo percorso amatoriale, ho aperto un mio studio dove facevo un po’ di tutto: still-life, fotografia di architettura e anche matrimonio, ma mi ero imposto di lavorare a modo mio. Non volevo realizzare i classici documentari di una giornata di cerimonia, volevo costruire un reportage di poche immagini – tutte in bianco e nero – che raccontassero il matrimonio come una vicenda e non come una serie di fotografie posate. All’inizio non è stato per niente facile, perché si trattava di un approccio del tutto innovativo, poi però sono arrivate le prime proposte e il mio lavoro è stato apprezzato. Non è mai semplice lavorare alla fotografia di matrimonio con un approccio legato al reportage e allo storytelling, ma è quello che mi piace davvero.

Ti ricordi un matrimonio in particolare dove hai lavorato?
Il primo lo ricordo perfettamente. Venne in studio da me una signora che aveva un agriturismo qui in Toscana e di lì a poco avrebbe ospitato una coppia inglese che si doveva sposare. Il mio approccio alla fotografia di matrimonio piacque molto e ci fu una totale aderenza da parte di tutti.

© Carlo Carletti

Da quel momento cos’è cambiato?

Ho capito che ero riuscito a trovare una nuova chiave di lettura, un nuovo modo di guardare a questo particolare genere fotografico, che di solito viene bistrattato e considerato un’attività per amatori. Mi sono messo a collaborare con varie agenzie e ho scoperto che esiste un’associazione mondiale di fotogiornalismo di matrimonio – la WPJA – a cui mi sono iscritto subito. Lì ho avuto l’occasione di confrontarmi con colleghi di tutto il mondo e parallelamente ho iniziato a partecipare ad alcuni contest internazionali, che ho anche vinto in due occasioni. In seguito sono arrivate mostre importanti in giro per l’Italia, ho cominciato a pubblicare libri e a collaborare attivamente con Leica.

A causa della pandemia globale, tutta la filiera matrimoniale è ferma e non si sa bene quando riprenderà. Qual è la tua opinione in merito a questo stop?
Intorno a un matrimonio si muovono decine di attività diverse: parrucchieri, stylist, ristoranti, catering, agriturismi e molto altro. Adesso è tutto fermo e ovviamente anche noi fotografi risentiamo di questo stop forzato. Personalmente, spero che nell’autunno 2020 qualcosa cominci a riprendere; nel frattempo mi sto dedicando alla fotografia di paesaggio girando per i boschi della Toscana, mantenendo sempre lo stesso approccio reportagistico.

La copertina del nuovo libro “Di quel giorno” pubblicato da Contrasto © Carlo Carletti

So che ultimamente hai pubblicato un nuovo libro.
Sì, Di quel giorno. È stato pubblicato da Contrasto e raccoglie tutti gli elementi più importanti del mio lavoro come fotografo e come artista: un racconto elegante e delicato, ricolmo di citazioni cinematografiche e di emozioni che ho raccolto e vissuto durante il mio percorso di vita professionale nell’ambito della fotografia di cerimonia.

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