Piero Percoco: fotografia d'avanguardia per raccontare la provincia | Rolling Stone Italia

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Piero Percoco: fotografia d’avanguardia per raccontare la provincia

Il fotografo di Sannicandro ha costruito il suo percorso stilistico e professionale raccontando il suo paese, immerso nella dimensione provinciale dell'entroterra barese. L'abbiamo intervistato

© Piero Percoco

Quante volte abbiamo sentito le storie di ragazzi nati nella provincia che non vedevano l’ora di scappare verso la grande metropoli in cerca di opportunità, esperienze, multiculturalismo? Si può dire che Piero Percoco ha fatto esattamente il percorso inverso. Lui la sua provincia se la porta nel cuore e ha deciso di raccontarla al mondo intero attraverso la fotografia. Nato a Bari, cresciuto a Sannicandro di Bari, ha girato qua e là, ha lavorato per un periodo con il collettivo Cesura (con sede, guarda un po’, nella provincia di Piacenza) e poi ha deciso di tornare a casa sua, nell’entroterra barese, a 15 km dal capoluogo. La fotografia di Percoco ci presenta la storia di un territorio dolce e amaro, dove «non c’è proprio niente da fare» come dice Piero, ma dove continuano a emergere ricordi legati all’infanzia e al vissuto personale. Da Sannicandro poi è arrivato fino agli Stati Uniti, contattato e pubblicato dal New Yorker che gli ha aperto una finestra sul mondo. Abbiamo intervistato Piero per Ultima Edizione e ci siamo fatti raccontare il suo percorso artistico e personale.

Piero, so che sei tornato a Sannicandro per colpa – anzi diciamo pure per merito – di Alex Majoli. È così?
C’è stata una particolare frase di Alex che mi ha spinto a tornare definitivamente a casa mia. Ero appena rientrato da un periodo in cui stavo collaborando con Cesura a Pianello val Tidone e Majoli mi sgridò dicendomi che non avrei combinato nulla in provincia, invitandomi a stabilirmi al nord o in una grande città, dove avrei certamente avuto maggiori opportunità professionali. Ho preso questa sua frase come una sorta di sfida e ho pensato che invece avrei dimostrato il contrario, ovvero che anche a Sannicandro sarei riuscito a lavorare e a costruirmi una carriera da professionista.

Facciamo un passo indietro. Da dove nasce la tua passione per la fotografia?
Nasce dopo gli studi. Ho fatto un percorso travagliato e complesso, perché ho frequentato una scuola di elettrotecnica che non mi piaceva per niente. Mi sono diplomato nell’anno in cui è scoppiata la crisi economica globale (2008) e quindi sono rimasto disoccupato per lungo tempo. È stato in quel momento che mi sono avvicinato alla fotografia, scattando sprazzi di quotidianità del mio paese e immagini che emergevano dal mio vissuto personale. Nel 2013 ho deciso di partecipare al Leica Talent e sono stato selezionato tra i primi 100 fotografi. Tra i giudici c’era anche Alex Majoli, che ho contattato per mail chiedendogli alcuni consigli. Lui mi ha risposto e mi ha invitato a collaborare con Cesura; ho accettato e sono rimasto molto affascinato da questo mondo, che per me era una novità assoluta.

© Piero Percoco

Cosa ti affascina del mondo della provincia?
Prima di tutto ho la consapevolezza che non si tratta di una comfort zone. Qui è tutto più difficile, per certi aspetti ci si può sentire tagliati fuori dal mondo, è come se ci fosse un tempo sospeso che non va né avanti né indietro. Non ti aiuta nessuno sotto l’aspetto lavorativo, si fa veramente tanta fatica a costruirsi un’identità professionale. Ma a Sannicandro ho tutto: famiglia, amici, cibo, legami, ricordi. Sono tutti elementi dai quali non sono disposto a staccarmi definitivamente. Il mio obiettivo è quello di raccontare la provincia a tutto il mondo: mi piace pensare che se posto su Instagram la foto di un angolo di strada di Sannicandro di Bari, questa possa essere vista immediatamente da un asiatico o da un americano. È un pensiero che mi divertiva molto e mi dava molta motivazione quando mi sono iscritto su Instagram nel 2013.

© Piero Percoco

In questi anni com’è cambiato il tuo modo di approcciarti al lavoro e alla realizzazione dei tuoi progetti?
Mi sono reso conto di avere influenzato una intera generazioni di fotografi, specialmente quelli che come me provengono da un ambiente provinciale del sud Italia. Negli anni il mio approccio è cambiato, è diventato sicuramente una ricerca meno ossessiva. Non riesco più a scattare certe foto, credo che anche il mio pensiero sulla fotografia si sia evoluto. La mia cifra stilistica è rimasta sempre sullo stesso ordine di coerenza: ho sempre cercato di raccontare storie provenienti dalla mia esperienza e dal mio vissuto, perché questa è l’unica fotografia in cui riesco a riconoscermi pienamente.

© Piero Percoco

C’è qualche progetto in cantiere per il futuro?
Ho approfittato di questi mesi per sistemare il mio archivio e metterlo in ordine anno per anno. Mi piacerebbe proseguire con una selezione che potrebbe diventare un libro. Nel frattempo sto lavorando a un progetto a lungo termine sugli insetti: una nuova ricerca, un’immersione totale nella natura con fotografie ravvicinate. Questo lavoro lo farò uscire tra un po’ di anni, perché per scattare nuove immagini devo sempre attendere la primavera e l’estate.

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