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Per Giulia Agostini la fotografia è istinto e ricerca di un’identità

La giovane fotografa ha uno stile introspettivo che dà intimità a tutte le immagini, anche ai paesaggi. L'abbiamo incontrata e abbiamo parlato della sua storia, dell'importanza dell'autoritratto e del suo primo libro

© Giulia Agostini

Giulia è una fotografa impulsiva e istintiva, che non ama riconoscersi in delle categorie definite. La sua ricerca è fortemente introspettiva, con molti cenni autobiografici e sfumature intime. Il suo sguardo sui corpi e sulla femminiltà è intenso e avvolgente, ricco di retroscena e storie velate, tutte da scoprire. Ma il nudo non è l’unico oggetto d’attenzione della fotografa padovana, che spazia tra immagini di paesaggi, street photography, viaggi e molto altro. Nell’arco della sua carriera ha lavorato negli Stati Uniti e ha esposto in tutta Italia, partecipando anche all’edizione 2013 di Fotografia Europea a Reggio Emilia. Attualmente si sta dedicando alla produzione di un libro. Oggi si racconta in questa intervista su Ultima Edizione.

Un po’ alla volta, il mondo sta ripartendo e sta provando a lasciarsi alle spalle la pandemia. Tu dov’eri rimasta?
A febbraio 2020 ho partecipato a una mostra collettiva alla galleria Podbielski Contemporary, intitolata Pleasure Garden, curata da Pierre André Podbielski e accompagnata da un testo di Angela Madesani; parallelamente ho prodotto alcuni manifesti per degli spettacoli in programma al teatro Elfo Puccini. Con il lockdown si è fermato tutto, ma adesso si sta lavorando per la ripresa di questi progetti.

© Giulia Agostini

Sei una grande appassionata di pittura e disegno, linguaggi a cui ti dedichi da molti anni. Come nasce il tuo interesse per la fotografia?
Sono sempre stata affascinata dalle arti visive, ma nel corso degli anni ho capito che la fotografia era il linguaggio che mi permetteva di esprimermi meglio. Ho cominciato a scattare in maniera istintiva, prima con il digitale e poi con l’analogico. Inizialmente ero io il soggetto delle mie fotografie, con una serie di autoritratti, poi ho provato ad allargare lo sguardo verso il mondo, fotografando altre persone, paesaggi, frammenti di street photography e performance artistiche. Ho caricato alcune delle mie immagini su Flickr e sono stata notata da un curatore del Cleveland Institute of Art, che mi ha proposto di collaborare negli Stati Uniti, dove ho avuto l’occasione di partecipare a una mostra collettiva all’Underline Gallery di New York. L’esperienza statunitense è stata un trampolino importante, che ha aperto le porte a una serie di nuove importanti collaborazioni lavorative.

© Giulia Agostini

Ultimamente ti stai dedicando alla produzione di un libro, ci racconti questa esperienza?
Si tratta di un lavoro ancora in corso, un cantiere aperto e in continua evoluzione. Non ho scelto un progetto in particolare, ho deciso di inserire degli estratti di tutta la mia produzione, come se fosse una sorta di album di figurine. Mi piace la fotografia e allo stesso modo mi appassiona la street photography, così alla fine ho capito che non dovevo escludere niente, ma includere tutto. Quello che voglio fare emergere è la ricerca istintiva che mi riguarda. Ho sempre agito in questa maniera, utilizzando la fotografia come mezzo espressivo per tirare fuori alcuni aspetti nascosti della mia sfera privata. Il titolo sarà Secondo Amore.

© Giulia Agostini

Il tuo lavoro è ricco di aspetti autobiografici e personali, che in qualche modo riguardano il tuo vissuto. Come si riesce a coniugare questa istintività con le esigenze dei clienti con cui collabori per dei progetti commerciali?
Ho avuto la fortuna di lavorare spesso insieme ad artisti, che riescono a comprendere le mie esigenze professionali. Non voglio perdere la mia libertà creativa e soprattutto non voglio snaturare la mia idea di fotografia. In questo senso, devo dire che mi sono trovata spesso a mio agio. Sicuramente ci sono state occasioni in cui ho avuto delle difficoltà. La cosa più importante è stata la possibilità di avere un confronto sincero e diretto che ha portato a risultati positivi e ad instaurare rapporti che sono cresciuti nel tempo.

Su cosa ti piacerebbe lavorare in futuro?

Mi piacerebbe avvicinarmi alla fotografia di scena, perché vorrei provare ad approfondire questo tipo di narrazione. Vorrei anche dedicarmi alle immagini in movimento ed esplorare il linguaggio del video.