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«Per essere buoni fotografi bisogna anche essere curatori e critici di se stessi»

Lo dice Luca Santese del collettivo CESURA, che sta per pubblicare il nuovo libro ‘Il corpo del capitano’ dedicato alla figura di Matteo Salvini, in collaborazione con Marco P. Valli

Il corpo del capitano © Luca Santese/Marco P. Valli, courtesy CESURA

Luca Santese, uno dei fondatori del collettivo fotografico CESURA, ha recentemente lavorato al progetto espositivo Immaginario del Touring Club Italiano, realizzato in occasione dei 125 anni dalla fondazione dell’associazione. Un’occasione per confrontarsi con il mondo della curatela e della gestione di un enorme archivio, con l’occhio e la visione del fotografo professionista. Nel frattempo si è dedicato alla realizzazione del libro Il corpo del capitano – in collaborazione con il collega Marco P. Valli – che uscirà il 3 ottobre, lo stesso giorno dell’inizio del processo Open Arms a Matteo Salvini, e si potrà acquistare online e in diverse librerie italiane. Lo abbiamo intervistato su Ultima Edizione, per farci raccontare queste due particolari esperienze.

Il corpo del capitano © Luca Santese/Marco P. Valli, courtesy CESURA

Mancano pochi giorni all’uscita del nuovo libro Il corpo del Capitano. Quando nasce questo progetto e con quali obiettivi?
L’idea di produrre un libro è nata qualche anno fa, anche se in maniera poco organica. All’inizio si trattava di una ricerca sull’ascesa politica del populismo e sul passaggio dalla Seconda alla Terza Repubblica, con un’attenzione particolare al Movimento 5 Stelle e all’evoluzione della Lega da partito locale a nazionale. Dal 2018 abbiamo cominciato a seguire in prima persona i comizi, raccogliendo molto materiale utile a raccontare una nuova era della politica italiana. Con queste immagini abbiamo iniziato a realizzare delle fanzine con un taglio satirico e sovversivo, riscuotendo un certo successo tra il pubblico. Un ritratto di Salvini è stato anche utilizzato come copertina del TIME, ma questo ha sostanzialmente favorito lo stesso Salvini in termini di visibilità, perché il leader della Lega ha utilizzato proprio quell’immagine per la sua campagna elettorale. L’obiettivo principale del nostro lavoro è quindi fallito e ci ha obbligato a cambiare totalmente strategia.

Il corpo del capitano © Luca Santese/Marco P. Valli, courtesy CESURA

Che nuova strategia avete adottato?
Abbiamo deciso di utilizzare una fotografia completamente diversa, adottando un linguaggio che potesse essere inutilizzabile per la sua propaganda di Salvini, mettendoci in confronto/scontro aperto con lui. È cominciato così uno studio molto preciso sul corpo inteso non solo come fisico, ma anche come corpo politico, di comunicazione sui social e di utilizzo dei media. Da qui nasce Il corpo del capitano, titolo che prende spunto da Il corpo del capo di Marco Belpoliti, che prendeva in esame i ritratti usati da Silvio Berlusconi per sponsorizzare la sua immagine. Il libro, con una postfazione di Nicola Patruno e l’introduzione di Filippo Ceccarelli, ha un filo narrativo che si muove con la logica del contro-linguaggio e dell’anti-propaganda. Abbiamo deciso di muoverci in un terreno ambiguo, utilizzando il linguaggio più ambiguo possibile, ovvero la fotografia.

Il corpo del capitano © Luca Santese/Marco P. Valli, courtesy CESURA

La copertina del libro è un’immagine di Salvini con indosso una maschera. Come mai questa scelta?

È una scelta precisa, che vuole essere coerente con il resto della narrazione: è la stessa fotografia utilizzata per la copertina del TIME, a cui abbiamo aggiunto la maschera indossata da Salvini, quella maschera che racchiude le sue molteplici identità e la sua costante ambiguità. Anche la scelta di costruire un racconto esteticamente ordinato ed elegante si muove con il principio dell’ambiguità e della contraddizione, perché eleganza e bellezza estetica non sono propriamente elementi che appartengono al personaggio di Salvini e al suo modo di raccontarsi pubblicamente. A un primo sguardo superficiale, Il corpo del capitano può addirittura sembrare un prodotto di propaganda pro-Salvini, ma una lettura più attenta suggerisce che si tratta dell’esatto contrario.

Hai lavorato a lungo a un progetto dedicato all’archivio del Touring Club Italiano, per costruire una mostra in veste di curatore. Da fotografo, come ti sei approcciato al mondo della curatela?
Il progetto è cominciato poco più di un anno fa, ma ho dovuto affrontarlo mettendo in pratica tutta l’esperienza accumulata nell’arco della mia carriera. Mi è stato chiesto di costruire una mostra per celebrare i 125 anni del Touring Club Italiano, intitolata Immaginario. Sono partito da 350 mila fotografie presenti nell’archivio e, con una prima scrematura, sono arrivato a selezionarne 70 mila. Da lì ho cominciato a ragionare sull’identità delle immagini, sulla loro capacità di dialogare e stare insieme, costruendo sequenze narrative e anti-narrative. Il risultato finale è stata una selezione di 125 immagini, la raccolta di un immaginario collettivo. È stata un’esperienza molto interessante e costruttiva, perché mi ha permesso di confrontarmi con la forza comunicativa della fotografia e con il racconto di una memoria comune.

Il corpo del capitano © Luca Santese/Marco P. Valli, courtesy CESURA

Quanto è importante oggi per un fotografo essere anche curatore e critico?
È una collisione inevitabile, perché sono convinto che sia fondamentale, per un fotografo, avere la consapevolezza di quello che sta facendo mentre sta scattando. Il mondo della fotografia è cambiato rapidamente negli anni e oggi esistono tantissimi produttori di immagini, con un conseguente abbassamento della media qualitativa. In questo processo disorientante è molto importante avere una spiccata capacità di autocritica, saper fare editing delle tue fotografie e capire come sintetizzare un racconto nella maniera più efficace possibile.

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