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Per Daphne Guinness è tempo di ‘Revelations’

L'artista è pronta a uscire con il suo terzo album, che sarà presentato il 14 agosto 2020, figlio di una intensa collaborazione con David LaChapelle e il produttore Tony Visconti

Revelations © David LaChapelle

Daphne Guinness, artista eclettica e discendente della celebre famiglia irlandese, è pronta a pubblicare il suo terzo album, Revelations, out il 14 agosto 2020. Registrato al Les Studios Saint Germain di Parigi, è stato realizzato in collaborazione con lo storico produttore di David Bowie Tony Visconti e con il fotografo – e grande amico – David LaChapelle. In occasione della prossima uscita di Revelations, l’abbiamo intervistata in esclusiva per Rolling Stone.

Revelations © David LaChapelle

Daphne, cosa significa per te uscire con un nuovo album dopo mesi di lockdown, nel bel mezzo di una pandemia e di una crisi sociale senza precedenti?
È da alcuni mesi che sono bloccata a Los Angeles, da quando sono state indette le misure restrittive a causa del coronavirus, e in questo periodo ho avuto tempo per riflettere su alcuni aspetti del mio lavoro. Nella mia carriera ho sempre affrontato i temi della luce e dell’oscurità, della disperazione e della speranza, sia nella moda che nella musica. Uscire con Revelations in questo particolare momento della storia è una coincidenza davvero bizzarra. In attesa della presentazione dell’album ad agosto, ho approfittato di questi mesi per andare avanti a scrivere musica, spinta anche dalla speranza che, dopo questa tragica esperienza collettiva, si possa pensare a un mondo migliore, più equo e umano. In Revelations tutti questi aspetti sono presenti e ben visibili, soprattutto nel video realizzato da David LaChapelle: c’è una grande sensazione di angoscia, ma c’è anche un po’ di spazio per la luce.

 

 
 
 
 
 
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Revelations è anche il frutto di una doppia collaborazione con il produttore Tony Visconti e David LaChapelle. Ci racconti com’è stato lavorare con questi due grandi artisti?
Tony Visconti è un uomo dotato di una sensibilità unica, ha come una specie di sismografo dentro di sé capace di intercettare quelle che sono le mie necessità e quello che voglio comunicare con la mia musica. Lavorare al suo fianco in questi mesi è stato fondamentale per la riuscita dell’album, ma allo stesso modo è stata un’esperienza felice e preziosa. Con David c’è stata fin da subito una condivisione degli obiettivi dall’inizio alla fine, siamo riusciti a capirci a vicenda e, anche in questo caso, il rapporto non è mai stato soltanto professionale ma fortemente umano, di profonda amicizia e fiducia reciproca come persone e come artisti.

Revelations © David LaChapelle

Quanto è importante la produzione di un video in rapporto alla traccia musicale?
Direi che è fondamentale. Prendiamo il caso di Revelations: ho trovato piuttosto sconvolgente vedere questi video inseriti nel contesto contemporaneo. Tra le scene si vedono incidenti stradali, incendi, folle di persone in preda al panico che si azzuffano tra di loro, il tutto con uno sfondo che ricorda tanto le atmosfere apocalittiche da fine del mondo. Per me non aveva nessun senso fare un video frivolo o leggero, anzi volevo che il video fosse una vera e propria opera d’arte, un’allegoria dei nostri tempi. In questo senso, lavorare insieme a David è stato fondamentale, perché si è creato fin da subito un rapporto di fiducia, scambio di visioni e sensazioni utili a realizzare un prodotto di alta qualità. Il video di Deviant Disco per esempio è stato premiato come Best Concept al Berlin Music Video Awards, un riconoscimento molto importate che sottolinea quanto sia importate per me il rapporto tra suono e visual.

Revelations © David LaChapelle

Chi sono i musicisti a cui ti ispiri?
Ci sono tantissime influenze diverse nella mia musica e in Revelations ci sono sonorità nuove, figlie di una profonda ricerca e sperimentazione. Io personalmente ho sempre amato la musica classica e quella sinfonica, per arrivare poi ai grandi artisti del presente come i Beatles, The Kinks e David Bowie. Quando faccio musica, lo faccio per me e per il mondo intero. Penso che la musica sia un linguaggio collettivo, indistruttibile, capace di raggiungere e coinvolgere tutti quanti.

Hai in programma dei concerti? Ti vedremo anche in Italia prossimamente?
Appena sarà possibile, vorrei ricominciare a viaggiare e portare avanti le mie sperimentazioni artistiche. Per quanto riguarda i concerti, sicuramente organizzerò delle date, anche se è molto complicato perché, per ogni show, c’è sempre la necessità di muovere tantissime persone, praticamente un’intera orchestra. Negli ultimi anni ho composto i miei album a Parigi, Londra, New York e Los Angeles: mi piacerebbe comporre il prossimo in Italia, un Paese che amo e con una scena musicale molto interessante.

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