Home Black Camera Ultima edizione

max&douglas, i professionisti del ritratto

Un sodalizio cominciato nel 1998, quando entrambi studiavano allo IED. Da allora hanno sempre lavorato fianco a fianco, evolvendo costantemente il loro stile e vivendo il passaggio al digitale come precursori

Novembre 2000, ritratti per MTV © Max & Douglas

Se si vuole raccontare per bene la carriera di max&douglas, bisogna osservarla tenendo d’occhio due aspetti che hanno caratterizzato il mercato del lavoro negli ultimi vent’anni: l’evoluzione dell’editoria e l’avvento del digitale. Per chi, come loro, ha cominciato ad approcciarsi al ritratto commerciale a fine anni ’90, anticipare i tempi è stato un elemento di importanza vitale. Hanno vissuto da protagonisti il passaggio dall’analogico al digitale, fino ad arrivare al panorama contemporaneo con idee fresche e innovative. Oggi, su Ultima Edizione, ripercorrono la loro esperienza professionale.

Come vi siete conosciuti e come avete iniziato a lavorare insieme?
Studiavamo allo IED, era il 1998 e stavamo preparando la tesi, con l’ambizione di tuffarci nel mercato della fotografia commerciale. Terminati gli studi, siamo andati a fare gli assistenti negli studi di Condé Nast Italia, dove abbiamo avuto l’opportunità di lavorare al fianco dei migliori fotografi al mondo; è stato lì che abbiamo appreso la tecnica della luce pennellata applicata allo still-life. Abbiamo provato a utilizzare questa tecnica sulla ritrattistica in forma del tutto sperimentale con un banco ottico e, dopo tanta ricerca e svariati tentativi, siamo riusciti a trovare il nostro linguaggio.

Loris Capirossi © max&douglas

È stato difficile portare la tecnica della luce pennellata dallo still-life al ritratto?
Non è stato semplicissimo. Prima di tutto per un gusto personale, perché ci piacevano di più le ambientazioni rispetto alla fotografia in studio, in secondo luogo perché era complicato riuscire a catturare l’espressività dei volti dei soggetti al buio. Abbiamo dovuto fare uno sforzo per entrare fisicamente nella fotografia, ma alla fine del nostro esperimento siamo riusciti a raccogliere un portfolio con immagini forti e originali, scatti senza post-produzione che non si vedevano in giro e che quindi mettevano sul piatto qualcosa di nuovo. I frutti del lavoro sono arrivati dopo poco tempo, con alcune campagne per brand importanti come Sony, Telecom e Philips.

Come avete vissuto il passaggio dall’analogico al digitale?

Mentre si stava realizzando questa svolta epocale, anche da parte nostra c’era la necessità di cambiare qualcosa nell’approccio al lavoro: sentivamo la necessità di scattare di più, quindi ci siamo avvicinati al mondo editoriale, con Grazia Neri e Giovanna Calvenzi a Sportweek. Con il digitale sono cambiate le tempistiche e i ritmi lavorativi, così abbiamo dovuto rinnovare la nostra proposta produttiva, utilizzando la post-produzione che stava vivendo la sua fase primordiale. Anche in quel caso la sperimentazione è stata un elemento fondamentale per il nostro lavoro, ma alla fine siamo riusciti a rinnovarci senza dover rinunciare alla nostra cifra stilistica. A livello professionale sono cominciate altre collaborazioni importanti con magazine come Vanity Fair, Rolling Stone, GQ e molti altri.

Cosa cercate di fare emergere dai vostri ritratti?
La nostra ricerca iniziale non era tanto rivolta all’espressività del personaggio, quanto più all’effetto scenico; per noi l’elemento più importante era rappresentare l’icona, non la persona ritratta. Con il tempo, un po’ alla volta, è cambiato l’interesse e ci siamo concentrati di più sulla gestualità e sulla fisicità del soggetto. Il concetto rimane sempre lo stesso: non cerchiamo di rubare l’essenza dell’anima della persona ritratta, cerchiamo piuttosto di dare la nostra personale interpretazione di ciò che essa rappresenta.

Usain Bolt © max&douglas

Nella vostra carriera avete fotografato centinaia di personaggi famosi. C’è qualcuno che vi ha particolarmente colpito?
Ci sarebbero decine di aneddoti curiosi, ma ad averci colpito sono state l’umanità e l’umiltà di alcuni personaggi. Conserviamo un bellissimo ricordo di Ben Harper, che in occasione di uno shooting a Milano passò una domenica intera insieme a noi suonando e chiacchierando. Un altro personaggio mitico che abbiamo incontrato è Alex Zanardi: autoironico, semplice e disponibile, un grande esempio di tenacia nell’affrontare la vita.

In mezzo a tutte queste commissioni commerciali, c’è stata occasione di portare avanti anche dei progetti personali?
Per disgrazia o per fortuna abbiamo sempre lavorato tantissimo, quindi c’è stato poco spazio per realizzare progetti personali. Ultimamente ci siamo dedicati a una ricerca sul mondo del cosplay: siamo stati al Comicon di Napoli e abbiamo cercato di entrare in questo ambiente che in Italia si sta diffondendo sempre di più. Abbiamo scoperto che gli appassionati di cosplay provengono da qualsiasi estrazione sociale e svolgono le professioni più disparate. Il nostro progetto è stato un’interpretazione dei ritratti volto alla ricerca dell’umanità reale che sta dietro al travestimento. Sorprendentemente, il risultato è stato l’opposto: sembrava che le persone fossero diventate le maschere del personaggio interpretato.

Wolverine, dal progetto The Mask dedicato al mondo cosplay © max&douglas

Davanti ai rapidi e profondi cambiamenti del panorama professionale degli ultimi vent’anni non vi siete mai fermati, anzi siete riusciti ad anticipare i tempi e a cavalcare l’onda. Cosa consigliereste a un giovane fotografo che si affaccia al mercato del lavoro di oggi?
Stiamo notando che tra i ragazzi che utilizzano la fotografia come linguaggio c’è una grande lacuna culturale: molti di loro non conoscono i maestri e i pilastri del passato, alcuni non sanno nemmeno chi fosse Richard Avedon. Viviamo tutti in un mondo in cui la fotografia è estremamente diffusa, ma è difficile soffermarsi su un’immagine e leggerla più nel profondo. Quello che certamente possiamo consigliare è di studiare, leggere, osservare e capire: queste azioni, accompagnate a uno studio tecnico, estetico e autoriale, sono fondamentali per riuscire a emergere e distinguersi nel caos contemporaneo.