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Marta Giaccone: Ritorno all’Isola di Arturo

Il racconto fotografico degli adolescenti di Procida ispirato dal celebre romanzo di Elsa Morante: un viaggio che ci parla di sogni, desideri e vita quotidiana sulla piccola isola campana

Procida (NA), luglio 2016 . Procida (Italy), July 2016

Marta scopre Procida grazie ai suoi adolescenti. Prima attraverso il libro di Elsa Morante, vincitore del Premio Strega nel 1957, poi con i ragazzi che vivono oggi sull’isola. Ispirato da Arturo Gerace, ragazzo che vive la sua infanzia e la sua adolescenza in un’Italia di fine anni Trenta, il suo progetto fotografico segue un gruppo di giovani abitanti dell’isola con l’obiettivo di raccontare un delicato e tumultuoso periodo della crescita. La fotografia di Marta cerca di osservare e capire come viene vissuta l’adolescenza in una piccola isola – di appena quattro chilometri quadrati – dove si cresce più liberi che in città, ma allo stesso tempo più protetti e soggetti a meno stimoli. Un progetto che cerca di entrare nelle vite degli adolescenti procidani e che scopre un piccolo punto della terra fuori dal tempo, dove i ragazzi sognano di partire verso terre lontane, ma sempre con l’idea di ritornare.

Ritorno all’Isola di Arturo © Marta Giaccone

Come ti è venuta l’idea di sviluppare questo progetto?
Sono sbarcata per la prima volta a Procida nel 2015, con l’idea di seguire la crescita dei ragazzi che abitano l’isola. Incuriosita da quali potessero essere i loro sogni, i loro progetti di vita e la loro prospettiva sul mondo, ho pensato di realizzare un documentario sugli adolescenti locali, anche grazie all’ispirazione avuta dal romanzo “L’isola di Arturo” di Elsa Morante, che descrive il rapporto tra Arturo e l’isola campana. Sono nata e cresciuta in una grande città, Milano, ed ero molto curiosa di esplorare adolescenze diverse dalla mia, volevo vedere come vivono i ragazzi su un’isola e osservare in prima persona le loro esperienze. Nelle piccole comunità bambini e ragazzi crescano in un ambiente sicuramente più confortevole, come in una bolla di sicurezza: possono andare in giro da soli senza problemi e sono più liberi di scoprire l’ambiente che li circonda. Per contro, in un contesto così isolato, ci sono pochi stimoli e meno possibilità di entrare in contatto con il melting pot delle grandi città. Il mio è un lavoro in costante evoluzione, vado e torno dall’isola continuamente.

Ritorno all’Isola di Arturo © Marta Giaccone

Sei arrivata su una piccola isola con in mano una macchina fotografica, senza conoscere nessuno. Come è stato l’approccio con la comunità locale e quanto è stato complicato entrare in confidenza con i giovani locali?
La prima volta che sono stata a Procida ho notato che i ragazzi si spostavano sempre in gruppo, in motorino e in bicicletta, ed erano sempre in giro. All’inizio non è stato semplice trovare un punto di contatto, ma poi, per caso, ho conosciuto una ragazza che mi ha portato a un campetto di calcio, punto di ritrovo degli adolescenti locali. Da quel momento ho cominciato a conoscere, non senza un po’ di iniziale diffidenza, i ragazzi di Procida e i loro genitori, che mi hanno accolta e sostenuta nel mio progetto. Giorno dopo giorno hanno preso confidenza con me e hanno cominciato a raccontarmi le loro storie, mentre io li fotografavo e li seguivo nelle loro giornate. Ora, ogni volta che torno sull’isola, mi sento come se fossi a casa: i ragazzi, che le prime volte erano un po’ distaccati e diffidenti, adesso si sono molto affezionati e anche i loro genitori mi riconoscono e mi salutano.

Questo lavoro ha un suo obiettivo finale?
Porterò avanti questo progetto ancora per qualche anno, probabilmente fino a che i ragazzi conseguiranno la maturità e usciranno dal periodo adolescenziale. Mi piacerebbe raccontare l’evoluzione dei loro sogni durante il percorso di crescita. Molti di loro sono accomunati da un sentimento simile: hanno il desiderio di andare via dall’isola, di scoprire il mondo ed esplorare, ma alla fine vogliono ritornare a Procida perché sentono un legame indissolubile con la loro terra.

Ritorno all’Isola di Arturo © Marta Giaccone

C’è un consiglio che ti sentiresti di dare a un giovane fotografo?
Parlando di progetti a lungo termine, ho sempre cercato di seguire le mie passioni, senza farmi condizionare da calcoli o interessi commerciali. Nell’approccio a un progetto è molto importante saper presentare il proprio lavoro in maniera chiara e riconoscibile, avere una storia da raccontare con una propria cifra stilistica.