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‘Love is a Verb’: le sculture di plastilina di Tatiana Brodatch

Da Mosca a Milano, dall'architettura alla plastilina, le opere dell'artista russa indagano i rapporti umani, i dubbi e le contraddizioni del nostro tempo. Qui racconta la sua storia

Tatiana Brodatch è un’artista russa originaria di Mosca ma milanese d’adozione. Nella città lombarda ha studiato da architetto, poi dal 2015 ha deciso di stabilirsi definitivamente in zona Corso Sempione, uno dei quartieri storici di Milano, dove ha aperto il suo studio e dove lavora. Nel corso degli anni si è fatta conoscere per le sue sculture di plastilina, oggetti che indagano i rapporti umani, le riflessioni personali, i dubbi e le contraddizioni tipiche della natura umana. Le sculture diventano tangibili, sembrano prendere vita, giocando con le nostre percezioni e spingendo chi le osserva a porsi delle domande con curiosità. Il suo lavoro è stato presto notato e apprezzato dal pubblico, in particolare da chi lavora nel mondo del design, e Seletti ha deciso di presentarlo nella sua collezione. Abbiamo fatto visita a Tatiana nel suo studio e l’abbiamo intervistata per Ultima Edizione.

 

 
 
 
 
 
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Looks pretty crazy now, doesnt it? “Love is a verb” my exhibition of 2018/19 #isolation #pandemic #loveisaverb #beingtogether #socialdistance

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Ci racconti qualcosa di te e della tua esperienza professionale?
Sono nata e cresciuta a Mosca. nel 2000 mi sono laureata in architettura e per 15 anni ho lavorato come architetto. Nel 1999 con l’Erasmus sono venuta a studiare architettura al Politecnico. Ho scoperto Milano, città che mi ha subito fatto innamorare perché risuonava di tutto ciò che mi interessava: design, architettura, moda. Tra studio e lavoro sono rimasta per quasi tre anni, ma anche più avanti ho fatto in modo di tornare spesso. Milano per me è sempre stata una grande fonte di ispirazione. Nel 2013 è arrivata la plastilina ed è subito diventata una parte molto importante della mia vita. Sentivo di aver trovato il mio linguaggio, con il quale potevo parlare dell’argomento che mi interessava davvero: la natura umana. Ho mollato l’architettura e mi sono concentrata sulla mia nuova passione. Lavoravo ogni giorno e dopo un anno avevo abbastanza materiale per organizzare la mia prima mostra, proprio a Milano. Ho deciso di realizzare il mio vecchio sogno e mi sono iscritta all’accademia di Brera.

Quindi ti sei trasferita di nuovo a Milano?
Sì, nel 2015 sono tornata a vivere nella mia amata Milano. Continuavo a fare i miei progetti, ho trovato un piccolo negozio vicino a casa mia che è diventato il mio studio e a volte anche spazio espositivo. Negli anni successivi ho portato avanti diversi progetti – residenze artistiche, collaborazioni nell’ambito della moda, design, illustrazioni, ritratti, animazioni, sperimentazioni con vari materiali. Nel 2018 ho realizzato la mostra Love is a Verb. L’ho presentata a Milano e poi a Parigi. Era un’istallazione: un letto con 35 figure di plastilina, catturate nell’atto d’amore, il tutto accompagnato da un film animato che metteva in movimento le figure sul letto. Qualche tempo prima avevo incontrato Stefano Seletti e Maurizio Cattelan, che mi avevano proposto di collaborare con Seletti. Abbiamo fatto una serie di 8 personaggi e l’abbiamo chiamata Love is a Verb. Ora stiamo preparando altri due progetti.

 

 
 
 
 
 
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Love is all you need #loveisaverb #madeinplasticine #tatianabrodatch #art #stopmotion #sculpture #scultura #animation #animazione #videoart

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Da dove nasce l’idea di lavorare con la plastilina?
Una sera con una mia amica abbiamo pensato di girare un cortometraggio. In Russia, anzi, nel CCCP c’era un grande scuola di animazione fatta con la plastilina: molti dei cartoni della mia infanzia erano fatti così. Quando abbiamo dovuto pensare alla tecnica e al materiale da utilizzare non abbiamo avuto dubbi. Sono andata a prendere la plastilina, ho iniziato a modellarla e non mi sono più fermata. Era un periodo un po’ buio, ma la plastilina mi faceva stare meglio, era terapeutica. Plasmandola sconfiggevo i miei problemi. È un materiale veloce e malleabile, usato tradizionalmente per fare gli sketch. Era quello che desideravo dopo anni di architettura: leggerezza, velocità, spontaneità; un materiale che mi desse la possibilità di raccontare storie. Un bravo attore è spesso comparato alla plastilina; «se ne può modellare qualsiasi cosa» si dice. Le mie figure di plastilina sono gli attori che devono recitare, sia in foto che in video. 

 

 
 
 
 
 
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Love is a verb @selettiworld photo by @gudografie #loveisaverb #madeinplasticine #dreaminplasticine #tatianabrodatch #seletti #selettiworld #artmultiple #livewithart

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Qual è il tuo rapporto con la fotografia all’interno del tuo lavoro?
La fotografia è molto importante nel mio lavoro: fotografando cerco gli scorci particolari, intimi, immagini che spesso sembrano quasi auroscatti. Guardo da dentro, e dentro le figure ci sono io. A volte dal progetto rimane una scultura che decido di non toccare più, così la proteggo sotto una teca. Ma anche in quel caso, la sensuale trasparenza della plastilina fa percepire la sua morbidezza, la sua fragilità, la sua capacità di cambiare appena la tocchi, come la vita a differenza della morte. Sembra quasi che respiri.

 

Una delle teche di vetro dove vengono conservate le sculture in plastilina

Quali evoluzioni prevedi in futuro per i tuoi progetti?
Mi piace essere multidisciplinare: modellare, disegnare, fotografare…mi piacciono le collaborazioni con gli altri, sono sempre molto stimolanti. Spero che ce ne saranno altre nel campo della moda e del design. Oltre a questo, mi piacerebbe girare un video musicale e vorrei anche realizzare il progetto di una nuova mostra che sta maturando nella mia testa. Tanti programmi insomma. E in questo periodo di deprivazione sociale non ci resta che lavorare.

 

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