Lorenzo Cicconi Massi:«La mia vita è una costante ricerca della creatività» | Rolling Stone Italia

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Lorenzo Cicconi Massi:«La mia vita è una costante ricerca della creatività»

Il fotografo marchigiano racconta la sua esperienza umana e professionale: un percorso artistico istintivo che scava nel suo vissuto tra gioie, ossessioni, memoria e paure

Paesaggi delle Marche, 2005 © Lorenzo Cicconi Massi

Lorenzo Cicconi Massi non è mai stato un amante degli schemi rigidi o della pianificazione controllata. È sempre stato un amante del teatro, della recitazione, di tutto quell’universo fatto di astrazioni, gesti istintivi e pensieri creativi. Nel corso della sua carriera, cominciata guarda caso senza averla razionalmente pianificata, ha trovato una sua cifra stilistica perfettamente riconoscibile e ha scattato fotografie ricolme di poesia e sfumature chimeriche. Lo abbiamo intervistato per farci raccontare la sua esperienza, dall’incontro illuminante con Mario Giacomelli all’ingresso nell’agenzia Contrasto, fino agli ultimi progetti realizzati durante i mesi di lockdown.

Le donne volanti, 2016 © Lorenzo Cicconi Massi

So che sei nato in un contesto familiare molto vicino al mondo dell’arte. Quanto sei stato influenzato dall’ambiente in cui sei cresciuto?
Moltissimo. Mio padre scriveva e recitava monologhi dialettali. Mia zia, Anna Teresa Rossini ha lavorato con tutti i registi e attori più grande della scena teatrale italiana, Arnoldo Foà e Luigi Lo Cascio, solo per citarne due che ho conosciuto. Mia madre invece mi ha sempre spronato a ricercare la bellezza nelle piccole cose, nelle gemme sui rami delle querce a primavera. Durante gli anni del liceo ho passato buona parte del mio tempo a fare video, cercando di seguire il mio istinto artistico; non mi vedevo proprio nelle vesti di un lavoratore standard, pensavo che non fosse necessario trovarsi una professione stabile per vivere. Per me la vita era concepita solamente come una costante ricerca della creatività.

Quando hai cominciato ad avvicinarti al linguaggio della fotografia?
È stato un avvicinamento progressivo, iniziato con l’approccio al mondo del cinema e proseguito con la frequentazione di uno studio fotografico di Senigallia,Foto Leopoldi, dove Mario Giacomelli lavorava e portava i suoi negativi. Ho avuto l’opportunità di vedere i suoi scatti in anticipo e di imparare sul campo da un grande maestro. Il bianco e nero di Giacomelli mi ha guidato, perché uno di Senigallia cresce vedendo le sue foto ovunque, nei bar, nelle case di amici, nel cassetto dei ricordi della propria casa. Ho cominciato a fotografare da autodidatta, tuttora non mi interesso quasi per nulla di tecnica, e ho lavorato a lungo sulla sperimentazione, decidendo di non darmi regole di mantenere un approccio poco razionale e per nulla metodico alla fotografia.

Le strade per giocare, 1990 © Lorenzo Cicconi Massi

Cosa cercavi di raccontare con le tue immagini?

Tutto ciò che intorno a me mi sorprendeva e oggi è ancora così. Mi ricordo perfettamente il primo rullo in bianco e nero che ho sviluppato: ero alla festa di compleanno di mio fratello e c’erano delle bambine che giocavano, così ho deciso di fotografarle. Ancora adesso considero quelle fotografie come dei capisaldi della mia ricerca, perché in quel momento ho capito – improvvisamente – che quello era il mondo che io volevo raccontare. Con le mie fotografie cerco di parlare delle mie paure, delle gioie, delle ossessioni e degli stati d’animo legati al mio vissuto. Inizialmente quel primo lavoro l’ho lasciato da parte, avevo la convinzione che la fotografia fosse solo mia, senza finalità di alcun tipo. Sviluppavo da solo i negativi e provavo anche a stampare in autonomia.

E poi cos’è successo?
A fine anni Novanta un mio amico mi ha convinto ad andare insieme a lui ai Rencontres d’Arles, dove per la prima volta ho fatto vedere le mie fotografie alle letture portfolio. I miei lavori sono piaciuti moltissimo e mi hanno spinto a farli uscire allo scoperto, a mostrarli al pubblico. Di lì ha poco ho vinto il premio Canon e sono entrato a lavorare nell’agenzia Contrasto, un momento di svolta della mia carriera e in generale della mia vita.

Paesaggi delle Marche, 2002 © Lorenzo Cicconi Massi

Da quel momento cosa è cambiato?
Ho cominciato a lavorare con la fotografia e ad approcciarmi ai progetti per le aziende e i brand, un universo fino a quel momento molto lontano dalla mia concezione artistica. Ho imparato in fretta a scindere in due universi separati la parte creativa da quella commerciale, anche se esistono casi in cui avviene tra le due parti un incontro conciliante. Mi viene in mente a tal proposito il progetto che ho realizzato per Fondazione Altagamma insieme ad altri grandi professionisti della fotografia: in quell’occasione il committente mi ha lasciato una totale libertà creativa. Mi sono sentito un po’ come il fanciullino di Pascoli, ho potuto giocare liberamente con gli strumenti che avevo a disposizione e credo che il risultato finale sia stato molto positivo.

Una delle chiavi del tuo successo è la riconoscibilità immediata delle tue immagini. Come sei riuscito a costruire la tua cifra stilistica negli anni?
Avere una cifra riconoscibile è dapprima istintivo, poi diventa un lavoro complesso e laborioso, perché devi riconoscerti in quello che fai, lo devono riconoscere gli altri, lo devi saper divulgare e magari un giorno anche vendere. Ma soprattutto non ti deve stancare. Il mio bianco e nero contrastato è la volontà di mostrare poche cose, le più efficaci per raccontare il mio mondo e dare quella sensazione di trovarsi in un universo senza tempo necessaria a renderle attuali anche fra molti anni. So che è un’ambizione non da poco, ma è comunque una considerazione che faccio a posteriori.

Le donne volanti, 2016 © Lorenzo Cicconi Massi

Sei molto legato alla tua terra natale: quanto ti ha influenzato nella tua ricerca creativa?
Vivere nelle Marche, crescere vedendo questi luoghi, ha influenzato profondamente la mia estetica. Questa terra può dare molto se viene osservata con occhi attenti. Ho sempre avuto il desiderio di viaggiare e scoprire il mondo, ma raramente ho pensato di fare un viaggio per fotografare qualcosa in particolare. Di solito me lo dicono gli altri: mi suggeriscono di muovermi per fotografare bellissimi paesaggi, luoghi incantevoli, senza però capire che la sola capacità di buon fotografo non servirebbe a molto per riportare a casa scatti eccellenti. Bisogna essere in due per fare una buona foto: il soggetto e la voglia profonda di raccontarlo e di conoscerlo. Non mi basta trovarmi in un luogo e portare a casa qualche bella cartolina; ho fatto un viaggio magnifico negli Stati Uniti, ma le foto che facevo erano solo per la mia famiglia. Non c’era spazio nella mia mente per altro.

Attualmente a cosa ti stai dedicando?
Di recente ho partecipato alla pubblicazione di un libro, Suite n.5, che parla dell’isolamento dal punto di vista di cinque fotografi professionisti. Parallelamente ho provato a rappresentare con questo particolare momento storico, con un lavoro pensato per l’immagine filmata che affronta il tema dei dispositivi di protezione in maniera metaforica e simbolica.

Le strade per giocare, 1990 © Lorenzo Cicconi Massi

C’è un consiglio che ti senti di dare a un fotografo che è agli inizi della sua carriera?
Gli direi di cercare di raccontare quello che ha dentro e di essere molto severo con se stesso. L’autocritica e l’autocensura sono molto utili per riuscire a capire quali lavori sono forti e quali invece sono deboli. Bisogna cercare di imparare dai propri errori ed evitare di cadere in facili inganni. Per esempio, non è detto che se un lavoro ci è costato tanto tempo e tanta fatica, allora debba necessariamente essere un buon lavoro. Bisogna provare a rimanere sempre aperti mentalmente, pronti al confronto, alla discussione e anche alle critiche.