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La provincia italiana più oscura e irreale vive nelle foto di Giacomo Infantino

Il giovane fotografo racconta il progetto ‘Unreal’, un documentario introspettivo dei luoghi che circondano la sua città


Unreal © Giacomo Infantino

La ricerca di Giacomo Infantino è un’indagine introspettiva dei luoghi della sua provincia – quella di Varese – e della relazione intima e complessa che essa costituisce. Un luogo interiore restituito per immagini, densi di oscurità stagnante, sospesi ed effimeri da lui percepiti. Il lavoro di Giacomo è il tentativo concreto di dare forma e significato a un immaginario che l’autore evidenzia per tutta la sua ricerca artistica, tenendo come riflessione centrale l’identità dell’uomo letta attraverso il paesaggio che lo circonda. Oggi si racconta su Ultima Edizione.

© Giacomo Infantino

So che ti sei avvicinato alla fotografia abbastanza di recente. Come hai iniziato?
Sono sempre stato un appassionato di fotografia, ma fino al 2016 non avevo pensato di farne la mia professione. Mi sono reso conto che ogni volta che tornavo da un viaggio, mi portavo indietro tantissimi scatti che documentavano l’esperienza e le cose che avevo visto. Così ho deciso di iscrivermi a Brera, al corso Nuove Tecnologie dell’Arte e da quel momento è cambiato tutto. Ho avuto la possibilità di imparare tantissimo e di partecipare a workshop con fotografi importanti; poi ho proseguito e mi sono iscritto al master di fotografia, sempre a Brera, che sto per terminare. Nel frattempo ho avuto l’occasione di lavorare in un laboratorio di stampa, che mi ha permesso di avvicinarmi anche all’aspetto tecnico e pratico. Da quando ho cominciato il master ho capito che stavo sviluppando una vera ricerca autoriale, un mix tra documentario e pensiero interiore.

È in questi anni che ti sei dedicato a raccontare la provincia di Varese, in particolare con il progetto Unreal. Da che esigenze nasce?
Unreal racconta di un viaggio, iniziato alcuni anni fa e tutt’ora in corso, attraverso i territori della provincia di Varese, osservati adottando un’indagine spesso irreale e onirica. In questi luoghi ho constatato la facilità del perdersi nelle acque calme e torbide dei suoi numerosi laghi. Al loro interno si generano correnti d’acqua vorticose che trascinano con sé il tempo, la memoria e i pensieri. Negli ultimi anni queste impressioni, volte a un territorio così effimero e spesso apparentemente immutabile, mi hanno spinto a raccontare l’identità labile dei suoi abitanti attraverso la mia percezione nell’abitarlo. La provincia diventa un teatro di storie, pronta per la sperimentazione visiva e luminosa in cui ho ritrovato al suo interno, grazie anche all’autoritratto, il suo lato più empatico. Queste immagini sono il tentativo di dare forma ai numerosi sentimenti che ho provato attraverso un intreccio di viaggi e suggestioni in cui ho potuto dare significato a un immaginario che mi porto dentro da sempre. Lunghe giornate trascorse alla deriva, trasportato da segnali che mi hanno aperto le porte a storie quotidiane e d’intimità in cui ho cercato di restituire un paesaggio alterato come l’inconscio di chi lo vive.

© Giacomo Infantino

Sei appena tornato da un’esperienza formativa in Germania. Com’è andata?
Sono partito in macchina dall’Italia, per portarmi tutta l’attrezzatura fino a Lipsia, la mia destinazione. L’esperienza è stata assolutamente positiva, mi ha permesso di mettermi in gioco e di uscire dalla mia zona di comfort. In Germania ho trovato un sistema universitario molto più flessibile di quello italiano, nel senso che non avevo obblighi di frequenza, esami e orari; da una parte questo rischia di far perdere un po’ lo studente, dall’altra lo spinge a curiosare nell’accademia, allargare i propri orizzonti e sviluppare nuovi progetti. Io per esempio mi sono messo a frequentare un corso di anatomia artistica, qualcosa che in Italia non mi sarebbe mai capitato di fare. Nel complesso sono stato all’estero sei mesi e ho viaggiato tanto, arrivando fino al mare del Nord. Mi sono confrontato con un altro panorama, ho capito l’importanza dell’aspetto multidisciplinare e sono anche riuscito ad andare oltre all’aspetto del fotografo che si limita a scattare le foto, sperimentando anche il mondo della curatela e dell’editing.

Unreal © Giacomo Infantino

Cosa hai in programma per il futuro?
Sicuramente scattare un po’ di nuove immagini e fare altre ricerche sulla luce. Parallelamente sono ancora molto interessato agli elementi della mia provincia, ma vorrei spostarmi di più sulla sua storia arcaica, andando a indagare il suo retaggio storico e culturale fin dal neoloitico e dalle origini celtiche. Un viaggio tra riti pagani, menhir e grotte per sviluppare un lavoro di fascinazione sulle terre di provincia in relazione alla leggenda mitologica.

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