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L’Ultima cena dadaista e cubista di Maurizio Galimberti

Il fotografo ha immaginato un lavoro di trasfigurazione del reale, dove gli apostoli vengono moltiplicati e il corpo di Cristo diventa un mosaico, nel rispetto solenne dell’opera di Leonardo e senza scadere nel dissacrante

Il Cenacolo, 2019 © Maurizio Galimberti

Dopo i celebri ritratti a star internazionali come Lady Gaga, Robert De Niro, Johnny Depp e Lucio Dalla e gli scatti realizzati tra New York, Milano, Parigi e Venezia, Maurizio Galimberti si cimenta in un particolare incontro con Il Cenacolo.

Nel suo progetto dedicato al capolavoro di Leonardo da Vinci, realizzato in occasione dei 500 anni dalla morte del genio toscano e degli 180 anni dalla nascita della fotografia, racconta la sua personale interpretazione dell’affresco con una serie di fotografie istantanee che ha scattato in diversi mesi di lavoro.

Il Cenacolo, 2018 © Maurizio Galimberti

L’enorme opera, che originariamente misura 8,90 x 4,60 metri, è stata prodotta utilizzando come modello una gigantesca fotografia a grandezza naturale – messa a disposizione dall’Archivio Scala di Firenze – stampata con il plotter: Galimberti ha dovuto necessariamente riprodurre l’opera, perché la sua tecnica di scatto consiste nell’appoggiare l’apparecchio fotografico a contatto diretto con il soggetto ritratto, un’azione evidentemente impossibile data la fragilità e la fragilità del Cenacolo. Le immagini realizzate sono il risultato di un’indagine fotografica effettuata su una gigantesca stampa al plotter. Gli strumenti utilizzati dal fotografo di Meda sono una Instant Camera 600, una Spectra e una Fuji Instax Square SQ 20, integrate con una Giant Camera, ovvero un banco ottico di grande formato di cui esistono pochi esemplari al mondo, per costruire una mappatura precisa del dipinto e successivamente tradurlo in immagini. Il tutto filtrato dalla sua poetica, dalla sua sensibilità artistica e dalla sua inconfondibile cifra stilistica.

Il Cenacolo, 2018 © Maurizio Galimberti

La finalità del progetto non è quella di restituire allo spettatore un’osservazione chiara e fedele della realtà, ma puntare l’attenzione sulle suggestioni create dalla scomposizione e dalla reinterpretazione dei dettagli – in chiave contemporanea – di un’opera maestra del patrimonio artistico mondiale. Galimberti ha rielaborato il suo originale Cenacolo aggiungendo sfumature dadaiste e cubiste: i suoi mosaici rompono con la visione di insieme che si ha del reale, proiettando l’occhio dello spettatore in una dimensione prospettica alterata e inedita, dove si riescono a scorgere dettagli altrimenti non riconoscibili.

Il Cenacolo, 2018 © Maurizio Galimberti

Il dialogo continuo tra reale e surreale, operato da Maurizio Galimberti sul Cenacolo, rivela come un capolavoro già rivisitato da grandi artisti del calibro di Andy Warhol, Salvador Dalì, Peter Greenaway e molti altri continui a essere un elemento di forte stimolo per cimentarsi in nuove sperimentazioni capaci di spostare sempre più in là i confini della fotografia.

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