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Giovanni Gastel. L’uomo che sapeva sognare

Seducente e perturbante, verticale e affilato, mai tagliente. Perplesso e fintamente non curante. Per tutti noi stella del ritorno sempre disponibile al sorriso, all’ascolto. Di un’eleganza portata come scelta a valori etici

Giovanni Gastel

Stefania D'Alessandro/Getty Images

Adesso vorrei avere la memoria dei ragni. Ma ci sono troppe immagini e allora dimenticare è impossibile. Ho avuto il privilegio di collaborare con Giovanni Gastel e di vederlo all’opera in diverse occasioni, che poi si sono trasformate in mostre e libri. Ricordo la produzione realizzata per questo giornale: “Le cento facce della musica italiana” che in seguito trasformammo in una mostra itinerante. Prima ancora lo invitai, grazie alla Fondazione Capri, a partecipare a una residenza artistica sull’isola partenopea per un progetto dedicato agli abitanti. Io ero in veste di producer e curatore e avevo organizzato un casting per trovare i soggetti più interessanti. Non ce ne fu bisogno. Appena sbarcato dal traghetto Giovanni aveva già iniziato a scattare. I suoi assistenti facevano firmare le liberatorie. Non ci fu bisogno di niente. Niente casting e niente brief. Giovanni aveva quella incredibile abilità di conquistare tutti, di sedurre con un sorriso. Dopo tre mesi tornammo a Capri per inaugurare la mostra nella magnifica sede della Certosa di San Giacomo e, incredibilmente, tutti i cittadini vennero a vedere quelle fotografie magiche e a rendere omaggio al lavoro di quel fotografo così gentile. Giovanni aveva deciso di rappresentare i suoi soggetti con dei dittici. Uno scatto dedicato al mestiere praticato, l’altro un ritratto ambientato, spesso fatto con niente, quasi sempre in luce naturale, eppure ogni singola stampa straripava di sincerità e di elegante spontaneità. Le persone si riconoscevano come davanti a uno specchio. Qualcuno piangeva, la maggior parte sorrideva e cercava di assomigliare al soggetto fotografato: quelli di Gastel sono ritratti dell’anima.
Quella produzione sarà di nuovo esposta la prossima estate. Un omaggio dovuto a chi ha saputo realizzare una galleria di volti destinata a restare nel tempo. Del resto, nelle sue immagini si possono ritrovare le migliori sincronie che compongono la sua personalissima mappa dei sentimenti. Esattamente le stesse emozioni si sono ripetute a Montefano, nelle Marche, in occasione dell’assegnazione del premio Arturo Ghergo, dedicato alla sua carriera. Durante la sua lectio magistralis, Giovanni si sofferma sul desiderio di mettere in scena i sogni. Di dare forma alle sue poesie per poi lasciare spazio ai desideri. I suoi abbracci erano avvolgenti e lunghi e morbidi. Naturale che la sua fotografia sia sempre stata armonica. Una fotografia votata e circondata dalla bellezza.