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Fotografia, diritto d’autore e diritto alla privacy: breve guida pratica

Cristina Manasse, avvocato esperta in diritto dell’arte, della fotografia e della proprietà intellettuale, fa un po' di chiarezza su un argomento delicato e ancora molto poco conosciuto

Balene © Giorgio Galimberti

Negli ultimi anni la fotografia ha registrato numeri in crescita costante ed è diventata uno dei principali linguaggi di comunicazione e condivisione. Si stima che oggi, ogni due minuti, vengano scattate più foto di quante l’umanità ne abbia prodotte in tutto il XXI secolo. Questo avviene per ovvie ragioni: l’accesso più semplice al mondo digitale e la possibilità di condividere istantaneamente le proprie immagini con il resto del mondo. L’avvento del digitale e il rapidissimo processo di democratizzazione dello strumento fotografico hanno portato certamente molti benefici all’umanità, ma allo stesso tempo hanno evidenziato alcune problematiche legate alla sfera della privacy, del furto di immagini e della proprietà intellettuale. A quasi ognuno di noi è capitato di scattare una fotografia e caricarla su Facebook o Instagram, oppure di condividerla su Whatsapp. Una volta che le nostre fotografie vengono date in pasto al mare magnum del web, che fine fanno? Diventano di dominio pubblico e possono essere riutilizzate da chiunque a piacimento? E se una mia fotografia venisse utilizzata da qualcuno per veicolare un messaggio negativo o a scopo offensivo? Abbiamo provato a rivolgere queste domande a Cristina Manasse, avvocato esperta in diritto dell’arte, della fotografia e della proprietà intellettuale che ha fatto chiarezza su un argomento delicato e ancora molto poco conosciuto.

 

 
 
 
 
 
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Un post condiviso da Massimo Sestini (@massimo_sestini) in data:


In un’epoca in cui le immagini circolano con grande facilità sul web e sui social, la nostra privacy è tutelata?
Il mondo della fotografia è una sorta di campo di battaglia, con un costante conflitto tra libertà di espressione, diritto d’autore e diritto alla immagine, tra creatività e diritto alla reputazione, tra diritto alla personalità e necessità di informazione. Questi sono alcuni esempi. Ogni persona gode del diritto esclusivo alla propria immagine: per poter pubblicare l’immagine di una persona, salvo casi specifici (notorietà, evento pubblico, informazione, etc), è necessario il consenso del soggetto raffigurato. Anche il diritto alla pubblicazione spetta al soggetto ritratto quale diritto di disporre in via esclusiva della propria immagine. L’indebita utilizzazione può essere inibita, con risarcimento dei danni, previa valutazione dell’eventuale pregiudizio al decoro e alla reputazione. La legge prevede eccezioni al divieto di utilizzazione di immagini senza il consenso, ad esempio per le immagini di persone note, che ricoprono incarichi pubblici, per immagini la cui pubblicazione è legittimata da scopi scientifici, didattici e culturali, immagini destinate all’informazione, o di interesse per la giustizia, fatti di cronaca. In questi casi l’interesse superiore prevale sul diritto dell’autore dell’opera e spesso anche sui diritti della persona ritratta. Nel mondo del web le immagini circolano con estrema facilità e velocità, ma i diritti della persona non vengono meno, salvo alcune eccezioni. Basti ricordare il codice della privacy, o il GDPR, che mirano – tra l’altro – a garantire che il trattamento dei dati personali si svolga nel rispetto dei diritti e libertà fondamentali, della dignità dell’interessato, pur ammettendo casi di esclusione del consenso. La fotografia è un dato personale, e la persona ha quindi il diritto personale di disporre della propria immagine, come previsto sia dal codice civile che dalle norme di diritto d’autore. Il concetto di privacy è spesso usato come una sorta di valore da gestire e da far valere in qualsiasi situazione laddove ci sia un fotografo in azione. Il problema però non è lo scatto in sé, ma l’uso della fotografia realizzata, inclusa la pubblicazione della stessa sul web, che dovrà rispettare i diritti sopra indicati, compreso il diritto alla riservatezza e la normativa penale a difesa della stessa. Ricordiamo che la riproduzione dell’immagine può essere occasione di violazione del diritto all’identità personale anche qualora venga travisata la propria individualità personale. Mi riferisco al caso della non fedele rappresentazione della persona ritratta, ad esempio per trasmettere un messaggio diverso da quello originario oppure negativo. In un caso del genere, il bene tutelato è quello del diritto all’immagine e altresì quello dell’identità personale che corrisponde all’interesse del soggetto ritratto che della sua immagine venga fatto un uso corretto. Si tratta ovviamente di abusi che ledono il diritto ad essere se stessi: anche in questo caso, gli abusi devono essere provati e devono aver arrecato un danno effettivo o rivestire gli estremi di un reato penale. A loro tutela, l’autorità giudiziaria ordinaria o il garante della privacy. Come principio generale, diciamo che una particolare attenzione deve essere posta a quelle utilizzazioni dell’immagine altrui senza il consenso, qualora l’esposizione o la messa in commercio rechi pregiudizio alla reputazione e al decoro, e nel caso di sfruttamento commerciale dell’immagine di una persona.

 

 
 
 
 
 
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Un post condiviso da Tony Gentile (@tonygentile64) in data:

È vero o falso che le nostre immagini, una volta finite sul web o sui social, diventano di dominio pubblico e possono essere riutilizzate da chiunque a piacimento?
È falso, dal punto di vista legale: contrariamente a quanto molti fruitori del web pensano, la libera circolazione delle immagini su internet non ha sancito la fine del diritto d’autore. Anche il mondo del web e quello dei social devono rispettare le norme poste a tutela del diritto d’autore e del diritto alla privacy. Il fatto che ora le immagini siano facilmente accessibili sul web – gratuitamente e senza confini geografici ad esempio – non le priva della tutela concessa dal diritto. In breve: le immagini on line, che possono essere opere protette dal diritto d’autore come opere dell’ingegno aventi carattere creativo, sono tutelate e se vogliamo utilizzarle dobbiamo osservare le norme che disciplinano la loro corretta utilizzazione. Da un punto di vista tecnico-giuridico, il consiglio è quello di indicare, quando si carica una immagine, i dati di chi ha effettuato lo scatto e l’anno. Si dovrebbe verificare anche il contenuto delle immagini che si intende caricare, perché esiste l’obbligo di rispettare il contenuto delle immagini stesse, e quindi la privacy, la reputazione delle persone ritratte nelle immagini, il diritto alla immagine. È importante sfatare il pensiero comune secondo il quale le immagini caricate on line e sui social diventano di pubblico dominio per il semplice fatto del loro caricamento sul web: le opere diventano di pubblico dominio se sono così definite dal legislatore, se sono decorsi i termini di tutela concessi dal diritto d’autore, e se liberamente concesse alla collettività dagli autori delle immagini tramite licenze. In tutti gli altri casi, non sono in pubblico dominio. È però vero che occorre prestare la massima attenzione alle piattaforme digitali sulle quali vengono caricate le immagini, esaminando le Condizioni di Utilizzo del sito/social che disciplinano, tra l’altro, anche i contenuti, i relativi diritti e la titolarità degli stessi. Quel famoso click di accettazione richiesto da alcune pagine social dovrebbe essere fatto solo dopo aver attentamente letto le condizioni di utilizzo del sito che contengono regole specifiche, che sarebbe opportuno leggere con attenzione prima di accettarle e quindi prima di pubblicare le immagini. Tra le righe di quelle condizioni di utilizzo si parla anche di licenza dei contenuti concessa da colui che li carica, che resta il titolare dei medesimi ma al contempo li cede in licenza a favore della piattaforma e spesso anche di terzi a lui sconosciuti. Attenzione quindi alle funzioni condivisione/licenza, spesso accettate implicitamente nelle condizioni di utilizzo o senza prestarvi particolare attenzione. Sotto altro profilo, prima di utilizzare immagini trovate on line si dovrà verificare la titolarità del diritto d’autore, se si tratta di immagini ancora sotto tutela, se sono soggette a licenza e quali utilizzazioni sono ammesse dalla licenza applicata al contenuto. E se sono rinvenute all’interno di una pagina social, è opportuno verificare con attenzione le condizioni di utilizzo della pagina e delle licenze ivi indicate, per capire se tale contenuto può essere liberamente utilizzato o richiede il consenso, la menzione dei credit relativi alla immagine, se vi siano eventuali diritti e indicazioni circa le modalità di uso delle immagini, etc. In generale quindi non si possono scaricare o caricare immagini senza il consenso dei titolari dei diritti: prima di postare immagini on line o di utilizzare immagini altrui, dovremo chiederci ad esempio se stiamo concedendo una licenza sulle stesse a terzi o ad altri utenti, se potranno essere riprodotte (o alterate? modificate? condivise con reblogging? usate per opere derivate? etc.), se possiamo utilizzare immagini trovate su una bacheca on line, se stiamo violando il diritto d’autore di qualcuno.

 

 
 
 
 
 
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Un post condiviso da Guido Harari (@guidoharari) in data:

C’è un caso particolare che vuoi raccontare?
Sì, casi recenti hanno sottolineato l’importanza di esercitare cautela durante il caricamento di immagini on line e di condivisione sui siti social. Alcuni genitori sono spesso desiderosi di caricare e condividere immagini dei propri figli, anche minorenni. È un tema attuale, molto delicato, che è stato oggetto di alcuni interventi da parte di giudici anche in Italia. In alcuni casi, i giudici hanno riscontrato che la pubblicazione e diffusione on line di un gran numero di immagini violavano non solo il diritto alla privacy, ma anche quello alla riservatezza dei dati sensibili e quello all’immagine dei figli. Ricordo ad esempio il caso di un minorenne che lamentava il costante caricamento online di post fatto dal genitore affidatario, con commenti e dettagli sulle vicende familiari, corredato da immagini: tale comportamento è stato la causa che ha portato il ragazzo, reclamando il diritto ad avere una vita normale, a chiedere al giudice l’autorizzazione a potersi trasferire dall’Italia per allontanarsi da un simile contesto familiare. Secondo il giudice la massiccia presenza mediatica della vita del minore giustificava il turbamento del medesimo e la richiesta di allontanamento. Il genitore veniva condannato a cessare immediatamente la diffusione delle immagini e a rimuoverle dai social, con avvertenza che in caso di nuova pubblicazione sarebbe stato sanzionato con una multa pecuniaria per ciascuna immagine postata. Infine, un caso in cui la pubblicazione di immagini on line è stata ritenuta dannosa dal giudice perché le immagini vengono diffuse tra un numero indeterminato di persone ed alcune di queste potrebbero taggarle e usarle per scopi diversi dalla semplice e amichevole condivisione. Parliamo qui di immagini usate quale materiale pedopornografico. Immagini che, una volta condivise, sfuggono al controllo di chi le ha scattate e voleva semplicemente condividerle con amici e parenti.
Attenzione e moderazione sono due parole magiche da seguire in questa attitudine alla condivisione e caricamento di immagini.

Cenacolo vinciano © Maurizio Galimberti

Si ha come l’impressione che in Italia le leggi sul diritto d’autore siano in forte ritardo rispetto al velocissimo processo di digitalizzazione. È così?
Più che in ritardo direi piuttosto che seguono un percorso lungo e spesso tortuoso di rinnovamento, che segue quello europeo e le varie direttive in materia; a volte si è perso il punto di vista fondamentale, ossia la ricerca di equilibrio tra il diritto di esclusiva e l’accesso pubblico. Il diritto d’autore è visto come un apparato che minaccia la libertà di espressione, la libertà di informazione e quella scientifico-accademica. La normativa dell’unione europea è alquanto frammentaria e non sempre riesce ad armonizzare il quadro normativo dei paesi europei nella ricerca di un bilanciamento dei diversi diritti fondamentali,, quali il diritto alla informazione ed il diritto di esclusiva. Le leggi di diritto d’autore paiono alquanto restrittive e generano incertezze negli interpreti. Non dimentichiamo però che ora i paesi membri, e quindi anche l’Italia, si trovano ad affrontare il testo della direttiva UE 2019/790 sul diritto d’autore nel mercato unico digitale, frutto di un processo legislativo molto travagliato e lungo. Senza addentrarci nei tecnicismi della stessa, ricordo che il legislatore italiano sta lavorando al testo della legge per il recepimento della direttiva che deve avvenire entro giugno 2021: è una ottima opportunità, anche per mirare a quel bilanciamento di interessi tra esclusiva e accesso pubblico.

 

 
 
 
 
 
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Un post condiviso da Shirin Neshat (@shirin__neshat) in data:

Come possiamo sensibilizzare maggiormente su questo tema che è ancora molto poco conosciuto dalle persone comuni?
Sarebbe necessario sensibilizzare il pubblico perché prenda coscienza del fatto che internet e i social non sono esenti da regole, che non si tratta di mondi paralleli privi di diritti e norme di comportamento. La facilità e velocità di condivisione di contenuti, queste nuove modalità di comunicazione hanno fatto pensare ad un mondo di divulgazione e riproduzione senza limiti e restrizioni. Le condizioni di utilizzo dei siti social dovrebbero essere rese visibili e conosciute in modo semplice, con un linguaggio comprensibile anche ai non giuristi, evitando tecnicismi complessi. Una particolare attenzione dovrebbe essere posta su temi quali la titolarità dei diritti relativi al contenuto, il contenuto in se, la licenza d’uso del contenuto a terzi. È importante imparare a valutare i rischi connessi al caricamento e utilizzo di immagini. Si tratta di un mondo sconosciuto ai tanti, e il lavoro di sensibilizzazione, tramite la divulgazione dei principi, deve proseguire, focalizzato sulla diversa tipologia di autori e fruitori di immagini, con workshop, incontri, commenti, articoli. E testimonianze e chiacchierate come questa.

Il contenuto della presente intervista è a scopo informativo e non costituisce un parere legale.