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Cesare Cicardini: un vaffanculo in formato Polaroid

Un tuffo a bomba nell'umanità più istintiva: dalle foto a Chris Martin fino a Fuck off Diary, il racconto della carriera di un artista che realizza i suoi progetti spostandosi costantemente tra fotografia e video

'If you go home with somebody, and they don’t have books, don’t fuck ‘em' Annie Mazzola © Cesare Cicardini

Cesare Cicardini è tanto fotografo quanto regista. A cinque anni suo padre gli regala una vecchia Voigtlander analogica, e da quel momento in avanti l’immagine diventa la sua passione. Gli studi alla Civica di Milano affinano le sue capacità di regia e montaggio, che diventano elementi fondamentali della sua produzione. Nel corso della carriera collabora con importanti magazine internazionali e con case editrici e discografiche, arrivando a fotografare artisti del calibro di John Malkovic, Ben Harper e Devendra Banhart. Oggi su Black Camera ripercorre la sua carriera e racconta l’ultimo progetto ‘Fuck Off Diary’: una serie di ritratti irriverenti – formato polaroid –  a soggetti che alzano fieramente il dito medio.

Nothing to declare’ Don Joe © Cesare Cicardini

Fin da piccolo sei stato un grande appassionato di fotografia. Cosa ti affascinava in particolare di questo linguaggio?
Quando uscivo con i miei amici mi piaceva fotografare, registrare e documentare quello che vedevo. Ho capito che non volevo rimanere rinchiuso tutti i giorni in uno studio, preferivo girare per strada, stare in mezzo alla gente. Da ragazzino ovviamente non c’erano gli smartphone, così ero l’unico che aveva testimonianza visiva delle cose che mi accadevano intorno. Poi ho cominciato a scattare durante i concerti di amici musicisti, come i Casino Royale, e da quelle foto sono nati dei racconti interessanti.

Ti ricordi qual è stato il tuo primo progetto pubblicato?
Sì, me lo ricordo bene. È stata una mappatura dei negozi vintage milanesi, quei luoghi oggi storici come Lo Specchio di Alice. Era l’inizio degli anni Novanta e volevo fare un’operazione che facesse risaltare quegli angoli di stile londinese a Milano. Quel lavoro è piaciuto ed è stato pubblicato su D-La Repubblica delle donne; da allora ho cominciato a dedicarmi regolarmente a progetti su commissione.

Don’t be cruel to a heart that’s true’ Diana © Cesare Cicardini

C’è qualche lavoro in particolare che ricordi con piacere?
Quando sono entrato nell’agenzia Contrasto, i giornali vivevano ancora la loro epoca d’oro e avevano budget interessanti, erano alla costante ricerca di idee e progetti. Poi ho cominciato a collaborare con Rolling Stone e insieme a Michele Primi andavamo a raccontare il backstage delle tournée di vari musicisti e gruppi. Nel 2005, insieme a Paola Maugeri, abbiamo realizzato la prima esclusiva internazionale del tour dei Coldplay con Chris Martin, abbiamo seguito i Black Keys in Olanda e poi c’è stato un progetto folle e divertente in compagnia degli Elio e le Storie Tese.

In mezzo agli incarichi su commissione, sei anche riuscito a sviluppare progetti personali?
Sì, le varie esperienze lavorative mi hanno spinto a focalizzarmi sul ritratto, così ho portato avanti alcuni lavori dedicati ai senzatetto, intitolato ‘Le forme dell’invisibile’, e al mondo seducente delle ballerine burlesque. Poi è arrivata l’idea di ‘Fuck Off Diary’.

‘ Live your life as the greatest show ever!’ Janet © Cesare Cicardini

Da dove nasce ‘Fuck Off Diary’?
Dalla mia curiosità per tutti quegli elementi che caratterizzano i comportamenti poco ordinari delle persone. Mi piace entrare dentro alla vita delle persone, raccontare la loro spontaneità e soprattutto il coraggio di andare controcorrente in un mondo che ci impone sempre di più l’omologazione a modelli prefabbricati. ‘Fuck Off Diary’ nasce un po’ come un gioco, una narrazione dove la radice è il gesto iconico e irriverente che accomuna tutto il mondo, dall’universo punk fino alla vecchietta impellicciata.
Metto il soggetto su uno sfondo bianco, neutrale, e gli chiedo di presentarsi sul set vestito come vuole. Poi gli dico di mandare a fare in culo il mondo, accompagnando lo scatto con una frase che lo rappresenti, una sorta di motto. Cerco di proporre un lavoro che vada controcorrente, che si opponga ai modelli della società contemporanea. Anche per questo la scelta del mezzo non è casuale: utilizzo l’analogico, lo scatto istantaneo della polaroid che si materializza come oggetto unico dopo pochi secondi. Tutto parte dall’uomo e tutto finisce con l’uomo. Questa è la base della la mia ricerca. La figura umana non ha confini, è fatta di ombre, profili, sfumature. E’ doppia. Esiste, c’è. Se non c’è ha lasciato il segno.

Progetti in cantiere?
‘Fuck Off Diary’ è un lavoro ancora aperto, che porterò avanti perché mi diverte. Per il resto, sto incrociando sempre di più il linguaggio fotografico con quello del video, che poi è figlio del mio percorso di studi alla Civica di Milano.
Il mercato contemporaneo richiede con insistenza il dialogo still/motion e io penso che a livello artistico e progettuale questo scambio funzioni molto bene. Recentemente ho presentato alla Biennale d’Arte di Venezia un video dove dovevo raccontare la bellezza della Serenissima attraverso i film girati tra le calli della città.

Don’t know what I want but I know how to get it’ Stella © Cesare Cicardini

Info:
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mail: photos@cicardini.com

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