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‘ArcadiaXStefano’: storia fotografica di una drag queen

«Celebriamo l’empatia, la musica, l’identità e la diversità, il camp e la libertà creativa», dice Antonio Miucci del suo nuovo progetto, un racconto per immagini del mondo di Stefano Filipponi e del suo alter ego

Arcadia © Antonio Miucci

Un lugo e approfondito percorso di conoscenza reciproca, che si traduce non soltanto in una lettura artistica, ma anche umana. È la storia del rapporto tra Antonio Miucci e Stefano Filipponi, in arte Arcadia, che nel corso di due anni si sono scambiati sensazioni, emozioni ed esperienze. Ne è nato un progetto fotografico che scava nell’intimità della drag queen Arcadia, un racconto che approfondisce la sfera personale e quella dell’alter ego artistico, in un viaggio tra musica, creatività e totale libertà espressiva. Abbiamo chiesto ad Antonio (A.M.) e Arcadia (S/A) di raccontarci qualcosa di più sul loro legame e su come nasce questo progetto caleidoscopico.

Chi è Arcadia e come nasce questa storia?
A.M.: Stefano Filipponi, in arte Arcadia, è un cantautore, artista e performer che vive a Milano. Questa storia nasce da un profondo e coinvolgente processo di conoscenza tra me e Stefano/Arcadia, con l’obiettivo di scoprire la persona dietro l’artista e l’artista dietro la persona. Dall’animo gentile, unico e autentico, è tra le persone più talentuose che abbia mai incontrato. Durante questi ultimi due anni, lungo i nostri incontri, sentivo che Stefano, di per sé molto introverso, si apriva pian piano con me e io, a mia volta, con lui.

Arcadia © Antonio Miucci

Com’è il vostro rapporto e cosa hai scoperto durante questi anni di conoscenza?
A.M.: Mi ha permesso di comprendere il suo mondo e spalancando le porte mi ha invitato a entrare: ho sceso un milione di scale e sono arrivato ad Arcadia. A un tratto, il suo mondo è diventato anche il mio: Stefano/Arcadia mi hanno dato il benvenuto in un’affascinante, meravigliosa, travolgente, romantica, inaspettata dimensione glittered-chic-pop-kawaii. Assieme abbiamo celebrato, con orgoglio, il coraggio e l’empatia, l’arte e la musica, l’identità e la diversità, il Camp e la libertà creativa. Entrambi ci siamo fidati ciecamente l’un dell’altro, dedicando passione e costanza in questo lavoro mediante un sincero scambio emotivo e personale, tramutatosi oggi in un bellissimo rapporto di amicizia.

Arcadia © Antonio Miucci

Ci racconti la genesi di Arcadia dal tuo punto di vista?
S/A: Arcadia è nata durante un attacco di Stendhal. Ero rimasto letteralmente ipnotizzato da un dipinto di Dante Gabriel Rossetti, la Veronica Veronese. Stessi capelli rossi, stessa profonda malinconia e stessa febbricitante accettazione. Arkadia è anche il nome di un centro commerciale a Varsavia, una delle città più belle in cui io sia mai stato. Appena vi entrai, ebbi un’epifania, così tutti quei mondi che avevo in testa sono confluiti tutti in un angolo spazio-temporale, che si chiama Arkadia. L’esagerato sfarzo, le vetrine con le torte, l’estetica sovietica, la bellezza delle donne aliene, gli outfit che la stylist Lotta Volkova si sogna di notte. Ho scelto di togliere la K perché Arcadia, purtroppo, è italiana. Quanto vorrei fosse nata in Grecia o in una tenuta dello Yorkshire. Poi ho scelto questo nome perché, per me, tutto deve nascere dalla poesia.

Arcadia © Antonio Miucci

Qual è lo stile di Arcadia?
S/A: Lo stile di Arcadia non è ancora così definito. So solo che lei è elegante e in genere non indossa vestiti al di sopra della caviglia e al di sotto delle scapole. Preraffaellita, un po’ Galliano per Dior 2007 e un po’ ancella di Handmaid’s Tale. Con precisione, invece, Arcadia sa bene cosa e come comunicare attraverso la musica. Arcadia è nata proprio per facilitare la mia comunicazione sul palco. Indossando una maschera ci si sente meno nudi, si percepisce di meno il peso della propria vulnerabilità. È come avere una corazza addosso e, allo stesso tempo, puoi comunque essere te stesso al cento per cento. Non ho scelto di creare Arcadia per l’esigenza di vestire dei panni femminili, ma per creare un mondo immaginario legato alla libertà e alla fantasia, in cui rifugiarmi quando ne ho bisogno. Sul palco nei panni di Arcadia. Fuori dal palco nei panni di Stefano. Arcadia è un’anima che piange nero. E canta, fin quando avrà voce.

Arcadia © Antonio Miucci

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