I ritratti africani di Carl Van Der Linde | Rolling Stone Italia

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I ritratti africani di Carl Van Der Linde

La serie fotografica 'A day is short in Africa', nasce da uno dei numerosi viaggi del fotografo, a Zanzibar, uno dei luoghi più a sud del continente dove si mescolano storicamente persone e ideologie, opinioni ed etnie

A Day is Short in Africa © Carl Van Der Linde

Carl Van Der Linde è un giovane fotografo nato in Sudafrica che vive a Cape Town. Come un flâneur, Van Der Linde porta avanti la sua ricerca fotografica, a tratti personale, altre volte realizzata su commissione, cercando di andare oltre la banalità dell’estetica ‘instagrammabile’, piuttosto perdendosi e osservando con cura gli spazi che attraversa. Nella sua produzione fotografica si riflette la voglia di conoscere il mondo e, coerentemente alla figura di un viaggiatore romantico, a volte la sua fantasia accelera incrociando sguardi o luoghi che lo colpiscono, restituendoci l’anima di quello che vede in tutte le sue contraddizioni.

A Day is Short in Africa © Carl Van Der Linde

La serie fotografica A day is short in Africa, nasce proprio da uno dei numerosi viaggi del fotografo, nello specifico a Zanzibar, uno dei luoghi più a sud del continente dove si mescolano storicamente persone e ideologie, incontrando opinioni e abitanti etnicamente diversi. A proposito del suo lavoro Carl racconta: «La vita sull’isola è a dir poco lenta, i locals vivono giorno per giorno, preoccupandosi della prossima sfida solo quando si presenta. C’è un detto locale pole pole che possiamo tradurre in ‘lentamente lentamente’; ciò significa che i nostri tentativi di affrettarci nel fare le cose un giorno saranno comunque ostacolati, probabilmente da una interruzione di corrente, dalle piogge monsoniche, dal caldo insopportabile o semplicemente dalla tentazione di stare in spiaggia sorseggiando un cocktail. Qual è la lezione? non cercare mai di affrettare i tempi a Zanzibar.
Da qui il titolo del progetto: prima che tu te ne accorga, il giorno è finito e domani dovrai riprovare a fare quello che non sei riuscito a portare a termine».

A Day is Short in Africa © Carl Van Der Linde

Il risultato degli scatti della serie è un mix tra curiosità e una costante sperimentazione estetica a pellicola, dove il fotografo rimane fedele al soggetto immerso nel suo ambiente naturale, accettando le immagini per quello che sono senza la necessità di ricostruire una narrazione visiva. C’è da dire che in Sudafrica la popolazione vive quotidianamente un profondo dualismo tra le zone molto povere e quelle turistiche. Affrontare questa doppia esposizione, soprattutto per la fascia dei più giovani, non sempre risulta facile perché i ragazzi sono spesso deboli al fascino della cultura occidentale e ai suoi eccessi. Così quando chiediamo a Carl come si rivela l’interesse – in particolare dei giovani – verso la cultura occidentale, ci risponde in questo modo: «Come spesso accade nelle culture tradizionali, soprattutto in Sudafrica, quando si è esposti alle nuove influenze occidentali tramite Internet, i social media o il turismo, si è attratti dal fascino del successo, della ricchezza, della moda etc.  Per esempio rivolgendo lo sguardo alla cultura rap, molti artisti provenienti dalla Tanzania, dal Kenya e dai dintorni producono video musicali a Zanzibar, mostrando il fascino lussuoso e tropicale dell’isola che è in netto contrasto con la loro educazione umile. Di conseguenza per i giovani è molto difficile bilanciare questi due aspetti, da un lato la vita nei villaggi tribali e dall’altro quella nelle spiagge piene di turisti».

A Day is Short in Africa © Carl Van Der Linde

La relazione tra i luoghi e i protagonisti che comunicano con l’ambiente circostante non è di semplice rappresentazione. In generale, in Sudafrica, non è sempre facile trovare persone disposte a farsi fotografare ma a Zanzibar, come ammette il fotografo stesso, è diverso perché ogni giorno è pervaso da semplicità e da sensazioni positive nonostante le difficoltà. Appare così come un luogo dove vivere gli attimi fuggenti senza timore e attraverso gli scatti di Carl è possibile esplorare le culture eterogenee, familiarizzando con immagini e personaggi. In questo gioco di alternanze, nel lavoro a day is short in Africa troviamo una creatività disciplinata: negli scatti c’è un limpido rispetto per soggetti, non c’è distacco né tantomeno invadenza piuttosto si può parlare di onestà visiva.  Rappresentando ciò che vede con sincerità, il fotografo prende invece le distanze dai canoni dei social media, restituendo la bellezza più recondita che la città e i suoi abitanti ancora esprimono.

A Day is Short in Africa © Carl Van Der Linde

«Penso che la bellezza sia soggettiva. Come l’arte è negli occhi di chi guarda. Vedo che i social media, e ancor prima la moda e le riviste, stanno omogeneizzando la bellezza attraverso gli standard occidentali. Mi piace che la bellezza etnica stia iniziando a diventare mainstream: oggi finalmente molte persone sono orgogliose delle proprie radici e delle proprie caratteristiche culturali.  Preferisco comunque cercare la bellezza alternativa e mai banale, personalmente l’ho sempre trovata più attraente». Afferma Carl Van Der Linde riguardo la sua ricerca fotografica. A questo punto gli chiediamo quale sarà la sua prossima meta: «Attualmente sono in Ucraina per lavorare su un lavoro commissionato e inoltre sto seguendo un progetto personale riguardo un’arte marziale locale. Dato che non mi occupo di fotogiornalismo, sto cercando di orientarmi visitando il più possibile luoghi che non conosco e incontrando tanta gente».

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