I paesaggi dell’anima di Simón Calle | Rolling Stone Italia

Home Black Camera Talents

I paesaggi dell’anima di Simón Calle

Con la sua ricerca fotografica, Calle intraprende una strada dentro la complessità dell’animo umano. Il risultato è un viaggio dentro un mondo imperfetto fatto di ricordi e paesaggi senza logica

Thoughts in the desert © Simón Calle

La sua è un’indagine dell’animo umano che, attraverso immagini surreali, vuole dare forma al subconscio. L’uso di un bianco e nero complesso che sembra ottenuto grazie a una vecchia pellicola, le bruciature e gli errori volutamente inseriti ci conducono in un paesaggio un po’ oscuro e difficile da vedere nitidamente. Esattamente come i ricordi di un sogno. Le fonti luminose sono incollocabili e non seguono una logica precisa, contribuendo a rendere il tutto irreale. Ci ritroviamo a vagare per queste ambientazioni allo stesso tempo pacifiche e inquietanti alla ricerca di un significato. Ognuno può vedere con i propri occhi e leggere con il proprio animo, provando ad ascoltare il proprio inconscio. Abbiamo intervistato Simón per farci raccontare qualcosa in più sulla sua ricerca artistica.

Hidden forces © Simón Calle

Dove nasce il tuo interesse per la fotografia? Come inizia questo percorso?
Il mio interesse per la fotografia nasce dal cinema. Quando ero piccolo mia madre mi ci portava spesso, quindi ho avuto l’opportunità di vedere molti film. Durante l’adolescenza questo interesse si è fatto più profondo e ho cominciato a vederlo non solo come un intrattenimento, ma anche come uno spazio di riflessione. Poi, durante gli studi di cinema, mi sono avvicinato sempre di più al fermo immagine. Lo trovo misterioso. Ha un silenzio unico, dove mi sento più a mio agio. Inoltre, mio padre è fotografo. Sicuramente il contatto diretto con il mondo delle immagini, in generale, ha influenzato i miei interessi fin dall’infanzia.

Che cosa vuoi indagare attraverso il mezzo fotografico?
Per me costruire e scattare fotografie fa parte di un bisogno e di una motivazione interiore, che spesso non ha una risposta. Tuttavia, credo che nel mio lavoro ci siano alcuni aspetti fondamentali: le mie fotografie hanno sempre a che fare con la costruzione di paesaggi dell’anima. Trovo affascinante come l’ambiente possa rispecchiare i nostri stati mentali e la complessità del nostro Io più profondo. L’ambiente è un’espressione psicologica dei personaggi e sicuramente anche del mio spirito. Scattare fotografie, è un modo per conoscere me stesso e forse, in questo processo, riuscirò anche a guardare fuori per capire l’animo umano e la sua incredibile forza.

Alice © Simón Calle

Per te gli elementi dell’indagine del sogno e del mondo surreale sono molto importanti, perché?
I sogni sono fonte d’ispirazione per il mio lavoro, perché hanno a che fare con il recupero della memoria. Nei sogni l’assurdo diventa normale. Lo strano e l’irrazionale hanno un senso e una logica. Sono stati che ci permettono di svelare la nostra mente e liberarla dalla realtà. Il surrealismo è sempre stato un elemento importante del mio lavoro. In effetti, penso che scattare o costruire una fotografia sia di per sé un po’ surreale. Ha il potere di catturare uno stato d’animo e di creare un mondo e una diegesi personale, dove tutto ha una logica interna, come nel cinema. Sicuramente per me la fotografia ha a che fare con esigenze interiori, con qualcosa che va al di là della logica umana.

Window reflecting in Lisbon © Simón Calle

Perché hai scelto di esprimerti attraverso questo stile fotografico?
Penso che questo stile fotografico nasca in parte dal mio attuale lavoro, dove la perfezione regna sovrana. Nella fotografia pubblicitaria, il processo di perfezionamento delle immagini e la qualità del digitale, rendono tutto meno interessante. Invece, trovo che nelle imprecisioni ci sia una grande bellezza e tutto diventi più stimolante. Per questo mi piacciono le immagini sfocate e ricche di difetti. L’essere umano è una grande fonte d’ispirazione per la mia ricerca fotografica, proprio perché è imperfetto. I nostri ricordi sono dei frammenti sfocati, non definiti e precisi. Mi affascinano il difettoso, l’immaginario e il mondo dell’inconscio. Sono spazi dove mi sento a mio agio. Come dicono i giapponesi il “wabi-sabi”, la bellezza dell’imperfezione.

WEB
INSTAGRAM
MAIL