BRILLO: il nuovo spazio per promuovere giovani artisti emergenti | Rolling Stone Italia

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BRILLO: il nuovo spazio per promuovere giovani artisti emergenti

Il progetto ideato da Patrizia De Nardi nasce per colmare il vuoto che, specialmente in Italia, rende molto difficile la valorizzazione dei migliori talenti dell'arte contemporana, dalla fotografia all'illustrazione

BRILLO è un nuovo magazine che si occupa di proporre al pubblico i lavori più freschi e interessanti nel panorama degli illustratori contemporanei. Secondo la fondatrice Patrizia De Nardi, il progetto nasce per restituire il giusto grado di visibilità ai talenti emergenti, accompagnandoli in un percorso di crescita artistica e professionale. La abbiamo intervistata per farci raccontare qualcosa in più.

Cos’è BRILLO e da quali esigenze nasce? 
BRILLO è un magazine indipendente che nasce con l’obiettivo principale di promuovere giovani illustratori emergenti da tutto il mondo. Ho scelto di chiamarla così perché tutti gli artisti devono essere messi in luce come meritano, devono brillare. È da qui che nasce la mia idea, quella di provare a fare emergere tutti gli artisti meritevoli che non riescono a brillare, specialmente in Italia. Nel nostro paese credo ci sia ancora poca conoscenza e attenzione nei confronti dell’arte contemporanea e in particolare dell’illustrazione.

Come si riesce a valorizzare i giovani artisti? Qual è il vostro approccio?
Selezioniamo artisti che riteniamo interessanti, da una parte attraverso le loro candidature e dall’altra con il nostro scouting quotidiano. Ci facciamo catturare dagli stili irriverenti e dal tratto insolito, da elementi di novità. Una volta selezionati, pubblichiamo le loro opere sui nostri canali social e in alcuni casi nei nostri magazine cartacei a uscita trimestrale. Attraverso le varie pubblicazioni e i nostri contatti diretti con le aziende sul territorio, riusciamo a dare vita a nuovi progetti insieme agli artisti e allo stesso tempo a sfatare il mito secondo cui le aziende debbano lavorare sempre e solo con gli illustratori noti e conosciuti dal grande pubblico. Questo per noi è il fulcro di tutto: dare spazio a chi non l’ha mai avuto e che magari meriterebbe un palcoscenico più importante. In questo senso BRILLO è una sorta di ponte creativo che accompagna i giovani artisti nel loro percorso di ingresso al mercato.

Fotografia, illustrazione e graphic design sono solo alcuni dei linguaggi più utilizzati nel quotidiano per comunicare, ma spesso il lavoro degli artisti non viene valorizzato. Perché secondo te non c’è ancora un sistema preciso di regolamentazione della professione? 
Credo che questi linguaggi ormai facciano parte di noi e inconsapevolmente anche del nostro modo di esprimerci. Certamente è difficile regolamentare l’arte di per sé; il lavoro creativo presenta talmente tante diversificazioni e modi diversi di esprimersi da rendere impossibile la vita a qualsiasi regola che voglia in qualche modo circoscriverlo. Il problema credo rimarrà sempre per definizione, ma sicuramente si potrebbe offrire maggiore tutela e rispetto a chi si adopera e si impegna in questo lavoro, perché di lavoro si tratta. Ci sono scadenze, timing, bozze, brainstorming e tanto altro…

Cosa si può fare concretamente per portare maggiore educazione e consapevolezza del mondo artistico come professione?
Divulgare il verbo, sfatare i falsi miti del «fare il creativo non è un vero lavoro». Bisogna far passare il messaggio per cui il mondo artistico ha molto da dire e sa esattamente come dirlo. È necessario capire che il mondo ha bisogno di voci per rompere il silenzio e a volte queste voci possono esprimersi con una matita, un pennello o una macchina fotografica. Il mondo ha bisogno del mondo artistico per esprimersi e ne avrà sempre bisogno. Questa sarà sempre la forza di questa professione, perché non esiste strumento più potente al mondo. Bisognerebbe accorciare le distanze e avvicinare sin da subito i giovani a questa propensione: offrirla realmente come opzione lavorativa valida e non come passatempo, già a livello scolastico ed universitario. Ad oggi cioè che si vede è che l’Italia non ci crede ancora abbastanza.

Cosa potrebbero fare di più le istituzioni?
Sicuramente siamo sempre stati il paese dell’arte rinascimentale e della bellezza, eppure non investiamo abbastanza nei linguaggi contemporanei. Le istituzioni potrebbero capire che il patrimonio artistico si può salvare solo se manteniamo viva una capacità costante di produrre nuova arte. Le istituzioni potrebbero farne uno strumento di politica culturale efficace e invidiata da tutto il mondo!

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