‘Bìsos’: sogno, magia e femminilità nelle tradizioni sarde | Rolling Stone Italia

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‘Bìsos’: sogno, magia e femminilità nelle tradizioni sarde

La fotografia di Michele Bonicelli racconta il mistero di un tradizionale abito sardo, svincolandolo da stereotipi e preconcetti, per metterlo in relazione con una lingua antica e la storia della regione

Bìsos © Michele Bonicelli

In una società come la nostra, disarticolata e fragile, il senso di incertezza aumenta esponenzialmente. In questo contesto l’abito svolge un ruolo importantissimo. È fondamentale all’individuo per esprimere la sua identità e individualità, e al contempo, è anche uno specchio che riflette la nostra storia e la società che lo crea. Michele Bonicelli, giovanissimo fotografo sardo, nel suo lavoro Bìsos decide di raccontarci, attraverso la fotografia, la magia e il mistero del tradizionale abito sardo; svincolandolo da stereotipi e preconcetti. Quest’abito tradizionale riflette, per molti aspetti, la lingua. Ogni singola comunità possiede le sue tradizioni e il suo abito, così come il suo dialetto. Ma, insieme, tutte le varietà linguistiche e sartoriali contribuiscono a generare un’unica grande immagine della Sardegna. Nell’antica lingua sarda bìsos significa sogno, ed è proprio la dimensione onirica che avvolge queste fotografie. In queste immagini l’abito, nella sua dimensione razionale e logica, si ritrae e la sua materialità diventa sfocata. La donna, colei che è il principio del tutto, diviene protagonista assoluta.

Bìsos © Michele Bonicelli

Bonicelli racconta: «L’idea nasce dalla necessità viscerale di dare forma a sogni, racconti e storie che mi hanno cullato dalla prima infanzia. Da qui il nome Bìsos, sogni nell’antica lingua sarda. Il progetto è però innanzitutto un’ode alla Donna. Madre, figlia e dea, la figura femminile in Sardegna è sempre stata centrale, dall’epoca dei menhir mammellati fino ad oggi. La donna sarda è forte come il vento, resistente come il ginepro; elegante sotto scialli di seta, intangibile come il diamante più prezioso. La mia passione per le tradizioni della mia terra, unita al mio lavoro nella fotografia di moda, mi ha portato a concepire una serie di immagini in cui l’abito delinea carattere, storia e cultura delle donne della mia Isola. Gli abiti vengono prima strappati dalla loro dimensione storica e poi trasposti sotto un’estetica nuova, scomoda, in uno studio fotografico sotto i riflettori del glamour».

Bìsos © Michele Bonicelli

I riferimenti visivi che si colgono osservando questo lavoro sono molteplici, spaziano dalla moda alla fotografia contemporanea. Infatti Bonicelli aggiunge: «Antonio Marras ha contribuito a darmi l’esempio di come poter raccontare la Sardegna senza cadere nello stereotipo e nel folkloristico, mentre Ren Hang lo stimolo a guardare il soggetto da un’altra prospettiva, a farlo emergere seppur talvolta si debba sacrificare composizione e luci. Gian Paolo Barbieri invece, come l’ho definito in altre occasioni, per me è stato un braciere d’incenso, essenza pregiata, ha inebriato la mia mente istruendomi nel modo di percepire la realtà. L’attenzione ai dettagli, il rispetto per l’arte e il soggetto fotografato, la passione per la conoscenza e l’ideale di bellezza. Tramite questi dogmi che ormai hanno forgiato il mio modo di lavorare, spero di aver restituito almeno in parte la meraviglia della mia terra, della sua cultura e della sua storia. Ho lasciato parlare gli abiti, i paesaggi, e le donne con l’unica voce che credo mi riesca: la luce».

Bìsos © Michele Bonicelli

Combinazioni di memorie, composizioni ancestrali, situazioni in bilico tra il passato più selvaggio e il presente più moderno; tutto raccontato con uno stile fotografico, quello di Michele Bonicelli, chiaro e immediato, capace di muoversi nei meandri più perturbanti dell’immagine.

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