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L’engagement ai tempi del #coronavirus

Le persone si ammalano, i paesi vengono isolati, le psicosi di massa dilagano e gli influencer continuano a fare quello che hanno sempre fatto: in posa, ma con la mascherina

Coronavirus in Giappone - Instagram - Sonya Buchik

Maschera di una tendenza. Ideogrammi cubitali al neon che provano a indirizzare lo sciamare caotico del traffico nel centro di Osaka, lo sfondo urbano e intercontinentale per sguardo distolto e posato di Sonya Buchik. In realtà, la “Photo of the Week” di questa settimana è un post Instagram e la modella russa è una influencer che ha ottenuto quasi 8mila like e più di 150 commenti. La traduzione del titolo in cirillico vuol dire “Coronavirus in Giappone”, ci troviamo di fronte a un manifesto sullo stato dell’arte e della rete. Nell’era digitale, l’interconnessione tra i grandi avvenimenti d’attualità, specie se tragici, e il mondo dell’intrattenimento è immediata, globale e alla portata di tutti, esseri umani e dispositivi. L’epidemia di COVID-19 rappresenta il nemico pubblico n.1 per lo stato cinese e per le cancellerie del mondo, una lotta contro il tempo per i sistemi sanitari e di ricerca, una rovinosa picchiata per gli indici di borsa, ma anche un trend sui social.

L’hashtag #coronavirus – è il caso di dirlo – è diventato virale: è comparso in più di 500mila post su Instagram, ed ha generato milioni di interazioni su Facebook. Al punto che i due network – entrambi di proprietà di Mark Zuckerberg – hanno dichiarato guerra alla disinformazione sul tema, provando a mettere un freno alle fake news e indirizzando le ricerche sul tema verso i Ministeri della salute. Gli algoritmi social possono essere usati per l’interesse pubblico, ma anche per quello personale. Le persone si ammalano, i paesi vengono isolati, le psicosi di massa dilagano e gli influencer? Continuano a fare quello che hanno sempre fatto, in posa ma con la mascherina.
Sono i social network, bellezza.

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