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La protesta antirazzista diventa iconoclasta

Dalla statua di Colombo a Minneapolis fino a quella di Montanelli a Milano, le proteste nate dopo la morte di George Floyd colpiscono i simboli dei personaggi del passato

Foto: MIGUEL MEDINA/AFP via Getty Images

Nelle proteste seguite alla morte di George Floyd, l’afroamericano soffocato durante l’arresto a Minneapolis, si sono verificati tentativi di rimozione o di abbattimento vero e proprio di statue e monumeti considerati simboli di oppressione. L’ultima ad essere stata colpita è la statua di Indro Montanelli a Milano. Prima di lui una sorte simile è toccata alla statua di Cristoforo Colombo a Minneapolis e al monumento di Winston Churchill a Londra.

Nella serata di sabato 13 giugno, la statua di Montanelli è stata vandalizzata con della vernice rossa e la scritta “Razzista Stupratore”. Sotto accusa il contratto che, durante la guerra in Etiopia, il giornalista stipulò per sposare una bambina di circa 12 anni. Non è la prima volta che succede: l’8 marzo 2019, alcune attiviste femministe del movimento Non Una Di Meno la coprirono con della vernice rosa. La protesta antirazzista che sta dilagando ovunque nel mondo ha preso una piega iconoclasta e in molte città vengono abbattute o vandalizzate statue di personaggi del passato. Nei giorni scorsi il movimento dei Sentinelli di Milano – gruppo che si batte contro il razzismo e l’omofobia – ha lanciato un appello al Sindaco Giuseppe Sala e al Consiglio comunale per rimuovere la statua di Indro Montanelli posta nei giardini a lui intitolati.